Chez Nous - 12 maggio 2026, 08:00

Avifaune et faune humaine

Avifauna e fauna umana

C’è qualcosa di profondamente paradossale nella nota con cui l’assessore alla Pianificazione, Innovazione e Transizione ecologica del Comune di Aosta Luca Tonino annuncia la nuova strategia contro l’avifauna urbana. Non tanto per l’iniziativa in sé — perché affrontare il problema dei colombi, del degrado e della sporcizia è assolutamente legittimo — ma per il bersaglio scelto.

Perché mentre Palazzo civico dichiara guerra ai piccioni, la vera emergenza quotidiana continua a essere la fauna umana.

Basta passeggiare cinque minuti ad Aosta, soprattutto in alcune zone della città, per capire che il problema non sono soltanto gli uccelli. Marciapiedi trasformati in latrine canine, muri imbrattati di pipì, aree verdi disseminate di escrementi, aiuole impraticabili e sporcizia diffusa sono diventati ormai parte integrante del paesaggio urbano.

Eppure anche qui norme, divieti e sanzioni esistono già. Sono scritti nei regolamenti comunali, nelle ordinanze e nelle disposizioni sul decoro urbano. Il problema è che nessuno controlla e quasi nessuno paga.

Ed allora la domanda diventa inevitabile: perché multare chi dà da mangiare ai colombi e chiudere entrambi gli occhi davanti a chi lascia il cane sporcare ovunque senza raccogliere nulla?

Perché convocare esperti di avifauna, parlare di monitoraggi e sterilizzazioni, quando poi bambini e famiglie devono evitare prati pubblici trasformati in campi minati?

In molte aree verdi cittadine, soprattutto nei quartieri popolari, il problema è sotto gli occhi di tutti. Altro che qualità della vita. Ci sono spazi dove i genitori evitano di portare i figli a giocare per il semplice timore di ciò che possono trovare a terra. E non si tratta di percezioni, ma di una realtà quotidiana che i cittadini denunciano da anni.

La verità è che ad Aosta si è consolidata una pericolosa cultura dell’impunità urbana. Tutti sanno, tutti vedono, ma nessuno interviene davvero. E così il degrado diventa normalità.

Il paradosso raggiunge il massimo proprio nel Quartiere Cogne, indicato come punto di partenza della strategia comunale contro l’avifauna. Perché basta alzare gli occhi sugli stabili di Viale Lexert per vedere facciate degradate, sporcizia, situazioni di incuria e recinzioni improvvisate che ricordano più una “casbah” urbana che un quartiere che dovrebbe essere il simbolo dell’edilizia pubblica cittadina.

E qui emerge un altro elemento politicamente imbarazzante: la gestione di quelle case è proprio dell’ARER. Lo stesso ente coinvolto nei sopralluoghi contro i colombi.

Così il rischio è quello di assistere all’ennesima operazione cosmetica della politica locale: concentrarsi sugli effetti più visibili e simbolici senza affrontare il cuore del problema, cioè l’assenza di controlli, di autorevolezza e di rispetto delle regole basilari della convivenza civile.

Perché il decoro urbano non si costruisce soltanto con i dissuasori anti-piccione. Si costruisce facendo rispettare le norme già esistenti. Multando chi sporca. Controllando chi trasforma le aree pubbliche in toilette per animali. Intervenendo sugli immobili degradati. Pretendendo responsabilità dagli enti pubblici e dai cittadini.

Altrimenti il messaggio che passa è devastante: severissimi con chi lancia una manciata di pane ai colombi, tolleranti con tutto il resto.

E allora forse, prima di occuparsi dell’avifauna urbana, l’assessore Tonino dovrebbe affrontare il problema molto più difficile della fauna umana. Perché i colombi, almeno, seguono il proprio istinto. Gli esseri umani dovrebbero invece conoscere regole, educazione civica e rispetto degli spazi comuni.

