Un invito semplice, quasi domestico, ma carico di significato: portare a casa «l'amicizia con Gesù, la gioia, la preghiera». È da qui che Mario Delpini ha scelto di parlare ai cresimandi ambrosiani, riuniti allo stadio di San Siro, tracciando un percorso che guarda già alla Pasqua e al passo, imminente, della cresima.
«Questo vi accompagni verso la Pasqua e accompagni voi ragazzi verso la cresima», ha detto, quasi a voler consegnare non solo un augurio, ma una direzione. Poi l’invito, concreto: essere pronti a servire, radicarsi in Gesù per affrontare le difficoltà della vita. L’immagine è quella dell’albero “sciocco” che diventa saggio solo quando capisce dove affondare le radici: nella terra buona. È lì che nasce il frutto, è lì che lo Spirito Santo rende possibile rimanere in Gesù.
Ma il discorso non si è fermato ai ragazzi. Ai genitori, l’Arcivescovo ha parlato senza giri di parole, puntando tutto sull’esempio quotidiano: «I vostri figli vi ascoltano». Non servono prediche, ha spiegato, ma testimonianza. E soprattutto gioia. Perché, ha osservato, se in casa prevale la lamentela, diventa difficile per i più giovani credere davvero nella speranza. «Siate lieti voi per primi», ha insistito, «e la gioia riempirà la vostra casa».
Infine, uno sguardo ai catechisti, chiamati a un compito più sottile e forse più difficile. La gioia, l’entusiasmo, la fiducia nel futuro — ha ricordato — non si insegnano come una materia qualsiasi, non si distribuiscono come merendine, non si impongono come un dovere. Si trasmettono in un altro modo: insegnando a pregare, nel silenzio e nelle parole, accompagnando i ragazzi a stare davanti a Gesù, a fissare lo sguardo su di Lui.