CRONACA - 01 novembre 2026, 19:32

Rosario Livatino, il giudice che diventa patrono della giustizia

Il beato Rosario Angelo Livatino diventa patrono dei magistrati. La sua testimonianza unisce fede, legalità e indipendenza, rilanciando il valore del servizio pubblico e della dignità umana in una società attraversata da profonde incertezze

La giustizia non è soltanto applicazione delle leggi, ma responsabilità verso le persone e la comunità. È questo il messaggio che accompagna la proclamazione del beato Rosario Angelo Livatino a patrono dei magistrati, un riconoscimento che assume un significato religioso, civile e istituzionale. Il giudice siciliano, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, rappresenta ancora oggi un modello di integrità e indipendenza.

La sua particolarità è quella di essere diventato un riferimento proprio per il modo in cui ha esercitato la professione. Livatino considerava il giudicare una vocazione, vissuta come servizio e dedizione. Nel suo scritto Fede e diritto rifletteva sulla difficoltà di decidere, ricordando che «nessun uomo è luce assoluta». Da qui il motto «Sub tutela Dei», sintesi di una ricerca spirituale che non lo allontanava dalle istituzioni, ma rafforzava il senso del dovere.

La sua incorruttibilità era nota anche ai criminali che lo avevano preso di mira, fino a chiamarlo sprezzantemente «santocchio». Fu proprio il rifiuto di piegarsi a interessi criminali a fare di lui un simbolo della lotta per una giustizia libera da condizionamenti.

La sua testimonianza parla oggi a credenti e non credenti. Il magistrato è chiamato a giudicare senza sentirsi superiore agli altri, riconoscendo a ogni persona la propria dignità. Un principio che assume particolare rilievo in una fase in cui il rapporto tra giustizia, politica e società è spesso attraversato da tensioni e contrapposizioni.

Anche la camicia insanguinata del giudice, divenuta simbolo del suo sacrificio, richiama il prezzo pagato da chi difende la legalità. Il messaggio di Livatino riguarda inoltre i giovani, alla ricerca di modelli credibili, e una società che fatica a riconoscere valori condivisi.

La sua vicenda ricorda, infine, che le istituzioni vivono della credibilità delle persone che le servono. La giustizia non può essere ostaggio delle ideologie né del potere: richiede indipendenza, equilibrio e rispetto delle regole. È questa l'eredità di Livatino, un uomo che ha dimostrato come anche nell'esercizio quotidiano di una funzione pubblica si possa lasciare un segno profondo nella storia civile del Paese.

je.fe.