La Valle d'Aosta perde uno dei protagonisti più significativi della sua storia aeronautica. È morto all'età di 92 anni Cesare Balbis, pilota, imprenditore, fotografo e soprattutto uno dei pionieri del volo in montagna. Una vita trascorsa a guardare le Alpi da una prospettiva privilegiata, quella del cielo, trasformando una grande passione in un'attività che ha contribuito ad aprire nuove possibilità per l'aviazione alpina, il turismo e la conoscenza del territorio.
Nato a Bengasi il 21 ottobre 1934, da genitori aostani, Balbis aveva lasciato la Libia ancora bambino, a soli tre anni, per fare ritorno in Valle d'Aosta con la famiglia. Dopo gli studi tecnici, il suo percorso professionale e personale si sarebbe progressivamente intrecciato con il mondo del volo. Nel 1958 si iscrisse all'Aero Club d'Italia, dando inizio a una formazione che lo avrebbe portato a conseguire diversi brevetti, fino a diventare istruttore di volo a vela, di volo a motore e, nel 1973, anche di volo in montagna.
Il suo nome è legato soprattutto alle prime grandi esperienze di atterraggio sui ghiacciai, iniziate nel 1964. Si trattava di imprese che richiedevano competenza tecnica, conoscenza approfondita dell'ambiente alpino e una capacità di valutazione delle condizioni meteorologiche e del terreno fuori dal comune. Balbis seppe sviluppare questa particolare disciplina, portando la propria esperienza lungo tutto l'arco alpino e spingendosi, nel 1988, fino al Circolo polare artico norvegese, dove riuscì ad atterrare in occasione di una spedizione che lo portò a volare anche sotto il sole di mezzanotte.
Un altro capitolo fondamentale della sua storia è rappresentato dal rapporto con Corrado Gex, il deputato valdostano che condivideva la passione per il volo e la convinzione che l'aviazione potesse diventare una risorsa importante per un territorio montano come la Valle d'Aosta. Insieme diedero vita ad AerAosta, una delle prime esperienze italiane di trasporto pubblico aereo destinato all'alta montagna. L'attività non si limitava ai voli turistici: gli aerei permettevano di raggiungere località e ambienti difficilmente accessibili, accompagnando anche le prime esperienze di soccorso aereo in quota.
In quegli anni Balbis contribuì inoltre alla realizzazione del primo altiporto italiano, quello di Chamois, inaugurato il 10 settembre 1967. Un progetto innovativo per l'epoca, destinato a diventare un simbolo della possibilità di utilizzare l'aviazione leggera in un contesto alpino. L'altiporto rappresentava una visione particolare della montagna: non soltanto un ambiente da attraversare a piedi o da raggiungere attraverso le tradizionali vie di comunicazione, ma anche uno spazio nel quale il volo poteva aprire nuove opportunità di collegamento, turismo e valorizzazione territoriale.
Nel 1971 Balbis fu inoltre socio fondatore e presidente della prima associazione italiana di piloti di montagna, contribuendo alla crescita e al riconoscimento di una disciplina che richiedeva preparazione specifica e competenze molto diverse rispetto al volo tradizionale. La sua esperienza fu messa a disposizione anche della formazione professionale, attraverso collaborazioni con la compagnia francese Air Alpes.
I numeri raccontano meglio di qualsiasi definizione la dimensione della sua carriera: 9.000 ore di volo, tutte senza ricorrere all'autopilota, e circa 8.000 atterraggi in montagna. Ma Balbis non fu soltanto un pilota di grande esperienza. Partecipò anche a numerose competizioni internazionali di volo a vela, prendendo parte a 15 campionati italiani, a competizioni europee e a manifestazioni in diversi Paesi. Nel corso della carriera conquistò anche nove record italiani, portando il proprio nome ben oltre i confini regionali.
Accanto all'attività aeronautica coltivò un'altra grande passione: la fotografia. Le montagne che attraversava quotidianamente durante i suoi voli diventavano soggetti da immortalare, con immagini capaci di restituire prospettive altrimenti difficilmente accessibili. Nel 1975 pubblicò I monti dal cielo, volume che gli valse il Premio Bancarella Sport, riconoscimento che contribuì a far conoscere il suo lavoro anche a un pubblico più ampio.
A quel primo successo seguirono altre pubblicazioni dedicate alla Valle d'Aosta e alle sue montagne, fino al volume sul massiccio del Monte Bianco del 2015. Nel 2016 dedicò inoltre un libro a Corrado Gex, ricordando la figura dell'amico e compagno di tante esperienze, con il quale aveva condiviso una stagione pionieristica dell'aviazione valdostana.
La sua scomparsa non rappresenta soltanto la perdita di un uomo che ha saputo realizzare imprese straordinarie. Si chiude una stagione nella quale la passione, l'iniziativa individuale e la capacità di guardare oltre i confini tradizionali hanno contribuito a immaginare nuove possibilità per una regione di montagna. Il percorso di Balbis, insieme a quello di Corrado Gex, testimonia come anche in Valle d'Aosta sia stato possibile sviluppare esperienze innovative, capaci di collegare la dimensione locale a un orizzonte nazionale e internazionale.
Il volo in montagna, con le sue difficoltà e le sue potenzialità, è stato per Balbis molto più di una professione: è diventato un modo di conoscere, raccontare e valorizzare il territorio. Le sue fotografie e i suoi libri rimangono una testimonianza preziosa di questo sguardo particolare sulle Alpi.
Cesare Balbis lascia la moglie Edda Grange e le figlie Flavia, Cinzia e Paola, alle quali si stringe il cordoglio di quanti lo hanno conosciuto e apprezzato.
L'ultimo saluto sarà celebrato lunedì 9 novembre alle 14.30, nella chiesa di Santo Stefano ad Aosta. Il rosario sarà recitato domenica 8 novembre alle 19, nella Cattedrale di Aosta.