CULTURA - 09 aprile 2026, 13:03

Televisione francofona, tra promesse e ritardi: l’attesa infinita della Valle d’Aosta

Nonostante aperture e trattative avanzate, la reintroduzione delle principali emittenti francesi resta bloccata. Tra tempi incerti, copertura incompleta e scelte politiche rinviate, emerge un quadro di ritardi difficili da giustificare per una regione che fonda la propria identità sul bilinguismo

La questione della diffusione delle televisioni francofone in Valle d’Aosta torna ciclicamente nel dibattito politico, ma continua a rimanere sospesa in una zona grigia fatta di annunci, interlocuzioni e, soprattutto, ritardi. L’interpellanza discussa l’8 aprile 2026 riporta al centro un tema che, più che tecnico, è profondamente culturale e identitario.

Per anni, grazie al segnale analogico terrestre, i valdostani hanno avuto accesso diretto a canali francesi come France 2, contribuendo a mantenere vivo quel legame linguistico e culturale che rappresenta uno dei pilastri dell’autonomia regionale. Dal 2022, però, con il passaggio alla gestione affidata a EI Towers, l’offerta si è ridotta alle sole TV5 Monde, France 24 e RTS, lasciando fuori proprio quella France 2 che godeva di maggiore popolarità tra residenti e turisti.

Il dato politico più rilevante non è tanto la situazione attuale — già di per sé penalizzante — quanto la lentezza con cui si sta cercando di porvi rimedio. Dalle parole del Presidente della Regione emerge che un primo incontro con France Télévisions risale a gennaio, seguito da una fase tecnica che si è protratta per mesi e che solo ora viene dichiarata conclusa. La promessa è quella di arrivare a una decisione “entro fine aprile”. Ma è proprio qui che si innesta la valutazione critica: possibile che per un dossier di tale importanza servano tempi così lunghi?

Se da un lato è comprensibile la necessità di valutazioni tecniche e commerciali — tra costi di trasmissione e negoziazioni con EI Towers — dall’altro appare meno giustificabile la mancanza di una chiara priorità politica. La disponibilità dichiarata da France Télévisions ad ampliare l’offerta, includendo anche France 3 Alpes, France 4 e France Info, rappresenta un’occasione concreta e immediata. Eppure, invece di accelerare, il processo sembra procedere con una cautela eccessiva, quasi burocratica.

A rendere il quadro ancora più critico è la questione della copertura territoriale. Sulla carta, EI Towers garantisce il 93% della popolazione, superando il requisito minimo del bando. Nella realtà, però, intere vallate laterali risultano escluse dal segnale: Valgrisenche, Rhêmes, Valsavarenche, Cogne, Champorcher, la valle del Lys, Saint-Barthélemy, Valpelline e il Grand-Saint-Bernard. Non si tratta di aree marginali qualsiasi, ma di territori che rappresentano l’anima stessa della montagna valdostana, spesso ad alta vocazione turistica.

Qui il ritardo si trasforma in diseguaglianza: mentre nei centri principali si discute di ampliare l’offerta, nelle vallate si fatica ancora a garantire un accesso minimo al servizio. Un paradosso evidente, soprattutto per una regione che rivendica il proprio statuto speciale anche sulla base della tutela linguistica.

Il rischio concreto è che la questione venga nuovamente rinviata, intrappolata tra valutazioni tecniche e logiche di costo. Ma il prezzo più alto, in questo caso, è quello culturale. Rinunciare — o ritardare — la piena diffusione delle emittenti francofone significa indebolire uno degli strumenti più immediati e quotidiani di esposizione alla lingua francese.

In definitiva, il problema non è la mancanza di soluzioni, ma la lentezza nel metterle in pratica. E in politica, soprattutto su temi identitari, anche il tempo diventa una responsabilità. In Valle d’Aosta, oggi, il ritardo nella diffusione delle televisioni francofone non è più solo tecnico: è diventato un segnale politico.

pi.mi.