Unificare le competenze, razionalizzare l’impiego delle risorse pubbliche e dare maggiore forza alla ricerca scientifica valdostana. È questa la prospettiva al centro del disegno di legge che istituisce il Centro unificato di ricerca scientifica della Valle d’Aosta (Curs VdA), il cui esame è stato avviato dalle Commissioni consiliari III «Assetto del territorio» e IV «Sviluppo economico». Il provvedimento punta a riunire in un’unica struttura realtà già operative, con l’ambizione di rendere il sistema della ricerca più coordinato, riconoscibile e competitivo.
Nel corso dei lavori, le Commissioni hanno nominato relatore del disegno di legge il consigliere Michel Martinet (UV). Il testo, presentato dalla Giunta regionale il 28 settembre, è composto da 10 articoli e definisce l’assetto organizzativo e giuridico del nuovo soggetto, destinato a diventare un punto di riferimento unitario per le attività di ricerca scientifica sul territorio regionale.
Il progetto prevede la fusione per incorporazione della Fondazione Clément Fillietroz nella Fondazione Montagna Sicura. Quest’ultima manterrà la propria natura giuridica di fondazione di diritto privato in controllo pubblico, senza scopo di lucro. La scelta punta quindi a concentrare le attività all’interno di una struttura già esistente, evitando la costituzione di un nuovo ente e cercando di garantire una maggiore integrazione delle risorse, delle professionalità e delle competenze.
La Fondazione Clément Fillietroz è legata in particolare alla valorizzazione scientifica e divulgativa dell’Osservatorio astronomico della Valle d’Aosta, mentre la Fondazione Montagna Sicura opera nei campi della sicurezza in montagna, della ricerca applicata e dello studio dei fenomeni naturali e dei cambiamenti climatici in ambiente alpino. L’integrazione di queste esperienze si inserisce in una strategia più ampia, che mira a mettere in rete competenze scientifiche differenti e a rafforzare il rapporto tra ricerca, territorio e innovazione.
Il nodo centrale è il superamento della frammentazione organizzativa, attraverso la creazione di un soggetto unitario capace di rappresentare la ricerca valdostana nei contesti nazionali e internazionali. «Il Centro unificato consentirà di valorizzare le competenze e le strutture già presenti, razionalizzare l’impiego delle risorse pubbliche, evitare duplicazioni organizzative e rafforzare la capacità di attrarre finanziamenti e personale qualificato», aggiungono Jordan e Borre.
La sfida, dunque, non si esaurisce nella riorganizzazione amministrativa delle due fondazioni. Per una regione di dimensioni contenute come la Valle d’Aosta, disporre di una struttura scientifica più coordinata potrebbe rappresentare un’opportunità per consolidare le collaborazioni con università, centri di ricerca e istituzioni specializzate, oltre che per partecipare con maggiore efficacia ai programmi di finanziamento nazionali ed europei. In un contesto nel quale la ricerca richiede professionalità altamente qualificate, continuità progettuale e capacità di fare rete, la dimensione organizzativa può incidere sulla possibilità di sviluppare nuove attività e trattenere competenze sul territorio.
Josette Borre
Resta ora da seguire il percorso consiliare del disegno di legge, con l’esame dei contenuti e delle modalità concrete attraverso cui il nuovo Centro dovrebbe operare. Sarà importante capire come verranno integrate le attività delle due fondazioni, quali priorità scientifiche saranno individuate e in che modo verranno misurati i risultati dell’operazione. L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare la razionalizzazione delle strutture in un rafforzamento effettivo della ricerca valdostana, con ricadute sullo sviluppo, sull’innovazione e sulla capacità della regione di affrontare le sfide ambientali e tecnologiche che interessano l’arco alpino.