Chez Nous - 05 novembre 2026, 08:00

Trop de mots d’ordre

Troppe parole d'ordine

C'è qualcosa di profondamente sconfortante nel modo in cui si sta cercando di uscire dalla crisi del governo valdostano. Non tanto per la difficoltà, che in politica è fisiologica e talvolta persino salutare, quanto per la sensazione che, dietro le formule, le dichiarazioni di disponibilità e le parole d'ordine ripetute quasi come fossero rassicuranti rituali, continuino a prevalere le divisioni sulle convergenze.

Si parla di responsabilità, di stabilità, di rilancio dell'azione amministrativa, di necessità di voltare pagina. Tutte espressioni condivisibili, naturalmente. Ma le parole, da sole, non costruiscono una maggioranza e soprattutto non restituiscono quella coesione politica che dovrebbe rappresentare il presupposto indispensabile per governare una regione autonoma come la Valle d'Aosta.

Il rischio è che si finisca per confondere una soluzione numerica con una soluzione politica. La prima può permettere di superare una crisi e garantire la continuità amministrativa. La seconda richiede qualcosa di ben più impegnativo: una visione comune, una prospettiva condivisa e la volontà di riconoscersi in un progetto che vada oltre la necessità di occupare o mantenere posizioni di governo.

Eppure, osservando quanto sta emergendo dalle consultazioni, la sensazione è che le divergenze siano ancora numerose e che le condivisioni siano, almeno per ora, soprattutto di carattere tattico. La maggioranza ha scelto di confermare il proprio perimetro, quello composto da Union Valdôtaine, Centro Autonomista e Forza Italia, senza procedere ad allargamenti. Una scelta che garantisce una continuità politica, ma che lascia aperti interrogativi tutt'altro che secondari sul futuro del progetto autonomista.

La posizione di Pour l'Autonomie è, da questo punto di vista, particolarmente significativa. Non si tratta semplicemente di un movimento che rimane fuori dalla maggioranza. Si tratta di una componente del mondo autonomista che, per storia, sensibilità e rappresentanza, avrebbe potuto e forse dovuto essere parte di una riflessione più ampia. Invece, la scelta di proseguire con l'attuale perimetro politico sembra allontanare ulteriormente la prospettiva di ricomporre un fronte autonomista capace di parlare con una voce più forte e riconoscibile.

È questo uno degli aspetti che maggiormente lasciano l'amaro in bocca. Perché l'autonomismo valdostano non può permettersi di diventare una somma di sigle, ciascuna impegnata a difendere il proprio spazio, le proprie convenienze e le proprie strategie. La sua forza è sempre stata nella capacità di rappresentare una comunità, di tenere insieme sensibilità differenti e di riconoscersi in una comune idea di Valle d'Aosta. Quando questa capacità viene meno, il problema non riguarda soltanto gli equilibri di Palazzo regionale, ma investe direttamente la credibilità di una tradizione politica.

E poi c'è il merito delle questioni. Confermare il programma di legislatura, come è stato annunciato, può essere una scelta comprensibile in una fase che richiede rapidità e continuità. Ma davvero è sufficiente ripartire da quanto era stato concordato un anno fa? La crisi, con le sue conseguenze istituzionali e politiche, avrebbe dovuto rappresentare anche un'occasione per interrogarsi sugli errori commessi, sulle difficoltà emerse e sulle aspettative rimaste deluse. Non basta cambiare il vertice per convincere i valdostani che qualcosa sia realmente cambiato.

Anche il confronto con le opposizioni, pur apprezzabile nelle intenzioni, non può ridursi a una raccolta di suggerimenti o a una disponibilità generica al dialogo. I problemi sul tavolo sono importanti: il bilancio, la sanità, il costo della vita, il lavoro, il futuro delle concessioni idroelettriche, i collegamenti ferroviari, le difficoltà dei Comuni. E soprattutto la necessità di restituire alla Valle d'Aosta una prospettiva di sviluppo che sappia valorizzarne le peculiarità e gli strumenti di autogoverno.

Il calendario istituzionale non concede molto tempo. Il Consiglio regionale è stato convocato per il 5 novembre per eleggere il nuovo presidente e la nuova Giunta. C'è dunque un'urgenza amministrativa comprensibile, a partire dal bilancio 2027-2029, ma la fretta non dovrebbe diventare un alibi per evitare una discussione politica più profonda.