E soprattutto dovrebbe far rispettare le norme che il Comune già possiede, ma che troppo spesso restano lettera morta, come tante ordinanze buone per i comunicati stampa ma invisibili nella vita reale della città.

Avifauna e fauna umana

Il y a quelque chose de profondément paradoxal dans la note par laquelle l’adjoint à la Planification, à l’Innovation et à la Transition écologique de la Ville d’Aoste Luca Tonino annonce la nouvelle stratégie contre l’avifaune urbaine. Pas tant pour l’initiative en soi — car traiter le problème des pigeons, de la saleté et de la dégradation est parfaitement légitime — mais pour la cible choisie.

Car pendant que la mairie déclare la guerre aux pigeons, la véritable urgence quotidienne reste la faune humaine.

Il suffit de marcher cinq minutes dans Aoste, surtout dans certains quartiers, pour comprendre que le problème ne se limite pas aux oiseaux. Trottoirs transformés en toilettes pour chiens, murs souillés d’urine, espaces verts jonchés d’excréments, pelouses impraticables et saleté diffuse sont devenus une partie du paysage urbain.

Et pourtant, là aussi, les règles, interdictions et sanctions existent déjà. Elles sont inscrites dans les règlements municipaux, les ordonnances et les dispositions sur le décorum urbain. Le problème, c’est que les contrôles sont quasi inexistants et les sanctions très rarement appliquées.

Dès lors, la question devient inévitable : pourquoi sanctionner ceux qui nourrissent les pigeons et fermer les yeux sur ceux qui laissent leurs chiens souiller l’espace public sans rien ramasser ?

Pourquoi convoquer des experts de l’avifaune, parler de suivis et de stérilisation, alors que des enfants et des familles doivent éviter des espaces verts transformés en zones à risques ?

Dans plusieurs espaces publics, notamment dans les quartiers populaires, la situation est connue de tous. Et ce n’est pas une simple perception, mais une réalité quotidienne dénoncée depuis des années.

La vérité est qu’à Aoste s’est installée une dangereuse culture de l’impunité urbaine. Tout le monde sait, tout le monde voit, mais presque personne n’intervient réellement. Et ainsi, la dégradation devient la norme.

Le paradoxe atteint son sommet dans le quartier Cogne, point de départ de la stratégie communale contre l’avifaune. Il suffit pourtant de regarder les immeubles de Viale Lexert pour constater des façades dégradées, des situations d’abandon et des clôtures improvisées qui évoquent davantage une “casbah” urbaine qu’un quartier d’habitat social digne de ce nom.

Et ici apparaît un autre élément politiquement gênant : la gestion de ces logements relève justement de l’ARER. Le même organisme impliqué dans les diagnostics sur les pigeons.

On risque donc d’assister à une énième opération cosmétique : s’attaquer aux effets visibles sans traiter les causes profondes, c’est-à-dire l’absence de contrôle, d’autorité et de respect des règles élémentaires de la vie commune.

Car le décorum urbain ne se construit pas uniquement avec des dispositifs anti-pigeons. Il se construit en faisant appliquer les règles déjà existantes : sanctionner les comportements inciviques, contrôler l’usage des espaces publics, intervenir sur les bâtiments dégradés, exiger des responsabilités des institutions comme des citoyens.

Sinon, le message est clair et désastreux : une rigueur extrême envers celui qui donne une miette de pain aux pigeons, et une tolérance généralisée pour tout le reste.

Et peut-être qu’avant de s’occuper de l’avifaune urbaine, l’adjoint Tonino devrait se pencher sur un problème bien plus complexe : celui de la faune humaine. Car les pigeons, eux, suivent simplement leur instinct. Les êtres humains, en revanche, sont censés connaître les règles, l’éducation civique et le respect de l’espace commun.

Et surtout, il devrait faire appliquer les normes déjà existantes, trop souvent réduites à de simples déclarations sans effet dans la vie réelle de la ville.

piero.minuzzo@gmail.com