CRONACA - 07 ottobre 2026, 16:18

Ora solare per sempre, la scienza dà ragione alle “allodole”

Un’analisi pubblicata sul Canadian Medical Association Journal indica nell’ora solare permanente l’opzione più coerente con i ritmi biologici. La luce del mattino aiuterebbe a sincronizzare l’orologio circadiano, mentre quella serale tenderebbe a ritardarlo. Una conclusione che riaccende anche in Europa il dibattito sull’abolizione del cambio stagionale dell’ora

C’è una domanda che torna puntualmente ogni autunno, insieme alle giornate che si accorciano: se davvero dovessimo scegliere un solo orario per tutto l’anno, sarebbe meglio conservare l’ora solare oppure l’ora legale? La risposta che arriva dalla ricerca scientifica sembra dare ragione alle cosiddette allodole, cioè a chi ama alzarsi presto, e meno ai gufi, gli irriducibili della sera. La luce del mattino, infatti, avrebbe un ruolo decisivo nel mantenere sincronizzato il nostro orologio biologico.

Il ritorno all’ora solare si avvicina. Tra sabato 24 ottobre e domenica 25, alle 3 di notte, le lancette dell’orologio dovranno essere spostate indietro di un’ora. Un appuntamento ormai tradizionale, ma sempre più discusso. Da una parte ci sono coloro che apprezzano la luce fino a tardi e vedono nell’ora legale permanente un’opportunità per avere più ore luminose dopo il lavoro e la scuola. Dall’altra ci sono quanti preferiscono avere più luce al mattino, soprattutto nei mesi invernali.

Il dibattito è particolarmente acceso in Canada, dove alcune giurisdizioni stanno valutando la possibilità di abbandonare il cambio stagionale e adottare un orario unico e permanente. La questione, però, è tutt’altro che secondaria: non si tratta soltanto di decidere se spostare o meno le lancette, ma di stabilire quale orario mantenere per 12 mesi l’anno.

Secondo un’analisi pubblicata sul Canadian Medical Association Journal, la maggior parte delle evidenze scientifiche porta verso l’adozione permanente dell’ora solare. Raymond Lam, professore di Psichiatria all’Università della Columbia Britannica di Vancouver e primo autore dello studio, osserva che eliminare il cambio dell’ora risolverebbe certamente un problema, ma ne aprirebbe immediatamente un altro: quale orario scegliere? La risposta dei ricercatori è legata soprattutto alla fisiologia umana. «Le evidenze scientifiche indicano l’ora solare come l’opzione preferibile, soprattutto perché la luce del mattino è fondamentale per i nostri orologi biologici, per il sonno e per l’umore», spiega Lam.

Le due alternative, naturalmente, presentano vantaggi e svantaggi. L’ora legale permanente consentirebbe di avere più luce nelle ore serali, favorendo attività all’aperto, socializzazione, spostamenti e alcune attività economiche. Il prezzo da pagare sarebbe però un’alba posticipata di un’ora, soprattutto penalizzante durante l’inverno. Per molte persone significherebbe svegliarsi, andare a scuola o al lavoro e utilizzare i mezzi di trasporto quando fuori è ancora buio.

Ed è proprio qui che entra in gioco la cronobiologia. «La luce mattutina aiuta a sincronizzare l’orologio circadiano dell’organismo, mentre la luce serale tende a ritardarlo», spiegano gli autori dell’analisi. Mantenere permanentemente l’ora legale significherebbe quindi ridurre l’esposizione alla luce nelle prime ore della giornata e aumentarne quella serale, rendendo più difficile l’allineamento del nostro ritmo biologico durante l’inverno.

Ralph Mistlberger, professore di Psicologia alla Simon Fraser University di Vancouver, sintetizza il meccanismo in termini ancora più chiari: «I nostri orologi biologici necessitano della luce mattutina per mantenersi sincronizzati con il ciclo di 24 ore». Spostare quella luce un’ora più avanti, sostiene il ricercatore, rischierebbe di creare ulteriori difficoltà proprio nei mesi in cui le mattine sono già naturalmente più buie.

