FEDE E RELIGIONI - 05 novembre 2026, 12:00

Il Papa: «Costruire una pace giusta e duratura, soprattutto in Medio Oriente»

Nel corso dell’udienza alle delegazioni de L’Œuvre d’Orient e dell’Institut Chrétiens d’Orient, il Pontefice invita a riflettere sui criteri di una pace giusta e duratura, richiamando il ruolo del dialogo, della cultura e dell’impegno concreto. Un appello che guarda in particolare al Medio Oriente, ancora segnato da conflitti e sofferenze, e alla necessità di diventare «servitori di una pace disarmata e disarmante»

La pace non può essere soltanto l’assenza delle armi, ma deve poggiare su basi solide, sulla giustizia, sul dialogo e sulla capacità di costruire relazioni durature tra i popoli. È questo il messaggio lanciato dal Papa nel corso dell’udienza alle delegazioni de L’Œuvre d’Orient e dell’Institut Chrétiens d’Orient, ricevute in occasione del convegno La pace alla prova del mondo: cristiani d’Oriente, conflitti e costruzione della pace, in programma il 5 e 6 novembre al Pontificio Istituto Orientale di Roma.

Nel suo saluto in lingua francese, il Pontefice ha invitato i partecipanti a interrogarsi sui criteri necessari per raggiungere una pace giusta e duratura, con particolare attenzione alla situazione del Medio Oriente, dove le tensioni e i conflitti continuano a provocare vittime e profonde conseguenze sulle popolazioni civili.

Il richiamo del Papa è anche un invito a non fermarsi alle dichiarazioni di principio, ma a diventare concretamente «servitori di una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante». Un’espressione che sottolinea la necessità di un impegno costante, capace di superare la logica dello scontro e di mettere al centro la dignità delle persone, la convivenza e la ricostruzione dei rapporti tra le comunità.

Nel suo intervento, il Pontefice ha richiamato anche la ricorrenza liturgica dei fedeli defunti, celebrata due giorni prima, collegandola alla tragedia delle guerre ancora in corso. «Un'opportunità per affidare alla divina misericordia le numerose vittime dei conflitti armati che ancora macchiano il mondo di sangue», ha ricordato, sottolineando come il mese di novembre debba essere anche un tempo di speranza.

Un messaggio che assume un significato particolare per le comunità cristiane d’Oriente, spesso costrette a vivere in contesti di instabilità, persecuzione e fragilità sociale. La loro esperienza, insieme alla testimonianza delle organizzazioni impegnate nella cooperazione e nel dialogo, rappresenta un elemento importante nel percorso di costruzione della pace e nella difesa della presenza cristiana in territori attraversati da profonde crisi.

Il Papa ha quindi incoraggiato i partecipanti a proseguire il loro lavoro «con un cuore umile e costruttore di pace», soffermandosi anche sul valore del confronto culturale e intellettuale. Il dialogo tra la filosofia e le altre discipline, ha osservato, permette infatti di riscoprire il significato delle parole e dei concetti utilizzati: una questione che rappresenta «probabilmente una delle principali sfide della nostra epoca».

Un richiamo che va oltre il confronto accademico e investe direttamente il modo in cui la comunità internazionale affronta le crisi. Per costruire una pace credibile, infatti, occorre innanzitutto ritrovare un linguaggio comune, chiarire il significato di giustizia, responsabilità e riconciliazione e tradurre questi principi in scelte politiche e azioni concrete. È questa la sfida indicata dal Pontefice: non limitarsi a invocare la pace, ma lavorare ogni giorno perché diventi una prospettiva reale e duratura, soprattutto per le popolazioni che continuano a pagare il prezzo più alto delle guerre.

red