In questo quadro, la scelta di Aurelio Marguerettaz rappresenta probabilmente l'elemento che consente di guardare all'immediato futuro con una certa fiducia. La sua esperienza, la conoscenza dei meccanismi istituzionali, la lunga frequentazione della politica valdostana e una riconosciuta capacità di interlocuzione costituiscono garanzie importanti. Non è poco, soprattutto in una fase nella quale servono equilibrio, autorevolezza e capacità di ascolto.

La fiducia nella persona, tuttavia, non deve trasformarsi in una delega in bianco. Marguerettaz avrà davanti a sé un compito tutt'altro che semplice: non soltanto ricostruire un esecutivo, ma provare a ricostruire una comunità politica. Dovrà dimostrare che il dialogo non è una parola di circostanza, che le differenze possono essere affrontate senza trasformarsi in contrapposizioni permanenti e che l'autonomia non è soltanto una bandiera da sventolare nelle occasioni solenni.

Sarebbe inoltre un errore pensare che la questione autonomista possa essere rinviata alle prossime scadenze elettorali, dalle politiche del 2027 alle europee del 2028. La prospettiva di un autonomismo più ampio e unitario dovrebbe essere costruita adesso, attraverso il confronto e il riconoscimento reciproco. Lasciare fuori una parte importante di questo mondo significa rinunciare a una risorsa politica proprio nel momento in cui sarebbe più necessario allargare gli orizzonti.

Resta, infine, una considerazione che forse è la più amara. La Valle d'Aosta ha bisogno di una politica che sappia guardare lontano, non di una politica che si accontenti di trovare ogni volta la formula per arrivare al giorno successivo. Abbiamo un'autonomia speciale da difendere e aggiornare, competenze da valorizzare, risorse da amministrare con lungimiranza e una comunità che chiede risposte concrete. Tutto questo meriterebbe ben altro livello di ambizione.

Perciò, troppe parole d'ordine e ancora poche certezze. Troppe dichiarazioni di unità e ancora troppe divisioni. Troppi richiami alla responsabilità e una difficoltà evidente nel ritrovare una visione comune.

La fiducia in Marguerettaz resta, e non è una fiducia di circostanza. È la convinzione che la sua esperienza possa consentire di rimettere in moto la macchina regionale e, magari, di recuperare anche quel metodo politico che sembra essersi smarrito. Ma sarebbe ingenuo confondere la speranza per il nuovo presidente con la soluzione dei problemi che hanno portato a questa crisi.

Si può uscire da una crisi eleggendo un nuovo presidente e una nuova Giunta. Molto più difficile è uscire dalla crisi di un progetto politico. E oggi, purtroppo, è proprio quest'ultima quella che preoccupa di più.

Troppe parole d'ordine

La crise politique valdôtaine semble trouver une issue institutionnelle, mais elle est loin de trouver une véritable solution politique. Derrière les déclarations de responsabilité, de stabilité et de volonté de relance, les divergences restent nombreuses et les convergences encore fragiles.

Le risque est de confondre une majorité numérique avec un véritable projet politique partagé. La confirmation du périmètre de la majorité, sans ouverture à Pour l’Autonomie, laisse en dehors du gouvernement une composante importante du monde autonomiste. C’est une absence regrettable, car l’autonomisme valdôtain devrait pouvoir dépasser les logiques de parti et retrouver une capacité à rassembler des sensibilités différentes autour d’une vision commune de l’avenir de la Vallée d’Aoste.

La continuité du programme de législature ne suffira pas à effacer les difficultés qui ont provoqué la crise. Il faudra davantage que de nouveaux équilibres institutionnels : du dialogue, une vision stratégique et surtout une volonté réelle de reconstruire la confiance politique.

Dans ce contexte, la perspective de voir Aurelio Marguerettaz prendre la tête du gouvernement constitue néanmoins une raison de regarder l’avenir immédiat avec un certain optimisme. Son expérience, sa connaissance des institutions et sa capacité de dialogue peuvent représenter des atouts précieux pour sortir de l'impasse et redonner de la crédibilité à l'action régionale.

Mais la confiance accordée à une personne ne doit pas devenir un blanc-seing. Le véritable défi sera de reconstruire non seulement un exécutif, mais aussi une communauté politique capable de défendre et de valoriser l’autonomie spéciale.

Au fond, la Vallée d’Aoste a besoin de moins de slogans et de davantage de vision politique. Car il est possible de sortir d’une crise en élisant un nouveau président et un nouveau gouvernement. Il est beaucoup plus difficile de sortir de la crise d’un projet politique.

Et c’est précisément cette dernière qui suscite aujourd’hui les plus grandes inquiétudes.

piero.minuzzo@gmail.com