Chez Nous - 31 ottobre 2026, 08:00

La maison autonomiste sans toit

La casa autonomista senza tetto

La crisi della Giunta regionale poteva diventare l'occasione per costruire una casa comune delle forze autonomiste. Ma, dalle prime indicazioni emerse durante le consultazioni avviate da Aurelio Marguerettaz, il progetto rischia di fermarsi prima dell'ultimo passo: quello decisivo.

In Valle d'Aosta, quando si costruisce una casa, c'è un momento che ha un significato particolare: quello in cui si arriva al tetto. È il segno che il lavoro è ormai compiuto, che le fondamenta hanno retto, che i muri sono stati tirati su e che finalmente c'è un luogo nel quale trovare riparo. E quando il tetto è pronto, secondo una consuetudine ben radicata nella nostra terra, si issa la bandiera rossonera.

Per la casa autonomista, invece, la bandiera rischia di rimanere a terra.

La crisi della Giunta regionale, aperta dalla decadenza di Renzo Testolin, avrebbe potuto rappresentare un'occasione per andare oltre la semplice ricerca di una nuova soluzione di governo. Un'opportunità per interrogarsi sul futuro dell'autonomismo valdostano, sulle sue prospettive e sulla necessità di ricomporre un mondo politico che, pur richiamandosi a valori e obiettivi comuni, continua a presentarsi diviso.

Aurelio Marguerettaz, presidente incaricato, ha avviato le consultazioni per individuare una via d'uscita dalla crisi. Ma dalle prime indicazioni sembra emergere uno scenario che rischia di lasciare incompiuto proprio il progetto più ambizioso: quello di una casa autonomista capace di accogliere tutte le sensibilità che si riconoscono nella difesa e nel rafforzamento dell'Autonomia speciale.

Se le indiscrezioni troveranno conferma e Pour l'Autonomie resterà fuori dalla maggioranza, il risultato sarà una costruzione senza tetto. Una casa nella quale alcuni avranno trovato posto, mentre altri saranno rimasti fuori dalla porta.

Non è soltanto una questione di numeri, di poltrone o di distribuzione degli incarichi. Il punto è politico. Se si parla di ricomporre l'area autonomista, bisogna avere il coraggio di affrontare fino in fondo il problema delle divisioni e di verificare se esistano le condizioni per superarle. Altrimenti, il richiamo all'unità rischia di ridursi a una formula buona per le dichiarazioni, ma incapace di tradursi in scelte concrete.

Una casa autonomista non si costruisce semplicemente sommando i partiti che servono a garantire una maggioranza. Si costruisce condividendo una visione, riconoscendo le differenze e individuando un terreno comune sul quale lavorare.

È qui che si misura la responsabilità dell'Union Valdôtaine, il movimento che, per storia e ruolo, dovrebbe sentire più di ogni altro il dovere di promuovere una prospettiva politica ampia per l'Autonomia valdostana.

La crisi avrebbe potuto diventare il momento per aprire un confronto vero con le diverse componenti autonomiste. Non necessariamente per cancellare le distanze, né per costruire a ogni costo un'alleanza indistinta, ma per capire se esistesse la volontà di elaborare un progetto comune per la Valle d'Aosta.

Quale Autonomia vogliamo difendere? Quali competenze intendiamo rafforzare? Come vogliamo tutelare le nostre prerogative nei rapporti con lo Stato? Quale ruolo deve avere la Valle d'Aosta nel quadro istituzionale italiano ed europeo?

Sono domande che meritano risposte politiche, non soltanto dichiarazioni di principio. E sono domande che avrebbero dovuto accompagnare la ricerca di una soluzione alla crisi, invece di lasciare che il confronto si esaurisse nella definizione del perimetro della maggioranza.

Naturalmente, governare significa anche fare i conti con gli equilibri esistenti, con le differenze programmatiche e con la necessità di assicurare stabilità alle istituzioni. Nessuno può pretendere che ogni forza politica trovi automaticamente posto nella stessa coalizione. Ma un conto è riconoscere le difficoltà di un'intesa, un altro è rinunciare in partenza a costruire le condizioni per un confronto più ampio.

