La crisi dei supermercati nel centro di Aosta rischia di diventare il simbolo di un problema più ampio: quale futuro attende il commercio cittadino, stretto tra la crescita delle superfici di vendita nella cintura e la progressiva perdita di attività nei quartieri? La chiusura del Carrefour di corso Battaglione e la prospettiva di cessazione del punto vendita di piazza Plouves riportano in primo piano una questione che non riguarda soltanto le singole aziende, ma anche l’occupazione, la qualità della vita urbana e la capacità del capoluogo di mantenere servizi essenziali per residenti e visitatori.
A lanciare l’allarme è Confcommercio Valle d’Aosta, che chiede misure urgenti per evitare un ulteriore indebolimento della rete commerciale. Le attività interessate sono presenti da molti anni sul territorio e la loro crisi lascia oltre 40 lavoratori in una situazione di incertezza. A pagare le conseguenze di eventuali chiusure definitive sarebbero anche le famiglie, gli anziani e i turisti, compresi gli ospiti delle case vacanza, che hanno bisogno di punti vendita accessibili per la spesa quotidiana.
Il presidente di Confcommercio Valle d’Aosta, Graziano Dominidiato, individua nell’espansione dei supermercati nella cintura uno dei fattori che meritano una riflessione politica e amministrativa. «Questa situazione impone una riflessione sulle conseguenze del continuo proliferare di supermercati nella cintura di Aosta, da Sarre a Saint-Christophe», afferma Dominidiato. Secondo l’associazione, la crescita dell’offerta commerciale nelle aree periferiche contribuisce a distribuire la domanda su un numero sempre maggiore di superfici, mettendo sotto pressione gli esercizi esistenti e accentuando le difficoltà dei negozi del capoluogo.
È una lettura che chiama direttamente in causa le scelte di programmazione urbanistica e commerciale. Per Confcommercio, infatti, non si può affrontare la crisi dei punti vendita cittadini senza interrogarsi sull’equilibrio complessivo della rete commerciale e sugli effetti delle nuove aperture. Il rischio denunciato è quello di un progressivo impoverimento del tessuto economico urbano, con un numero crescente di locali inutilizzati e una riduzione dei servizi disponibili nei quartieri.
In questo quadro si inserisce la netta contrarietà dell’associazione alla realizzazione di un’ulteriore media struttura di vendita nel quartiere Dora. «Ribadiamo che non vediamo la necessità di un altro supermercato», sottolinea Dominidiato, avvertendo che una nuova apertura potrebbe aggravare le difficoltà delle strutture già presenti e dei negozi di Aosta. «Una nuova apertura rischierebbe di aggravare le criticità delle strutture commerciali già presenti e dei negozi di Aosta, innescando un effetto domino le cui dimensioni oggi non sono valutabili», aggiunge il presidente.
La questione, dunque, supera il confronto tra operatori economici e investimenti commerciali. Al centro c’è una scelta di indirizzo politico: stabilire se lo sviluppo della distribuzione debba essere valutato soltanto sulla base delle nuove opportunità di mercato oppure anche considerando la tenuta delle attività esistenti, l’occupazione e la disponibilità di servizi nei diversi quartieri. Per Confcommercio, le decisioni devono partire dai bisogni della città e dalla sostenibilità della rete commerciale già presente, evitando che la competizione tra superfici di vendita finisca per indebolire ulteriormente il centro urbano.
L’associazione auspica una soluzione in tempi brevi che permetta di riaprire le attività interessate, salvaguardando posti di lavoro e servizi. La preoccupazione riguarda, tuttavia, l’intero sistema economico cittadino: non soltanto i supermercati, ma anche i piccoli negozi, i pubblici esercizi e i minimarket che garantiscono una presenza commerciale diffusa. «Ogni vetrina chiusa, che si tratti di un negozio di vicinato, di un pubblico esercizio, di un supermercato o un minimarket di prossimità, impoverisce la nostra città», afferma Dominidiato.
Da qui la richiesta di proseguire il confronto con il Comune di Aosta e la Regione Valle d’Aosta, individuando le aree più esposte alla perdita di punti vendita e approfondendo le condizioni necessarie per assicurare la continuità delle attività esistenti e favorire il recupero degli spazi commerciali inutilizzati. Tra gli aspetti da affrontare figurano l’accessibilità pedonale, i collegamenti con il trasporto pubblico, la possibilità di soste brevi gratuite e la sostenibilità dei costi di gestione.
Proprio la sosta gratuita nelle aree centrali viene indicata da Confcommercio come uno degli strumenti da valutare per rendere più agevole l’accesso alle attività commerciali. Una misura che, nelle intenzioni dell’associazione, dovrebbe inserirsi in una strategia più ampia, capace di affrontare contemporaneamente mobilità, attrattività del centro e sopravvivenza degli esercizi di prossimità.
Il messaggio lanciato da Confcommercio è quindi rivolto direttamente alle istituzioni: la desertificazione commerciale non è soltanto una questione di serrande abbassate, ma un problema che investe il modello di città e le scelte di sviluppo del territorio. Se la crisi dei punti vendita non verrà affrontata con interventi concreti, il rischio denunciato è quello di perdere progressivamente servizi, occupazione e luoghi di riferimento per la comunità. La richiesta è di agire prima che le chiusure diventino definitive e che il recupero del tessuto commerciale risulti ancora più difficile.