La questione non riguarda soltanto la sensazione di essere più o meno riposati. Gli effetti potrebbero coinvolgere anche l’umore e la qualità del sonno. In Canada si stima che tra l’1% e il 3% della popolazione soffra di disturbo affettivo stagionale, mentre fino al 15% sperimenta variazioni stagionali più lievi nell’umore, nel sonno, nell’appetito e nei livelli di energia.

Particolarmente esposti potrebbero essere bambini e adolescenti. La pubertà tende infatti a spostare naturalmente in avanti l'orario del sonno, mentre l'inizio delle lezioni resta generalmente fissato nelle prime ore del mattino. Un’ora legale permanente potrebbe quindi accentuare la difficoltà di conciliare ritmi biologici e orari sociali.

Tra le categorie considerate più vulnerabili figurano anche i lavoratori impegnati in turni o con orari di inizio molto anticipati, gli utenti del trasporto pubblico, pedoni e ciclisti, oltre alle persone che vivono nelle aree rurali o nelle comunità a basso reddito, dove illuminazione e infrastrutture di trasporto possono essere meno efficienti.

Patrick Baylis, professore associato alla Ubc Vancouver School of Economics, riconosce il fascino dell’ora legale permanente, soprattutto per chi desidera maggiore luminosità dopo il lavoro o la scuola. Ma, avverte, «tali benefici serali vanno soppesati rispetto alle evidenze che collegano uno spostamento in avanti dell’orario solare a una riduzione del sonno, a una minore produttività e a risultati scolastici peggiori».

A rafforzare le cautele ci sono anche alcune esperienze internazionali. Gli Stati Uniti adottarono l’ora legale permanente durante la crisi energetica del 1974, ma il provvedimento durò appena un anno, anche a causa delle proteste legate al buio delle mattine invernali e ai bambini costretti a recarsi a scuola prima dell’alba. La Russia scelse l’ora legale permanente nel 2011, per poi abbandonarla nel 2014, mentre il Cile revocò la propria decisione dopo la sperimentazione avviata nel 2015.

Per i ricercatori, dunque, qualsiasi scelta politica dovrebbe essere accompagnata da un attento monitoraggio delle conseguenze. Se un governo decidesse di mantenere l’ora legale tutto l’anno, sarebbe necessario intervenire sulla sicurezza stradale e sulle infrastrutture dedicate a pedoni e ciclisti, valutare orari scolastici e lavorativi più flessibili, aumentare l’esposizione alla luce mattutina negli istituti e nei luoghi di lavoro e controllare nel tempo sonno, umore, infortuni e altri indicatori di salute.

Con l’ora solare permanente, invece, gli interventi necessari sarebbero secondo gli autori più limitati e riguarderebbero soprattutto la gestione delle serate invernali più buie e delle albe estive più anticipate.

Alexandra Choi, funzionario sanitario presso la Vancouver Coastal Health, invita quindi a considerare la gestione dell’orario non come una semplice questione amministrativa, ma come una vera politica di salute pubblica. «Le politiche relative alla gestione del tempo sono politiche di salute pubblica», sottolinea, ricordando che l’eventuale scelta dell’ora legale permanente dovrebbe essere accompagnata da misure preventive già prima del primo inverno, dalla maggiore sicurezza degli spostamenti mattutini alla flessibilità degli orari di lavoro e scuola, fino al monitoraggio del sonno, della salute mentale e degli infortuni.

La conclusione degli scienziati è dunque abbastanza netta: se l’obiettivo è davvero smettere di cambiare l’ora due volte all’anno, la scelta preferibile sarebbe quella solare, per 4 stagioni e 365 giorni l’anno. Per anni, osserva Lam, il dibattito si è concentrato sulla necessità di eliminare il cambio dell’ora in primavera e in autunno. «Ora la questione più importante è cosa accadrà la mattina successiva allo stop».

Ed è forse proprio questa la prospettiva da cui guardare il problema: non chiedersi soltanto quanta luce vogliamo conservare la sera, ma quale luce vogliamo consegnare al nostro organismo al risveglio. Perché il tempo, prima ancora di essere segnato dalle lancette, è un ritmo: e scegliere quale seguire significa decidere in quale direzione far sorgere il nostro giorno.

j-p. sa.