Tra cambiamenti climatici, ghiacciai che scompaiono e temperature sopra la media, l'Italia continua a combattere l'inverno con le norme di un altro secolo. E se, visto che piove tanto, Salvini decidesse di imporre anche salvagente e pagaie a bordo delle automobili?
C'è qualcosa di profondamente italiano nella capacità di complicare le cose semplici e di trasformare il buon senso in un optional. Siamo il Paese in cui le leggi si moltiplicano, i regolamenti si sovrappongono e gli obblighi resistono anche quando la realtà, con una certa ostinazione, si permette di cambiare.
Prendiamo il caso degli pneumatici invernali o delle catene da neve, che dal 15 ottobre interessano anche la Valle d'Aosta e altre regioni italiane, sulle strade e nei tratti soggetti alle relative ordinanze. Una disposizione nata con un obiettivo condivisibile: garantire la sicurezza degli automobilisti quando le condizioni meteorologiche diventano difficili. Perché sulla sicurezza stradale non si scherza e nessuno, tantomeno chi vive in montagna, ha intenzione di sottovalutare i rischi della neve e del ghiaccio.
Ma una domanda, forse banale, meriterebbe di essere posta: è ancora ragionevole applicare obblighi e scadenze senza interrogarsi seriamente su come stia cambiando il clima?
Sia chiaro: nessuno pretende di abolire le dotazioni invernali dove sono necessarie. In montagna il tempo può cambiare rapidamente, una nevicata improvvisa può trasformare una strada in una trappola e le temperature possono scendere sotto zero anche quando il calendario sembra annunciare tutt'altro. La sicurezza viene prima di ogni polemica.
Il problema è un altro: la capacità della politica di aggiornare le proprie regole alla luce della realtà, senza trasformare una misura preventiva in un adempimento automatico, scollegato dalle condizioni effettive dei territori.
Mentre il ministro Matteo Salvini interviene ripetutamente sul Codice della strada, tra nuove disposizioni, sanzioni e proclami sulla sicurezza, sarebbe interessante sapere se qualcuno, nei palazzi romani, abbia trovato il tempo di interrogarsi anche sull'assurdità di certe rigidità. Non basta cambiare una norma per dimostrare di governare un problema. Talvolta governare significa anche avere il coraggio di rivedere una regola, valutarne l'efficacia e correggerla quando le circostanze lo richiedono.
E qui entra in scena il clima, questo scomodo interlocutore che non legge le circolari ministeriali e non si preoccupa delle date fissate nei calendari amministrativi.
Le temperature sono spesso superiori alle medie stagionali, le nevicate in molte località montane sono diventate meno regolari e i ghiacciai arretrano sotto gli occhi di tutti. La crisi climatica non è una teoria inventata per animare qualche convegno: è un fenomeno documentato, che modifica gli equilibri ambientali e pone problemi concreti alle comunità alpine.
Eppure, mentre il paesaggio cambia, alcune regole sembrano vivere in una dimensione parallela, come se le stagioni fossero rimaste quelle di cinquant'anni fa.
Naturalmente, sarebbe sbagliato dedurre da qualche giornata mite che l'inverno sia scomparso o che la neve non tornerà più. I cambiamenti climatici non eliminano gli episodi di freddo intenso e non cancellano i rischi della circolazione invernale. Proprio per questo servirebbe una politica capace di distinguere, valutare e programmare, anziché limitarsi a imporre obblighi indistintamente.
Il paradosso, però, diventa ancora più divertente quando si guarda al calendario del riscaldamento domestico. In molte città, mentre le temperature restano sopra la media, si avvicina o scatta il momento in cui è consentito accendere gli impianti secondo le disposizioni previste per la propria zona climatica. Da una parte si teme il freddo sulla strada, dall'altra ci si prepara a riscaldare le case secondo date prestabilite. Il calendario, insomma, sembra avere più autorità del termometro.
E allora viene spontaneo chiedersi: non sarebbe più intelligente costruire regole capaci di tenere conto, entro limiti chiari e verificabili, delle condizioni meteorologiche reali? Naturalmente senza lasciare ogni decisione all'improvvisazione del singolo automobilista, ma utilizzando criteri tecnici, informazioni aggiornate e ordinanze territoriali coerenti con i rischi effettivi.
