ATTUALITÀ ECONOMIA - 14 maggio 2026, 12:00

Ferrovia del Drinc o funivia Pila–Cogne

Nel dibattito sul collegamento con la Val di Cogne tornano due ipotesi molto diverse: da un lato il recupero della ferrovia del Drinc, già realizzata ma mai entrata in funzione; dall’altro una nuova funivia tra Pila e Cogne. Al centro non c’è solo una scelta tecnica, ma soprattutto politica ed economica, perché i numeri dell’una e dell’altra soluzione raccontano una storia fatta di investimenti già sostenuti, costi futuri e scelte ancora tutte aperte

Immagine generata con intelligenza artificiale

In Valle d’Aosta si riaccende il dibattito sul futuro collegamento con la Val di Cogne. Da una parte c’è chi propone di completare e riattivare la ferrovia del Drinc, un’opera già costata decine di milioni e mai entrata in servizio. Dall’altra prende quota l’ipotesi di una nuova funivia tra Pila e Cogne, pensata come collegamento turistico e come alternativa al traffico su gomma.

Dietro le posizioni politiche e le suggestioni turistiche, però, ci sono numeri concreti che meritano di essere messi in fila. E visto che oggi si parla molto di intelligenza artificiale, ho chiesto a due analisi diverse un confronto: i risultati non si discostano in modo significativo.

Quanto è costata la ferrovia del Drinc

Secondo i dati ufficiali riportati da Gazzetta Matin, AostaSera e altre analisi:

  • 30 milioni di euro spesi tra il 2001 e il 2006
  • 27 milioni per opere civili
  • 7 milioni per materiale rotabile
  • 11,2 milioni stimati nel 2011 per completare l’opera e renderla operativa

Il materiale rotabile è stato rivenduto nel 2022 per poco più di 30.000 euro.
La stazione di Acque Fredde, mai utilizzata, è compresa nei 27 milioni di opere civili.

Quanto costerebbe la funivia Pila–Cogne

Il progetto è ancora in fase preliminare e non esistono cifre ufficiali. Sulla base dei costi degli impianti funiviari moderni in Italia:

  • 25–45 milioni di euro per la costruzione
  • 1,2–2,5 milioni l’anno di manutenzione
  • 8–14 addetti per gestione e sicurezza

I due fattori che cambiano davvero il confronto

Operatività in caso di maltempo

La ferrovia funziona con qualsiasi condizione meteo: vento forte, neve, ghiaccio e nebbia. È uno dei motivi per cui le ferrovie alpine sono considerate infrastrutture strategiche.

La funivia invece si ferma con vento forte, spesso già oltre i 70–80 km/h. In una regione alpina come la Valle d’Aosta non è un dettaglio secondario: le giornate ventose sono frequenti, soprattutto in inverno.

 In termini di affidabilità del servizio, la ferrovia è nettamente più solida.

Manutenzione: fune vs rotaia

Questo è uno degli aspetti più spesso sottovalutati.

Ferrovia

  • Vita utile molto lunga (30–50 anni)
  • Manutenzione ordinaria prevedibile
  • Costi stimati: 1,5–3 milioni/anno

Funivia

  • Sostituzione funi ogni 15–20 anni (anche 5–7 milioni per ciclo)
  • Manutenzione straordinaria più frequente e costosa
  • Costi annui: 1,5–3,3 milioni, con picchi elevati nei cicli di revisione

➡️ Nel lungo periodo, la ferrovia tende a costare meno.

Impatto ambientale

  • Ferrovia del Drinc: trazione elettrica, zero emissioni locali
  • Funivia: consumo elettrico elevato, comunque a emissioni indirette

Confronto finale

Costi di realizzazione

  • Ferrovia (già spesi + completamento): 41–45 milioni
  • Funivia: 25–45 milioni

Costi di manutenzione annua

  • Ferrovia: 2–4,5 milioni
  • Funivia: 1,5–3 milioni (con picchi elevati nei cicli di revisione)

Affidabilità

  • Ferrovia: operativa con qualsiasi meteo
  • Funivia: ferma con vento forte

Impatto ambientale

  • Ferrovia: zero emissioni locali
  • Funivia: elettrica ma energivora

La questione vera

Qui però non si parla solo di tecnica. Per la ferrovia sono già stati spesi circa 30 milioni di euro. La domanda è semplice e brutale: cosa si fa di quell’investimento?

Si abbandona tutto e si riparte da zero con una funivia? Oppure si prova a recuperare un’opera già pagata dai contribuenti?

Perché il punto non è solo scegliere tra due infrastrutture. Il punto è decidere se quei soldi pubblici devono diventare un monumento allo spreco o una infrastruttura finalmente utile.

E alla fine la domanda resta sospesa, pesante: non è forse arrivato il momento di dire basta a certi giri viziosi della spesa pubblica?

Vittore Lume-Rezoli