CRONACA - 09 settembre 2025, 18:34

Il caffè sempre più amaro per gli italiani

Tra rincari, speculazioni e geopolitica, la tazzina rischia di diventare un lusso da 2 euro

Il rito del caffè, uno dei gesti più quotidiani e popolari del nostro Paese, sta per trasformarsi in un piccolo lusso. Le tensioni geopolitiche, il cambiamento climatico, i costi dell’energia e della logistica internazionale hanno innescato un effetto domino che spinge verso l’alto i prezzi del chicco più amato dagli italiani. Non è più un’ipotesi accademica: nei supermercati e nei bar i rincari sono già realtà. E se il trend non si ferma, entro la fine dell’anno una tazzina potrebbe costare fino a 2 euro. Un’eresia per il portafoglio e per la cultura di un Paese che del caffè ha fatto una bandiera sociale e identitaria.

“È una tempesta perfetta”, sintetizza Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici. Ma non basta il termine meteorologico per descrivere l’ampiezza del fenomeno: siamo di fronte a una miscela tossica di cause che va ben oltre la guerra in Ucraina o i dazi statunitensi. Gli eventi climatici estremi stanno devastando le coltivazioni in Brasile, Vietnam e Colombia; i costi energetici pesano sulle torrefazioni italiane; le speculazioni finanziarie hanno trovato nell’oro nero vegetale l’ennesimo terreno fertile. A ciò si aggiunge un’inflazione che continua a erodere potere d’acquisto e un trasporto internazionale sempre più caro.

Il risultato? Il caffè diventa simbolo di un paradosso: prodotto popolare per eccellenza, rischia di trasformarsi in privilegio. Nei centri urbani più turistici già si pagano 1,50 o 1,70 euro per una tazzina. A Milano, Venezia e Firenze alcuni locali sfiorano i 2 euro, mentre nelle aree periferiche resiste ancora il prezzo “politico” di 1 euro. Ma fino a quando? La forbice rischia di allargarsi, consegnando al mercato la gestione di una tradizione che dovrebbe restare accessibile a tutti.

Ciò che inquieta di più è l’assenza di un’azione coordinata per difendere i consumatori. Il governo resta spettatore, mentre le associazioni di categoria lanciano allarmi inascoltati. Nessuno sembra interrogarsi sulle conseguenze sociali di un rincaro che, a differenza di altri beni, tocca la quotidianità di milioni di persone. Perché il caffè non è solo caffeina: è socialità, pausa, confronto, micro-rituale che scandisce la vita collettiva.

Se la tazzina arriva a 2 euro, non sarà solo un segnale di inflazione: sarà la fotografia di un Paese che si rassegna a pagare sempre di più per sempre di meno. E il rischio è che, anche davanti al bancone del bar, ci si ritrovi soli con il proprio caffè amaro.

Se la tazzina arriva a 2 euro, non sarà solo un segnale di inflazione: sarà la fotografia di un Paese che si rassegna a pagare sempre di più per sempre di meno. Un Paese in cui i governi parlano di difesa del potere d’acquisto ma non muovono un dito contro le speculazioni che si nascondono dietro rincari “inevitabili”. Un Paese che rischia di perdere persino il diritto al suo rito più semplice. Perché dietro quel caffè amaro non c’è solo il chicco: c’è l’amarezza di cittadini lasciati soli davanti al bancone, mentre altri brindano ai profitti gonfiati dalla crisi.

j-p.sa.