ECONOMIA - 04 novembre 2026, 10:40

Caro-gas, a ottobre bollette in aumento del 9,1%: spesa annua vicina ai 2.000 euro. Allarme anche in Valle d’Aosta

Federconsumatori denuncia il sesto aumento consecutivo del prezzo del gas e chiede al Governo interventi urgenti a sostegno delle famiglie vulnerabili. Nelle regioni alpine, dove il riscaldamento incide maggiormente sui consumi domestici, il rischio di povertà energetica è ancora più elevato

Con l’arrivo dell’autunno e l’avvio della stagione dei riscaldamenti, torna a crescere il peso delle bollette sulle famiglie italiane. A ottobre 2026 il costo del gas ha registrato un nuovo incremento, pari al 9,1% rispetto al mese precedente, per i clienti che rientrano nel regime di tutela della vulnerabilità. Un aumento che rischia di mettere ulteriormente sotto pressione i bilanci domestici, soprattutto quelli delle persone anziane, dei nuclei economicamente fragili e di chi vive nelle aree caratterizzate da inverni particolarmente rigidi.

A lanciare l’allarme è Federconsumatori, che sulla base dei dati diffusi da ARERA e delle elaborazioni del proprio Osservatorio nazionale evidenzia come si tratti del sesto aumento consecutivo. Il prezzo della sola materia prima avrebbe raggiunto 88,36 euro/MWh, con ripercussioni significative sulla spesa complessiva.

Per un cliente tipo con un consumo annuo di 1.100 metri cubi, la spesa stimata arriverebbe a 1.945 euro all’anno, con un aggravio di 163 euro rispetto alla precedente situazione, nell’ipotesi di prezzi costanti. Una cifra che avvicina la bolletta del gas alla soglia dei 2.000 euro annui e che assume un significato ancora più pesante se rapportata ai redditi di pensionati e famiglie con limitate disponibilità economiche.

«Siamo di fronte a cifre insostenibili che colpiscono duramente i circa 2,3 milioni di utenti domestici vulnerabili», sottolinea l’associazione, richiamando l’attenzione sulle conseguenze sociali dell’andamento dei prezzi energetici.

La questione riguarda da vicino anche la Valle d’Aosta, dove le condizioni climatiche e la durata della stagione fredda determinano un fabbisogno energetico per il riscaldamento generalmente superiore rispetto a quello di molte altre aree del Paese. Per le famiglie valdostane, dunque, l’aumento del gas non rappresenta soltanto una voce di spesa aggiuntiva, ma può tradursi in una difficoltà concreta nel sostenere i costi necessari a garantire condizioni abitative adeguate durante l’inverno.

Il problema assume anche una dimensione economica più ampia. L’aumento dei costi energetici riduce infatti il potere d’acquisto delle famiglie, sottrae risorse ai consumi e rischia di accentuare le disuguaglianze tra territori e fasce sociali. In una regione di montagna come la Valle d’Aosta, il tema del riscaldamento domestico si intreccia inoltre con quello della qualità della vita, della permanenza della popolazione nei comuni più periferici e della sostenibilità economica delle abitazioni.

Secondo Federconsumatori, l’andamento del mercato all’ingrosso, con riferimento al PSV, continua a esporre i consumatori a una forte volatilità dei prezzi. «Non possiamo permettere che l’inverno diventi un lusso», è il monito dell’associazione, che chiede un intervento strutturale delle istituzioni.

Tra le misure sollecitate figurano la reintroduzione di interventi di alleggerimento fiscale e la sterilizzazione degli oneri di sistema, per ridurre l’importo effettivamente pagato in bolletta. L’associazione propone inoltre di ampliare la platea dei beneficiari dei bonus sociali per l’energia, intervenendo sulle soglie ISEE affinché anche le famiglie della cosiddetta fascia media, oggi esposte al rincaro delle spese essenziali, possano ricevere un sostegno.

Un’altra richiesta riguarda il rafforzamento dei controlli sui mercati energetici all’ingrosso, con l’obiettivo di contrastare eventuali fenomeni speculativi e contenere gli effetti della volatilità sui consumatori finali.

Infine, Federconsumatori invita i cittadini a rivolgersi agli sportelli territoriali dell’associazione in Valle d’Aosta per ottenere assistenza gratuita, verificare la correttezza delle bollette e individuare le possibili strategie di risparmio energetico.

La questione, soprattutto nei territori alpini, non riguarda soltanto il costo di una fornitura, ma il diritto delle famiglie a riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni senza compromettere l’equilibrio dei bilanci domestici. Un tema che chiama in causa le politiche energetiche nazionali, ma anche la necessità di risposte attente alle specificità climatiche e sociali delle regioni di montagna.

Bruno Albertinelli