Salute in Valle d'Aosta - 20 ottobre 2026, 13:54

Medicina di genere, ad Aosta due giornate per superare le cure standardizzate

Il 24 ottobre e il 7 novembre 2026 formazione per i professionisti sanitari valdostani sulle differenze biologiche, sociali e culturali che influenzano diagnosi, prevenzione e terapie. Il percorso, accreditato con 9 crediti ECM, punta a una sanità più equa e attenta ai bisogni di ogni persona

Non esiste una cura valida allo stesso modo per tutti. Le malattie possono manifestarsi diversamente, i farmaci non producono sempre le stesse risposte e persino la diagnosi può essere condizionata da stereotipi e approcci consolidati. Da questa consapevolezza nasce il percorso formativo sulla Medicina di Genere promosso in Valle d’Aosta, con due appuntamenti in programma sabato 24 ottobre e sabato 7 novembre, dalle 8.30 alle 13, nella Sala Convegni della Banca di Credito Cooperativo Valdostana, in via Garibaldi 3 ad Aosta.

L’iniziativa si inserisce nell’impegno dell’Assessorato regionale della Sanità, Salute e Politiche sociali e dell’Azienda USL per migliorare la qualità dell’assistenza, superando un modello di cura indifferenziato. La Medicina di Genere non riguarda soltanto la salute femminile: considera le differenze biologiche legate al sesso e quelle sociali, economiche e culturali legate al genere, fattori che possono incidere sull’insorgenza delle patologie, sulla loro evoluzione e sull’efficacia dei trattamenti.

«Per la medicina i bambini non sono degli adulti di dimensioni ridotte. Ci abbiamo messo un po’, ma questo ormai fa parte dell’ovvio. Sul dato altrettanto ovvio che le donne non siano dei maschi più piccoli c’è ancora da lavorare», osserva Mauro Occhi, direttore sanitario dell’Azienda USL. Una riflessione che evidenzia quanto la ricerca e la pratica clinica debbano ancora consolidare un approccio capace di riconoscere le differenze, senza trasformarle in disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Sulla stessa linea l’assessore regionale Carlo Marzi, che considera la Medicina di Genere una leva per costruire «una sanità più equa e più vicina ai bisogni reali della popolazione». L’obiettivo, sottolinea, è sostenere il cambiamento culturale attraverso la formazione dei professionisti e percorsi di prevenzione e cura più appropriati. Una sfida che coinvolge l’intero sistema sanitario, chiamato a coniugare qualità delle prestazioni, attenzione alle persone e uso consapevole delle conoscenze scientifiche.

Il programma, rivolto a tutte le professioni e discipline sanitarie e accreditato per 9 crediti ECM, affronterà nella prima giornata il ruolo del Gruppo Tecnico Regionale, la medicina generale, la prevenzione, gli screening oncologici, le vaccinazioni e gli stereotipi di genere. Tra i relatori figurano Barbara Guglielmino, Giulia Ottaviano, Antonia Billeci, Katia Vallet, la docente di farmacologia dell’Università di Torino Silvia De Francia, Salvatore Bongiorno, Agostino Ponzetti e Anna Castiglion.

Il secondo appuntamento sarà dedicato soprattutto alle applicazioni cliniche, con approfondimenti sulle patologie cardiovascolari, l’endocrinologia, la nutrizione e le terapie farmacologiche. Interverranno Paolo Scacciatella, Antonio Ciccarelli e Lucia Alberghini. Spazio anche alla varianza di genere e alle esigenze di salute delle persone transgender, con Christian Leonardo Cristalli, responsabile nazionale delle politiche trans di Arcigay, e Charléne Rolland, infermiera dell’Azienda USL e referente salute di Arcigay Queer VdA André Zanotto.

Il percorso si inserisce nel quadro del Piano nazionale per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere, adottato dal Ministero della Salute nel 2019, e punta a trasferire le conoscenze nella pratica quotidiana, dalla prescrizione dei farmaci alla diagnosi precoce, fino alla relazione tra professionista e paziente.

«La vera innovazione della Medicina di Genere consiste nel cambiare le domande che ci poniamo davanti a un paziente», spiega Antonia Billeci, referente aziendale per la materia e referente scientifica del Gruppo Tecnico Regionale. Non basta individuare una malattia: occorre capire come si manifesta nella singola persona e quali fattori possono condizionarne il decorso e la risposta alle cure.

La posta in gioco va oltre l’aggiornamento professionale. Per la sanità valdostana, investire nella Medicina di Genere significa puntare su prevenzione più mirata, diagnosi più tempestive e trattamenti appropriati, con possibili ricadute sulla qualità dell’assistenza e sull’impiego delle risorse. Una medicina più precisa, in definitiva, non è quella che tratta tutti nello stesso modo, ma quella che riconosce le differenze per garantire a ciascuno le migliori opportunità di salute.

pi.mi.