Chez Nous - 30 ottobre 2026, 08:00

L’UV VIVE ET RÉACTIVE : LE TEMPS DE RASSEMBLER LA FAMILLE AUTONOMISTE

LA VISPA UV E LA CASA AUTONOMISTA: MARGUERETTAZ, ORA SERVE IL CORAGGIO DI UNIRE

La rapidità con cui l’Union Valdôtaine ha individuato il presidente incaricato è un segnale politico. Ma la vera sfida non si esaurisce nella formazione della nuova Giunta: occorre riunire le anime autonomiste, a cominciare da Pour l’Autonomie.

La vispa UV, in quattro e quattr’otto, ha trovato il nome da mettere sul tavolo per affrontare la crisi aperta dalla decadenza di Renzo Testolin. Il Comité fédéral ha indicato Aurelio Marguerettaz come candidato alla presidenza della Regione, affidandogli il compito di aprire una nuova fase politica. Una scelta rapida, maturata a poche ore dalla presa d’atto della sentenza della Corte d’Appello di Torino, che ha confermato l’ineleggibilità di Testolin per il limite dei mandati.

La politica, quando le circostanze lo impongono, deve saper decidere. E oggi la Valle d’Aosta non può permettersi di galleggiare nell’incertezza. Ci sono un’economia da sostenere, famiglie che chiedono risposte, imprese che hanno bisogno di certezze, servizi pubblici da garantire e territori che attendono interventi concreti. La crisi istituzionale non può diventare il pretesto per mettere in pausa le priorità della comunità valdostana.

In questo senso, la rapidità dell’Union Valdôtaine rappresenta un primo passaggio. Ma attenzione a non confondere la velocità con la soluzione. Individuare un presidente incaricato è una cosa; costruire una maggioranza coesa, capace di governare e di guardare lontano, è un’altra. E soprattutto è diverso scegliere un nome e cogliere l’occasione per imprimere una svolta alla politica autonomista.

Aurelio Marguerettaz porta con sé una lunga esperienza consiliare e amministrativa. Conosce i meccanismi della Regione, le difficoltà della macchina pubblica e le dinamiche della politica valdostana. Ora, però, la questione non riguarda soltanto le qualità personali del candidato o la composizione della futura Giunta. Riguarda il progetto politico che si vuole mettere in campo per i prossimi anni.

Marguerettaz ha davanti a sé un’occasione che va oltre Palazzo regionale: fare della crisi un’opportunità per ricomporre la famiglia autonomista.

È qui che entra in gioco Pour l’Autonomie. La frattura tra le diverse componenti del mondo autonomista non è soltanto una vicenda di sigle, gruppi consiliari o equilibri elettorali. È una questione politica più profonda, perché riguarda la capacità di una tradizione che ha segnato la storia della Valle d’Aosta di ritrovarsi attorno a obiettivi condivisi.

L’autonomismo valdostano ha costruito la propria identità sulla difesa delle prerogative della Regione, sulla valorizzazione delle peculiarità linguistiche e culturali, sul rapporto con il territorio e sulla consapevolezza che la Valle d’Aosta non possa essere governata come una qualsiasi provincia italiana. Ma una tradizione, per restare viva, deve anche sapersi rinnovare, dialogare e superare le divisioni che rischiano di indebolirla.

Per questo Marguerettaz dovrebbe aprire con decisione a Pour l’Autonomie. Non un invito di circostanza, non una trattativa limitata alla distribuzione degli incarichi, non un accordo costruito esclusivamente sulla necessità di raccogliere qualche voto in più in Consiglio Valle. Serve un confronto politico vero, nel quale discutere programmi, priorità, metodo di governo e prospettive dell’autonomia.

L’obiettivo dovrebbe essere chiaro: riportare, una volta per tutte, le diverse anime autonomiste sotto lo stesso tetto, nella medesima casa politica.

Non significa cancellare le differenze, né pretendere che tutti rinuncino alla propria storia. Significa riconoscere che le differenze possono convivere dentro un progetto comune, se esiste la volontà di individuare ciò che unisce e di affrontare con serietà ciò che divide. Una casa autonomista non deve essere un luogo nel quale qualcuno detta le condizioni e gli altri si adeguano. Deve essere uno spazio di confronto, di partecipazione e di elaborazione politica, nel quale nessuno sia considerato un ospite di seconda categoria.

Naturalmente, l’apertura a Pour l’Autonomie non può essere data per scontata né può essere soltanto un auspicio rivolto a Marguerettaz. Richiede disponibilità reciproca, capacità di ascolto e un terreno programmatico concreto. Ma proprio una fase di difficoltà può aiutare a comprendere che la frammentazione ha un costo e che la ricomposizione, se costruita su basi solide, può restituire prospettiva al progetto autonomista.

La Valle d’Aosta, del resto, non ha bisogno soltanto di una maggioranza numericamente sufficiente a eleggere il presidente e la Giunta. Ha bisogno di una maggioranza che sappia spiegare dove vuole portare la Regione, come intende affrontare le trasformazioni economiche e sociali e quale ruolo vuole attribuire all’autonomia in un contesto nazionale ed europeo in continuo cambiamento.

L’autonomia non si difende soltanto evocando la propria storia. Si difende esercitando le competenze, ottenendo risultati, tutelando le risorse, rafforzando i servizi e dimostrando ai valdostani che le istituzioni regionali sono in grado di rispondere ai loro bisogni. Per farlo servono una visione condivisa e una classe politica capace di andare oltre le rivalità del momento.

