Chez Nous - 17 ottobre 2026, 08:00

Personnes à mobilité réduite et personnes cynophobes discriminées

Disabili motori e cinofobici discriminati

Ad Aosta, sulla ciclabile tra il Palaghiaccio e Gressan, sembra vigere la repubblica dei cani. E mentre i proprietari incivili fanno ciò che vogliono, chi dovrebbe intervenire continua a tacere.

C'è una domanda che, ad Aosta, qualcuno dovrebbe finalmente porsi: ma gli spazi pubblici appartengono a tutti oppure sono diventati proprietà privata di chi possiede un cane?

La domanda non è provocatoria per il gusto di esserlo. Nasce da una situazione che si ripete lungo il tratto di percorso ciclopedonale tra il Palaghiaccio e Gressan, dove quella che dovrebbe essere una pista utilizzabile da pedoni, ciclisti e persone con difficoltà motorie assomiglia sempre più a una pista cinofila. Cani lasciati liberi, proprietari che sembrano considerare ogni richiamo al rispetto delle regole un'intollerabile ingerenza e cittadini costretti a fare i conti con una maleducazione che, troppo spesso, resta impunita.

Il problema non è avere un cane. Il problema è credere che averne uno autorizzi a ignorare tutti gli altri.

Pensiamo, innanzitutto, alle persone in carrozzina. Per loro, spostarsi non è una passeggiata. Le mani servono a spingere le ruote, a mantenere l'equilibrio, a governare la carrozzina. Quando il percorso è sporco di deiezioni canine, non si tratta di un semplice fastidio: si aggiunge un problema igienico concreto a una condizione di mobilità già complicata. Chi cammina può magari scansare un escremento con un passo laterale. Chi si muove in carrozzina deve fare i conti anche con le ruote che attraversano lo sporco e con le mani che, inevitabilmente, entrano in contatto con le superfici utilizzate per spostarsi.

È questa l'idea di spazio pubblico inclusivo che vogliamo ad Aosta? È questo il rispetto che riserviamo alle persone più fragili?

Poi ci sono coloro che hanno paura dei cani. Una paura che non deve necessariamente essere condivisa da tutti per meritare rispetto. C'è chi si sente perfettamente a proprio agio in presenza di un animale e chi, invece, prova un'autentica angoscia quando gli si avvicina un cane, soprattutto se di grossa taglia e senza guinzaglio. Anche queste persone hanno il diritto di camminare tranquillamente, senza essere costrette a cambiare strada, a fermarsi o a vivere ogni incontro come una potenziale minaccia.

E invece, troppo spesso, sembra che il problema siano loro. Sono loro a doversi spostare, a dover sopportare, a dover stare zitti. Perché il padrone ha diritto di lasciare libero il proprio animale, mentre chi manifesta disagio viene trattato come un rompiscatole.

Un rovesciamento inaccettabile delle regole della convivenza civile.

Nei giorni scorsi ho assistito personalmente a una scena emblematica. Un anziano ha chiesto a un proprietario che conduceva tre o quattro cani di grossa taglia di tenerli al guinzaglio. Una richiesta di buon senso, formulata per tutelare la propria tranquillità e quella degli altri. La risposta? Un'aggressione verbale e persino uno spintone.

Ecco a cosa siamo arrivati: chi chiede il rispetto delle regole rischia di essere aggredito da chi quelle regole dovrebbe rispettarle.

Non basta indignarsi. Bisogna chiedersi dove siano i controlli, dove sia la vigilanza e soprattutto dove sia finita la volontà di far rispettare le disposizioni che regolano l'utilizzo di un percorso pubblico. Perché se un cittadino non può nemmeno chiedere a un proprietario di tenere al guinzaglio i propri animali senza rischiare un'aggressione, allora il problema non riguarda più soltanto i cani. Riguarda la sicurezza e la qualità della convivenza civile.

A rendere la situazione ancora più incomprensibile è la scomparsa, almeno per quanto ho potuto constatare, dei cartelli che vietavano la presenza dei cani lungo quel percorso. Sono stati rimossi? Sono stati dimenticati? È cambiata la disciplina? E, soprattutto, chi ha deciso che cosa debba valere oggi?

Sono domande alle quali qualcuno, tra gli amministratori e gli uffici competenti, dovrebbe rispondere. Non è accettabile che i cittadini debbano affidarsi alle interpretazioni personali dei proprietari o alla loro buona volontà, ammesso che ci sia.

Se il percorso è aperto alla circolazione pedonale e ciclistica, devono esserci regole chiare, segnaletica coerente e controlli effettivi. Se i cani possono transitare, occorre comunque far rispettare gli obblighi previsti e garantire la sicurezza degli altri utenti. Se invece esistono divieti specifici, devono essere resi visibili e applicati. Quello che non può esistere è una zona franca nella quale ognuno si comporta come gli pare.

