AMBIENTE - 04 novembre 2026, 12:00

Ghiacciai valdostani, un’altra stagione di arretramento: poca neve e fusione anticipata

Il monitoraggio di ARPA Valle d’Aosta sul Timorion e sul Rutor conferma la perdita di volume degli apparati glaciali. L’inverno 2025-2026 ha lasciato accumuli nevosi inferiori rispetto all’anno precedente, favorendo l’esposizione anticipata del ghiaccio alla fusione estiva. Un segnale che conferma la crescente vulnerabilità dell’ambiente alpino di fronte al cambiamento climatico

Foto del Ghiacciaio del Timorion realizzata il 18/08/2026 (ph. Arpa VdA)

I ghiacciai della Valle d’Aosta continuano a perdere terreno. Anche la stagione 2025-2026 si è chiusa con un bilancio negativo per gli apparati glaciali monitorati, con una riduzione significativa del volume e condizioni che hanno favorito l’avvio anticipato della fusione. A incidere è stata soprattutto la minore quantità di neve accumulata durante l’inverno, che non ha garantito una protezione sufficiente alle superfici glaciali quando sono arrivate le temperature più elevate della stagione calda.

A documentare l’evoluzione sono i rilievi glaciologici condotti da ARPA Valle d’Aosta sui ghiacciai del Timorion, in Valsavarenche, e del Rutor, nel territorio di La Thuile. Due apparati che rappresentano importanti punti di osservazione per comprendere le trasformazioni in corso nell'ambiente d'alta quota e misurare gli effetti del cambiamento climatico sul territorio regionale.

La stagione invernale 2025-2026 ha registrato apporti nevosi inferiori rispetto all’annata precedente. Già nel mese di maggio, le misurazioni effettuate sui siti di monitoraggio evidenziavano accumuli più contenuti. Una condizione che ha avuto conseguenze dirette sull'evoluzione successiva: con una copertura nevosa meno consistente, il ghiaccio sottostante è rimasto esposto più precocemente all'irraggiamento solare e alle temperature estive.

La fusione del ghiaccio massivo è così iniziata in anticipo rispetto alla stagione 2024-2025. Le temperature elevate e il prolungato irraggiamento hanno accelerato i processi di ablazione, determinando una marcata perdita di volume. Il bilancio di massa dei due ghiacciai monitorati conferma quindi una tendenza ormai consolidata alla contrazione degli apparati glaciali valdostani.

Il quadro, particolarmente evidente sul Rutor, trova riscontro anche negli scenari climatici elaborati dal Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) nel sesto rapporto di valutazione, l'AR6. Le proiezioni per l'area alpina indicano infatti un'evoluzione complessa delle precipitazioni: anche in presenza di un'atmosfera più calda, gli eventi perturbati possono trasportare maggiori quantità di umidità e garantire, soprattutto alle quote più elevate, apporti nevosi invernali talvolta consistenti, prossimi o persino superiori alle medie storiche.

Questo potenziale aumento delle precipitazioni nevose, tuttavia, non è sufficiente a invertire la tendenza. Il problema principale rimane l'intensificazione della fusione durante i mesi estivi, quando le ondate di calore più prolungate e l'innalzamento della quota dello zero termico riducono la durata della copertura nevosa. Il risultato è un'esposizione più lunga del ghiaccio nudo, direttamente sottoposto all'energia solare e quindi maggiormente vulnerabile alla fusione.

Per seguire un fenomeno così complesso, ARPA Valle d'Aosta punta sull'integrazione tra le tradizionali campagne di misurazione sul terreno e le tecniche più moderne di rilevamento ad altissima definizione. L'impiego di strumenti tecnologicamente avanzati consente di acquisire informazioni sempre più precise sulle trasformazioni dei ghiacciai, ma deve necessariamente accompagnarsi alla continuità delle metodologie di rilevamento.

Un aspetto tutt'altro che secondario, perché la disponibilità di serie storiche coerenti, alcune delle quali si estendono da oltre vent'anni, rappresenta uno strumento fondamentale per distinguere le oscillazioni stagionali dalle trasformazioni climatiche di lungo periodo. È proprio attraverso la comparazione dei dati raccolti negli anni che diventa possibile misurare la velocità del cambiamento e comprenderne le conseguenze.

I risultati del 2026 riportano così al centro dell'attenzione una questione che riguarda non soltanto l'ambiente naturale, ma anche il futuro della montagna valdostana. I ghiacciai sono infatti una componente essenziale degli equilibri idrologici alpini e svolgono un ruolo importante nella disponibilità delle risorse idriche, soprattutto nei periodi più caldi e siccitosi. La loro progressiva riduzione pone interrogativi sulla gestione dell'acqua, sulla pianificazione territoriale e sulla capacità dei sistemi montani di affrontare condizioni climatiche sempre più variabili.

Per una regione come la Valle d'Aosta, dove l'acqua, il paesaggio d'alta quota e la montagna costituiscono risorse ambientali ed economiche strategiche, il monitoraggio dei ghiacciai assume quindi un valore che va oltre la ricerca scientifica. Conoscere l'evoluzione di questi ambienti significa disporre di informazioni indispensabili per le politiche di adattamento climatico, la tutela del territorio e la programmazione delle attività economiche legate alla montagna.

I dati raccolti sul Timorion e sul Rutor restituiscono, ancora una volta, un quadro chiaro: la neve invernale non riesce più a compensare le perdite provocate dalla fusione estiva. E mentre i ghiacciai continuano a ridursi, diventa sempre più urgente trasformare le conoscenze scientifiche in strategie concrete per proteggere il patrimonio naturale e affrontare le conseguenze del cambiamento climatico. (Fonte: ARPA Valle d’Aosta – Rilievi glaciologici 2026. Autori da citare: Federico Grosso, Umberto Morra di Cella e Sara Favre).

Files:
 2026 CS Bilancio di Massa Ghiacciai-1 (2.6 MB)

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