La vicenda Testolin ha aperto una fase delicata. La legge e le sentenze devono essere rispettate; alla politica spetta ora il compito di garantire continuità istituzionale e di ricostruire condizioni credibili per il governo della Regione. I sessanta giorni previsti per eleggere il nuovo presidente e la nuova Giunta impongono tempi definiti, ma non devono trasformare il confronto in una semplice corsa contro il calendario.

La fretta, insomma, è comprensibile. La fretta senza un progetto, invece, rischia di produrre soltanto una tregua.

Ecco perché la designazione di Marguerettaz dovrebbe essere accompagnata da un’ambizione più ampia. Il presidente incaricato può limitarsi a ricomporre gli equilibri necessari per superare la crisi oppure può provare ad aprire una stagione diversa, nella quale il dialogo con Pour l’Autonomie diventi il punto di partenza per un percorso di riunificazione autonomista.

La seconda strada richiede più pazienza, più ascolto e una maggiore disponibilità a mettere in discussione vecchie abitudini. Ma è anche quella che pone una domanda decisiva: quale futuro vuole costruire l’autonomismo valdostano, e con quali forze intende farlo?

La vispa UV ha saputo muoversi rapidamente davanti all’emergenza. Adesso deve dimostrare di saper guardare oltre l’emergenza. E Marguerettaz, se riceverà il mandato per guidare la nuova stagione, avrà la possibilità di dare un significato politico più profondo alla sua candidatura.

Non soltanto trovare una soluzione alla crisi, dunque, ma lavorare perché le divisioni di ieri non diventino gli ostacoli di domani.

Perché una casa autonomista con più stanze, ma un tetto comune, può essere più forte di tante case separate, ciascuna impegnata a difendere il proprio recinto.

La sfida non è soltanto trovare un nuovo presidente. È ritrovare una comunità politica. E fare in modo che l’autonomismo valdostano torni a riconoscersi in un progetto capace di unire, prima ancora che di governare.

LA VISPA UV E LA CASA AUTONOMISTA: MARGUERETTAZ, ORA SERVE IL CORAGGIO DI UNIRE

La rapidité avec laquelle l’Union Valdôtaine a désigné Aurelio Marguerettaz comme président pressenti constitue un signal politique. Mais le véritable défi dépasse la formation du nouveau gouvernement : il s’agit de réunir les différentes sensibilités autonomistes, à commencer par Pour l’Autonomie.

En quelques heures, l’Union Valdôtaine a réagi à la crise provoquée par la déchéance de Renzo Testolin en désignant Aurelio Marguerettaz pour ouvrir une nouvelle phase politique. Cette rapidité répond à une nécessité : la Vallée d’Aoste ne peut se permettre une longue période d’incertitude alors que l’économie, les familles, les entreprises et les services publics attendent des réponses concrètes.

Mais trouver rapidement un candidat ne suffit pas. Il faut désormais construire une majorité solide, capable de gouverner et de préparer l’avenir de la Région.

Marguerettaz a ainsi l’occasion de donner à sa candidature une portée qui dépasse les équilibres institutionnels : transformer cette crise en une opportunité de réunification de la famille autonomiste.

Le dialogue avec Pour l’Autonomie devrait constituer une priorité. Il ne doit pas se limiter à une négociation sur les postes ou à un accord dicté par les seules nécessités arithmétiques du Conseil de la Vallée. Il doit reposer sur un véritable projet politique commun, fondé sur des priorités partagées, une vision du gouvernement régional et une volonté renouvelée de défendre les prérogatives de l’autonomie valdôtaine.

L’objectif est clair : rassembler, une fois pour toutes, les différentes sensibilités autonomistes sous un même toit, dans une même maison politique.

Cela ne signifie pas effacer les différences ni renoncer à son histoire. Au contraire, il s’agit de faire de ces différences une richesse, grâce au dialogue, au respect réciproque et à la volonté de construire ensemble. Une maison autonomiste commune doit être un espace de participation et de confrontation démocratique, où personne n’est considéré comme un invité de second rang.

Car l’autonomie ne se défend pas seulement en rappelant son histoire. Elle se défend par des résultats concrets, par la valorisation des compétences régionales, par la protection des ressources et par la capacité des institutions à répondre aux besoins des Valdôtains.

La rapidité de l’UV face à l’urgence est un premier pas. Il lui reste maintenant à démontrer sa capacité à regarder au-delà de la crise. Marguerettaz peut contribuer à ouvrir une nouvelle saison politique, à condition que le dialogue avec Pour l’Autonomie devienne le point de départ d’un véritable processus de rassemblement.

La Vallée d’Aoste a besoin d’une majorité, mais aussi d’une vision commune et d’un autonomisme capable de dépasser les rivalités du passé.

Le véritable enjeu n’est donc pas seulement de trouver un nouveau président, mais de reconstruire une communauté politique. Une maison autonomiste avec plusieurs pièces, mais un toit commun, pourrait être plus forte que plusieurs maisons séparées, chacune enfermée dans ses propres frontières.

C’est là que se jouera la capacité de l’autonomisme valdôtain à retrouver un projet fédérateur, tourné vers l’avenir et au service de toute la Vallée d’Aoste.

piero.minuzzo@gmail.com