E qui la responsabilità di chi amministra diventa evidente. Le regole non servono a decorare i cartelli: servono a essere fatte rispettare. Se vengono ignorate sistematicamente, se la segnaletica scompare e se nessuno interviene, il messaggio trasmesso è devastante: chi è più prepotente può imporsi sugli altri.

La questione, del resto, non riguarda soltanto la ciclabile. Proprio ieri, in un supermercato di Aosta, è scoppiato un gran baccano tra due cani che abbaiavano da un carrello all'altro. Una scena che la dice lunga sulla leggerezza con cui alcuni proprietari ritengono normale portare i propri animali ovunque, anche quando la loro presenza può creare disturbo o problemi agli altri clienti.

Fortunatamente, alla Cidac vige il divieto di ingresso per i cani. Una scelta che, almeno in questo caso, stabilisce un confine chiaro e impedisce che un luogo destinato alla spesa si trasformi in un'arena improvvisata.

E viene quasi da sorridere amaramente: forse, in certe circostanze, i quattrozampe sono persino più educati e civili dei bipedi umani che li accompagnano. Perché un cane si comporta secondo la propria natura, mentre il suo padrone dovrebbe essere in grado di esercitare responsabilità, controllo e rispetto per il prossimo.

Sia chiaro: non è una guerra contro gli animali. I cani meritano cura e rispetto. Ma proprio perché sono animali, la responsabilità del loro comportamento ricade sui proprietari. Non si può pretendere che siano gli altri cittadini a pagare il prezzo della mancanza di educazione di chi li conduce.

La vera domanda, allora, è rivolta a chi ha il compito di amministrare e vigilare: fino a quando si intende tollerare questa situazione? Quanti disabili in carrozzina devono fare i conti con percorsi sporchi? Quante persone devono rinunciare a una passeggiata perché temono di incontrare cani lasciati liberi? Quanto ancora deve sopportare un anziano prima che qualcuno decida che le regole valgono per tutti?

Non servono grandi piani strategici, commissioni interminabili o dichiarazioni di principio. Servono cartelli chiari, pulizia, controlli e sanzioni quando previste. Serve la presenza di chi ha il dovere di intervenire. E serve, soprattutto, la consapevolezza che la libertà di un cittadino finisce dove comincia il diritto degli altri a vivere tranquillamente gli spazi comuni.

La repubblica dei cani non può sostituirsi alla comunità dei cittadini.

Aosta non può permettersi che le persone con disabilità, gli anziani e chiunque abbia paura dei cani siano trattati come cittadini di serie B. Non può accettare che la prepotenza di pochi proprietari condizioni la libertà di tutti gli altri.

Chi deve intervenire intervenga. Chi deve ripristinare la segnaletica lo faccia. Chi deve controllare controlli.

Perché il rispetto delle regole non è un optional e la tutela dei più fragili non è una gentile concessione. È un dovere. E quando chi è chiamato a garantirlo resta a guardare, il silenzio diventa una forma di complicità con il disordine.

Disabili motori e cinofobici discriminati

À Aoste, sur la piste cyclable et piétonne entre le Palais des Glaces et Gressan, les chiens semblent parfois être les véritables maîtres des lieux. Les déjections canines compliquent la vie des personnes en fauteuil roulant, tandis que les chiens laissés sans laisse suscitent inquiétude et peur chez certains usagers.

Ces derniers jours, un homme âgé qui demandait à un propriétaire de tenir en laisse ses trois ou quatre grands chiens a été victime d’une agression verbale et bousculé. Un épisode révélateur d’un manque de civisme préoccupant.

La disparition apparente des panneaux d’interdiction soulève également des questions : qui est chargé de faire respecter les règles et pourquoi les contrôles semblent-ils insuffisants ?

Le problème ne concerne pas les chiens eux-mêmes, mais l’irresponsabilité de certains propriétaires et l’inaction de ceux qui devraient garantir la sécurité et la propreté des espaces publics. L’épisode récent dans un supermarché d’Aoste, où deux chiens se sont mis à aboyer bruyamment d’un chariot à l’autre, illustre également les limites d’une cohabitation sans règles claires. Heureusement, la Cidac interdit l’accès aux chiens.

Au fond, il arrive que les quadrupèdes soient plus civilisés que les humains qui les accompagnent.

Les espaces publics appartiennent à tous, pas seulement aux propriétaires de chiens. Les personnes handicapées, les personnes âgées et celles qui ont peur des chiens ne peuvent pas être reléguées au second plan. Il est temps que les autorités interviennent, rétablissent des règles claires et garantissent leur respect. La civilité n’est pas facultative et la protection des plus vulnérables est un devoir, pas une faveur.

piero.minuzzo@gmail.com