Ad Aosta, quando il degrado diventa impossibile da ignorare, arrivano le ordinanze. Meglio tardi che mai, certo. Ma per chi vive in città, per chi lavora e per chi da tempo segnala schiamazzi, bottiglie abbandonate, rifiuti e danneggiamenti, la domanda viene spontanea: perché si è dovuto attendere mesi prima di arrivare a una misura concreta?
Il Comune di Aosta annuncia una stretta sul consumo di bevande alcoliche e superalcoliche nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. Il provvedimento, datato 20 ottobre 2026, introduce un divieto temporaneo dalle 19 alle 7, per 30 giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza, in un’ampia area urbana delimitata da piazza Arco d’Augusto, viale Chabod, corso XXVI Febbraio, corso Saint-Martin-de-Corléans, viale Conte Crotti, corso Battaglione Aosta, viale Partigiani, via Carducci, piazza Manzetti, via Carrel e via Garibaldi.
Una misura che punta a dare alle Forze dell’ordine strumenti più efficaci per intervenire nelle situazioni problematiche. Ma che arriva al termine di un’istruttoria avviata dagli uffici comunali a giugno, attraverso il confronto con la Questura e la raccolta delle segnalazioni di cittadini ed esercenti. Dunque, il problema era noto da tempo. Le criticità erano state segnalate, gli episodi documentati e la questione affrontata anche in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Ed è proprio qui che si apre il nodo politico. Se le difficoltà erano conosciute da mesi, quanto hanno dovuto aspettare i residenti prima di vedere una risposta? E quanto tempo ancora dovrà trascorrere prima che una misura temporanea diventi parte di una strategia stabile? La sicurezza urbana non si misura soltanto con il numero delle ordinanze firmate, ma anche con la tempestività con cui le istituzioni reagiscono alle richieste della comunità.
La vicesindaca Valeria Fadda difende la scelta, spiegando che l’ordinanza consente di rafforzare la capacità d’intervento delle Forze dell’ordine e risponde alle criticità documentate. «Il nostro obiettivo è tutelare chi vive la città, chi la frequenta e chi vi lavora», sottolinea, precisando che il provvedimento non intende confondere le responsabilità di chi crea problemi con quelle delle attività economiche che operano regolarmente.
Un chiarimento importante, perché il divieto non riguarda la vendita di alcolici e non è diretto contro bar, minimarket o altri esercizi commerciali. Restano escluse le aree autorizzate alla somministrazione, comprese le pertinenze esterne regolarmente autorizzate, così come le manifestazioni, le fiere e gli eventi autorizzati o patrocinati dal Comune, nei limiti previsti dall’ordinanza.
Chi viola il divieto rischia una sanzione amministrativa da 500 a 5.000 euro, salvo che il fatto costituisca reato. È previsto il pagamento in misura ridotta di 1.000 euro entro 60 giorni dalla contestazione o dalla notificazione.
Numeri che danno la misura della severità del provvedimento. Ma una sanzione, da sola, non risolve ogni problema: servono controlli effettivi, interventi tempestivi e continuità nell’azione amministrativa. Altrimenti il rischio è quello di ottenere un risultato temporaneo, destinato a esaurirsi quando scadranno i 30 giorni.
La stessa Amministrazione riconosce che la misura è soltanto un passaggio in attesa della modifica del Regolamento comunale di Polizia urbana. L’obiettivo dichiarato è arrivare a una disciplina più organica e strutturale. È questo, in fondo, il punto decisivo: Aosta ha bisogno di risposte che non si esauriscano in un’ordinanza a tempo, ma che diventino una presenza concreta e costante delle istituzioni sul territorio.
Il confronto con gli operatori economici, riuniti domenica 18 ottobre, ha evidenziato una situazione che riguarda anche chi lavora regolarmente. Schiamazzi, comportamenti incivili e problemi negli spazi circostanti possono danneggiare l’immagine degli esercizi e allontanare la clientela. Gli stessi esercenti hanno manifestato disponibilità a collaborare, riconoscendo che il problema non si risolve scaricando le responsabilità da una parte all’altra.
Parallelamente, il Comune sta ampliando la videosorveglianza. Nuove telecamere sono già state attivate in via Festaz, nella zona della Torre del Lebbroso, in piazza della Repubblica, alla fermata dell’autobus tra via Festaz e piazza Plouves, nell’area collinare del Coutumier e in via Monte Solarolo.
Altre installazioni sono previste in piazza Cavalieri di Vittorio Veneto, nell’area dei parcheggi dell’Arco d’Augusto, tra via Gramsci e via Losanna e nel perimetro dell’ex scuola di piazzetta Soldats de la Neige. Un intervento presso l’isola ecologica di via Caduti è programmato tra novembre e dicembre. A questi punti si aggiungono nuove aree di osservazione individuate in via Festaz, all’angolo con via Bramafam, nella piazzetta di via Bramafam vicino ai giardini e nella piazzetta di via Trèves. Si valuta inoltre l’impiego di ulteriori sistemi mobili.
La videosorveglianza, tuttavia, non può diventare l’unica risposta. Le telecamere aiutano a controllare e documentare, ma non sostituiscono la manutenzione degli spazi pubblici, l’illuminazione adeguata, la pulizia delle strade e una presenza riconoscibile delle istituzioni. Per questo il Comune annuncia anche interventi di rigenerazione urbana e una collaborazione con la Regione per sviluppare attività di educativa di strada, con l’obiettivo di prevenire comportamenti problematici e affrontare le situazioni di fragilità.
Il sindaco Raffaele Rocco insiste proprio sulla necessità di un’azione complessiva: «La vivibilità di una città si costruisce con un insieme di azioni coerenti». E aggiunge che servono spazi pubblici curati, quartieri accessibili e una collaborazione stabile tra istituzioni, cittadini e operatori economici. Il primo cittadino riconosce inoltre che «a volte, i processi sono lunghi e nascosti».
È una considerazione che apre una riflessione inevitabile. I procedimenti amministrativi possono richiedere tempo, le verifiche sono necessarie e le decisioni devono rispettare le regole. Ma quando il disagio viene segnalato ripetutamente, la lentezza rischia di trasformarsi in distanza tra istituzioni e cittadini. E quella distanza alimenta sfiducia, soprattutto quando le persone hanno la sensazione di dover convivere a lungo con problemi che avrebbero richiesto risposte più rapide.
Meglio intervenire adesso che continuare a rimandare. Ma il vero banco di prova comincia oggi. L’ordinanza dovrà essere applicata, le sanzioni dovranno essere accompagnate da controlli e gli interventi annunciati dovranno tradursi in risultati verificabili. Soprattutto, alla scadenza dei 30 giorni, non si potrà semplicemente tornare al punto di partenza.
Aosta non chiede soltanto più divieti: chiede spazi pubblici vivibili, regole rispettate e istituzioni capaci di ascoltare e agire in tempi ragionevoli. La sicurezza non è uno slogan e il decoro non è una questione estetica. Sono condizioni che incidono sulla qualità della vita, sulla libertà di frequentare le strade e le piazze, sull’attività commerciale e sulla fiducia dei cittadini.
L’ordinanza è un primo passo. La vera domanda, però, resta quella che accompagna questa vicenda fin dall’inizio: se i problemi erano noti già a giugno, perché Aosta ha dovuto aspettare ottobre per intervenire? La risposta non arriverà dalle dichiarazioni, ma dalla capacità di trasformare questa stretta temporanea in un cambiamento concreto e duraturo.