Perché la sicurezza non si garantisce soltanto imponendo un obbligo. Si garantisce anche spiegando perché quell'obbligo è necessario, dove lo è davvero e in quali circostanze deve essere applicato.
E se vogliamo concederci un pizzico di ironia, visto che le piogge abbondanti e gli eventi meteorologici estremi occupano ormai sempre più spesso le cronache, potremmo suggerire al ministro Salvini una nuova modifica del Codice della strada: dal 15 ottobre, oltre alle catene da neve, salvagente e pagaie obbligatori a bordo di ogni automobile.
Non si sa mai. Una strada allagata potrebbe sempre trasformarsi in un canale navigabile e un automobilista previdente dovrebbe essere pronto a tutto. Magari, per completare il quadro, potremmo aggiungere una piccola ancora nel bagagliaio e un corso accelerato di navigazione per il conseguimento della patente.
Sarebbe assurdo, naturalmente. Proprio come sarebbe assurdo pensare che una norma possa essere efficace soltanto perché esiste.
Ma dietro la battuta c'è una questione seria: l'Italia ha bisogno di leggi comprensibili, proporzionate e capaci di adattarsi ai cambiamenti. Non di una produzione continua di disposizioni che finiscono per alimentare la sensazione che la burocrazia sia diventata un fine, anziché uno strumento al servizio dei cittadini.
E in Valle d'Aosta il tema assume un significato particolare. Vivere in montagna significa conoscere la neve, rispettare il ghiaccio, sapere che la prudenza non è mai troppa. Ma significa anche confrontarsi quotidianamente con un territorio che cambia, con infrastrutture da mantenere, costi da sostenere e condizioni ambientali che non sono quelle delle grandi città di pianura.
La montagna non ha bisogno di essere trattata come un territorio da amministrare a distanza, applicando automaticamente schemi pensati altrove. Ha bisogno di attenzione, competenza e autonomia nelle decisioni che riguardano le sue specificità. Le regole nazionali possono stabilire principi comuni, ma l'applicazione concreta deve saper valorizzare le conoscenze e le esigenze dei territori.
L'autonomia, del resto, non significa sottrarsi alle regole. Significa anche poter contribuire a costruirle meglio, sulla base dell'esperienza di chi vive e lavora in montagna.
Forse, dunque, prima di pensare alla prossima modifica del Codice della strada, sarebbe utile che il ministro Salvini e i suoi collaboratori si ponessero una domanda elementare: le norme che imponiamo rispondono ancora ai problemi che vogliamo risolvere?
Se la risposta è sì, si spieghi ai cittadini perché. Se la risposta è no, si abbia il coraggio di cambiare.
Perché mentre i ghiacciai si sciolgono, il clima cambia e le stagioni diventano sempre meno prevedibili, non possiamo permetterci che a restare immobili siano proprio le istituzioni.
Altrimenti, prima o poi, ci toccherà davvero montare le catene sotto il sole, accendere il riscaldamento con le finestre aperte e tenere una pagaia accanto al triangolo di emergenza.
E a quel punto non sapremo più se siamo di fronte a una norma di sicurezza o a una commedia dell'assurdo.
Appunto: assurdità.
Assurdità
Le 15 octobre, les chaînes à neige. Bientôt, les pagaies ?
En Italie, le climat change, les glaciers fondent, les températures dépassent les normales saisonnières… mais la bureaucratie, elle, ne fond jamais !
À partir du 15 octobre, pneus d’hiver ou chaînes à bord : la consigne s’applique sur certaines routes, y compris dans la Vallée d’Aoste. Peu importe que le soleil brille et que la neige se fasse attendre : le calendrier administratif, lui, ne connaît pas le réchauffement climatique.
Pendant ce temps, Matteo Salvini continue de modifier le Code de la route. Mais qui osera lui suggérer de vérifier si ses règles sont encore adaptées à la réalité ?
Puisque les pluies abondantes menacent désormais nos routes, une idée s’impose : Monsieur Salvini, pourquoi ne pas rendre obligatoires un gilet de sauvetage et une pagaie dans chaque voiture ?
On ne sait jamais : demain, les automobilistes risquent de devoir choisir entre monter les chaînes et sortir les rames.
En Italie, le climat se dérègle, mais la réglementation reste parfaitement à l’heure.
La planète change. La bureaucratie, elle, roule en pilote automatique.