"Ho sempre messo in scena le mie paure come un modo per trascenderle". Le parole dell’artista Marina Abramović ispirano il nuovo PCTO del Teatro Instabile di Aosta, intitolato "Elogio della paura – Come ho imparato ad accogliere l’errore". Il progetto coinvolgerà 73 studenti e studentesse di quattro classi quarte dell’Istituto Scolastico "Regina Maria Adelaide" di Aosta, attraverso quattro appuntamenti dedicati a laboratori artistici, seguiti da una restituzione pubblica.
Un progetto che si inserisce all’interno di un percorso iniziato diversi anni fa e che segue una filosofia ben precisa: risemantizzare alcuni termini che presentano intrinsecamente accezioni negative – errore, fallimento, fragilità, paura – attraverso la dimensione artistica, per dar loro un nuovo valore e stimolare ad accogliere queste emozioni, rielaborarle e trasformarle in potenzialità.
Soprattutto nell’adolescenza, la paura è vista come un segno di debolezza, un difetto da cancellare: paura di sbagliare, paura del proprio corpo che cambia, del giudizio degli altri, del vuoto, dell’ignoto e dell’incertezza. Ma è anche uno strumento di disciplina, di controllo sociale che fa leva sul timore delle diversità, dei cambiamenti e dell’alterità.
Il progetto “Elogio della paura – come ho imparato ad accogliere l’errore” nasce dall’esigenza di ribaltare questo sguardo. “Non insegnare ai ragazzi a non avere paura, ma accompagnarli a riconoscerla, attraversarla e trasformarla in uno strumento di conoscenza e creazione – dicono i direttori artistici del progetto Alessia Pinto e Marco Chenevier. Lavorare su di essa significa offrire uno spazio di riflessione e di esperienza in cui questa emozione possa essere nominata, condivisa e trasformata. Significa, soprattutto, imparare a conoscere ciò che ci è ignoto, accoglierlo e capire che la paura è dettata da quello che non conosciamo, non da quello che l’ignoto realmente nasconde”.
In questo percorso la paura diventa materia artistica e punto di partenza. “Non più muro, ma soglia; non più paralisi, ma energia. Questo progetto è pensato, in definitiva, come un viaggio esperienziale in cui il corpo, il silenzio e la relazione diventano strumenti per trasformare la fragilità in forza creativa”.
Il primo appuntamento, “Collettivizzare la paura”, è in programma il 9 e 10 novembre a cura di Marco Chenevier. I partecipanti saranno invitati a raccontare e rappresentare le proprie paure attraverso diversi linguaggi scenici: voce, movimento, immagini, piccoli dispositivi performativi. Il gruppo diventa così un luogo di rispecchiamento, in cui si scopre che molte paure sono comuni e che raccontarle può generare nuove visioni. La restituzione finale sarà una composizione scenica corale, in cui le paure individuali si trasformano in una mappa condivisa del presente.
La settimana successiva, il 16 e 17 novembre, con “La paura del vuoto” protagonista sarà Riccardo Pedri, vincitore del progetto Circusnext 2026. L’artista italiano di circo contemporaneo guiderà gli studenti ad affrontare la paura del vuoto, intesa sia in senso fisico che simbolico. Le classi saranno invitate a lavorare sul rapporto tra corpo, rischio e fiducia. Il linguaggio circense è particolarmente potente in questo senso: ogni salto, ogni equilibrio, ogni sospensione è una metafora concreta dell’attraversamento della paura. Attraverso esercizi di gruppo e improvvisazioni fisiche, i partecipanti esploreranno il momento in cui il corpo esita e quello in cui decide di andare oltre. Il laboratorio si concluderà con una breve composizione scenica collettiva che racconta il passaggio dalla vertigine alla fiducia
Per il terzo appuntamento (30 novembre e 1° dicembre) Leonardo Sinopoli con “La paura ancestrale” esplorerà la relazione tra paura, resistenza e presenza scenica sulla scia del lavoro di Marina Abramović, nella cui scuola si è formato. I ragazzi saranno guidati in un percorso fatto di esercizi di ascolto, immobilità, relazione e presenza, indagando cosa accade quando si rimane nel momento della paura invece di evitarlo. La restituzione finale sarà una piccola performance collettiva basata su gesti essenziali, sguardi e relazioni tra i corpi.
L’ultimo laboratorio è in programma il 10 dicembre con la Compagnie Yaena ed affronterà “La paura dello sconosciuto”, un tema che verrà poi amplificato e mostrato il giorno successivo, l’11 dicembre, quando la compagnia francese proporrà una matinée aperta a tutti con “J’ai plusieurs terres”. Lo spettacolo mette in scena, attraverso testi, canti, balli, trasmissioni radio e spezzoni di video, la relazione tra la storia intima e quella collettiva, in particolare di chi, date le sue origini, rischia di sentirsi straniera anche nel Paese in cui è cresciuta.
“Elogio della paura – come ho imparato ad accogliere l’errore” è un progetto di Teatro instabile di Aosta, sostenuto dall’Assessorato per i Beni e le attività culturali della Regione autonoma Valle d’Aosta, dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, dal progetto europeo circusnext – European Circus Label, da Plus Aosta e dal Comune di Aosta.