FEDE E RELIGIONI - 20 ottobre 2026, 08:00

Leone XIV telefona a Zelensky: tregua umanitaria a Oleshky per evacuare i civili

Dopo il colloquio con Vladimir Putin, il 16 ottobre 2026, Papa Leone XIV ha parlato telefonicamente con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, rilanciando l’appello per una tregua umanitaria a Oleshky, nella regione di Kherson, sotto occupazione russa. La popolazione, circa 2.000 persone secondo fonti ucraine, sarebbe ormai allo stremo, senza servizi essenziali e senza vie di fuga sicure. Il Pontefice chiede la collaborazione di entrambe le parti per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura dei civili

Prima Mosca, poi Kyiv. Papa Leone XIV intensifica i contatti con i protagonisti del conflitto in Ucraina nel tentativo di ottenere almeno una risposta concreta all’emergenza umanitaria. Al centro della sua iniziativa diplomatica c’è Oleshky, cittadina della regione di Kherson dove la popolazione civile vive in condizioni sempre più drammatiche, privata di beni essenziali e impossibilitata a lasciare in sicurezza un territorio segnato dalla guerra. Dopo aver parlato con il presidente russo Vladimir Putin venerdì 16 ottobre 2026, mentre si trovava ancora ricoverato al Policlinico Gemelli, il Pontefice ha avuto nel tardo pomeriggio di oggi un colloquio telefonico con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

L’obiettivo è favorire una tregua umanitaria che permetta di raggiungere la popolazione e organizzare l’evacuazione di chi desidera lasciare la città. La Sala Stampa della Santa Sede, nel comunicare il contenuto della telefonata, ha riferito che «il Santo Padre ha richiamato la grave situazione nella città di Oleshky, nella regione di Kherson», ricordando la richiesta di una tregua già avanzata al presidente della Federazione Russa. Leone XIV ha quindi auspicato che «la collaborazione di entrambe le parti possa consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile». Nel colloquio, il Papa ha infine ribadito «l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace».

Il messaggio rivolto a Kyiv riprende dunque quello già indirizzato a Mosca: di fronte alla sofferenza della popolazione, la priorità è creare le condizioni per un intervento umanitario. Non si tratta, almeno per il momento, di un accordo raggiunto tra le parti né di un’apertura formale di negoziati, ma di un tentativo di ottenere una sospensione delle ostilità che consenta di portare soccorso ai civili e di garantire loro un’uscita sicura.

A Oleshky, sulla riva sinistra del Dnipro, la situazione descritta dalle fonti ucraine è particolarmente grave. Circa 2.000 persone, tra cui una cinquantina di bambini, sarebbero ancora presenti nella cittadina. Gli abitanti vivrebbero senza acqua, elettricità, medicinali e ambulanze. Il ponte che collegava la località a Kherson è stato distrutto nel novembre 2022, mentre le mine disseminate sulle strade circostanti rendono estremamente pericolosi gli spostamenti. La mancanza di un corridoio umanitario aggrava così una condizione già segnata dalle conseguenze dei combattimenti.

Le responsabilità per il blocco dei passaggi umanitari sono oggetto di accuse reciproche. Le autorità ucraine accusano le forze russe di impedire l’apertura di vie sicure, mentre Mosca attribuisce a Kyiv la responsabilità della situazione. In questo quadro, l’intervento del Pontefice punta a spostare l’attenzione dalle contrapposizioni militari e politiche a un’esigenza immediata: garantire che cibo, medicinali e assistenza sanitaria possano raggiungere chi ne ha bisogno e che i civili possano allontanarsi senza rischiare la vita.

La telefonata con Putin del 16 ottobre era stata promossa dallo stesso Leone XIV, come ha riferito il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. In quell’occasione, il Papa aveva chiesto una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione. Il successivo contatto con Zelensky conferma la volontà della Santa Sede di rivolgere il medesimo appello a entrambi i protagonisti del conflitto, nella speranza che la richiesta possa tradursi in un’iniziativa concreta.

La vicenda si inserisce in un percorso diplomatico che accompagna il pontificato fin dai suoi primi giorni. Il 12 maggio 2025, appena quattro giorni dopo l’elezione, Leone XIV aveva avuto una prima telefonata ufficiale con Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino lo aveva invitato a Kyiv e aveva ribadito la disponibilità del proprio Paese a partecipare a nuovi negoziati, anche attraverso colloqui diretti.

I due si erano incontrati il 18 maggio 2025, al termine della celebrazione per l’inizio del pontificato in piazza San Pietro. Un nuovo colloquio si era svolto il 9 luglio 2025 a Villa Barberini, residenza pontificia di Castel Gandolfo, con un confronto sulla possibilità di ospitare in Vaticano futuri negoziati di pace. Il 9 dicembre 2025, sempre a Castel Gandolfo, il Papa e il presidente ucraino erano tornati a discutere della necessità di mantenere aperto il dialogo, della liberazione dei prigionieri di guerra e del ritorno dei bambini ucraini trasferiti in Russia.

Accanto ai colloqui diretti, il Vaticano ha portato avanti altre iniziative diplomatiche. Il cardinale Matteo Zuppi ha svolto missioni sia a Kyiv sia a Mosca, mentre Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, si è recato in Ucraina nell’estate del 2026. Il lavoro della diplomazia pontificia si è concentrato anche sulla questione dei prigionieri e sul destino dei bambini ucraini trasferiti in Russia, temi sui quali la Santa Sede ha cercato di favorire contatti e soluzioni umanitarie.

Un altro colloquio telefonico tra Leone XIV e Zelensky si era svolto il 3 aprile 2026, in prossimità della Pasqua, mentre l’Ucraina era investita da una nuova intensificazione degli attacchi russi con droni e missili. In quell’occasione, il Pontefice aveva espresso solidarietà alla popolazione ucraina, insistendo sulla necessità di garantire gli aiuti umanitari, liberare i prigionieri e perseguire una pace attraverso il negoziato.

L’iniziativa per Oleshky conferma quindi una linea diplomatica che affianca agli appelli per una pace duratura la ricerca di risultati immediati sul terreno. La tregua richiesta non risolverebbe le profonde divergenze militari e territoriali tra Russia e Ucraina, ma potrebbe rappresentare un passo concreto per salvare vite umane e alleviare le sofferenze della popolazione civile.

La sfida, ora, è trasformare le parole in garanzie operative. Per gli abitanti di Oleshky, il tempo della diplomazia si misura anche nella possibilità di ricevere acqua, cibo e medicinali e di lasciare una città diventata una trappola. L’appello di Leone XIV richiama così la comunità internazionale a una responsabilità che precede ogni soluzione politica: proteggere i civili e assicurare che la guerra non cancelli ogni spazio per l’umanità, il dialogo e la speranza di pace.

je.fe.