Se Pour l'Autonomie dovesse restare fuori, la domanda sarebbe inevitabile: si è cercata davvero una convergenza tra le diverse anime autonomiste oppure si è preferito confermare un assetto già conosciuto, rinunciando a mettere in discussione equilibri consolidati?

È una domanda che riguarda l'intero mondo autonomista. Perché le divisioni non si superano semplicemente evocando una casa comune. Occorre la volontà di aprire le porte, la disponibilità a riconoscere agli altri una legittimità politica e, soprattutto, il coraggio di cercare punti d'incontro anche quando il percorso è più difficile.

Torna allora alla mente la celebre battuta di Don Abbondio: «Il coraggio, uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare».

Forse è proprio il coraggio che manca. Il coraggio di trasformare una crisi istituzionale in un'occasione politica. Il coraggio di andare oltre la gestione dell'esistente. Il coraggio di mettere al centro l'Autonomia, prima delle convenienze di partito e degli equilibri della maggioranza.

Perché l'Autonomia non è una parola da pronunciare nelle ricorrenze, né una bandiera da esibire quando fa comodo. È una responsabilità quotidiana, che richiede una visione condivisa e la capacità di difendere le prerogative valdostane anche quando questo impone scelte scomode.

Ecco perché la composizione della nuova Giunta non può essere valutata soltanto sulla base della sua tenuta numerica. La stabilità è importante, ma non basta. Una maggioranza può essere solida nei numeri e debole nella prospettiva. Può assicurare la continuità amministrativa senza riuscire a dare una risposta alla questione più importante: quale futuro per l'autonomismo valdostano?

Se la casa comune resterà incompiuta, non sarà soltanto Pour l'Autonomie a rimanere fuori. Sarà l'intero progetto di ricomposizione autonomista a perdere un'occasione.

E allora, quando arriverà il momento di issare la bandiera rossonera, qualcuno dovrà spiegare perché il tetto non è stato costruito. In Valle d'Aosta, quella bandiera rappresenta una tradizione, un'identità e un legame profondo con la nostra terra. Perché possa sventolare sulla casa autonomista, però, non bastano le fondamenta storiche né i muri delle alleanze politiche.

Serve il tetto. Serve la volontà di completare l'opera.

Altrimenti, più che una casa comune, avremo soltanto un edificio incompiuto: abbastanza grande da ospitare una maggioranza, ma troppo piccolo per dare una prospettiva all'Autonomia.

E la bandiera rossonera, questa volta, rischierà di restare fuori.

La casa autonomista senza tetto

La crise politique ouverte par la déchéance de Renzo Testolin aurait pu devenir une occasion de rassembler les différentes sensibilités autonomistes autour d'un projet commun pour l'avenir de la Vallée d'Aoste.

Le président chargé, Aurelio Marguerettaz, a entamé les consultations afin de trouver une issue à la crise. Toutefois, les premières indications laissent craindre que Pour l'Autonomie ne fasse pas partie de la future majorité. Si cette hypothèse se confirme, le projet d'une maison autonomiste commune restera inachevé.

En Vallée d'Aoste, lorsqu'une maison arrive au stade de la toiture, la tradition veut que l'on hisse le drapeau rouge et noir. Mais cette fois, la maison autonomiste risque de rester sans toit et le drapeau de ne pas être hissé.

Au-delà des équilibres politiques et des calculs de majorité, la véritable question est celle de la capacité des forces autonomistes à dépasser leurs divisions et à construire une vision partagée. L'Union Valdôtaine, compte tenu de son histoire et de son rôle, aurait pu prendre l'initiative d'un dialogue plus large. Mais cette occasion semble, pour l'instant, ne pas avoir été saisie.

Une majorité peut être solide sur le plan numérique sans avoir une véritable vision politique. Défendre l'autonomie ne signifie pas seulement en revendiquer les valeurs : cela exige du courage, de la cohérence et la volonté de construire un projet commun.

Au fond, la question reste entière : veut-on réellement bâtir une maison pour toutes les sensibilités autonomistes ou préfère-t-on se contenter d'un équilibre politique qui laisse certains à l'extérieur ?

Car une maison autonomiste ne peut être considérée comme achevée tant que son toit n'est pas construit. Et sans toit, le drapeau rouge et noir risque de rester à terre.

piero.minuzzo@gmail.com