Riconoscere il ruolo di chi ogni giorno si prende cura di una persona fragile significa prima di tutto riconoscere una realtà sociale che non può essere compressa dentro una serie di requisiti burocratici. È da questa considerazione che Cittadinanzattiva guarda al nuovo testo sui caregiver approdato in Aula venerdì scorso, ritenendo che il provvedimento non abbia superato le principali criticità già evidenziate dall’associazione durante l’audizione dello scorso marzo davanti alla Commissione Affari sociali della Camera.
Secondo Cittadinanzattiva, infatti, rimangono aperti i nodi relativi ai requisiti di accesso e alla valutazione dell'intensità del carico assistenziale, con il rischio di introdurre una sorta di «gerarchia della cura», nella quale soltanto alcune situazioni vengono considerate sufficientemente meritevoli di riconoscimento. A questo si aggiunge un percorso burocratico giudicato particolarmente tortuoso, che rischia di aumentare ulteriormente il peso già sostenuto quotidianamente dalle famiglie.
«Restano, a nostro avviso, quattro principali criticità: il vincolo della convivenza e della distanza, il vincolo della parentela, le scarsissime tutele per i giovani caregiver e la subordinazione del sostegno economico a stringenti requisiti reddituali», afferma Maria Grazia Vacchina, segretaria di Cittadinanzattiva VdA, richiamando i punti sui quali l'associazione chiede un intervento più incisivo.
Uno dei cambiamenti contenuti nel testo riguarda la distanza tra il caregiver e la persona assistita, con l'innalzamento da 25 a 40 chilometri del limite massimo previsto tra le rispettive residenze. Una modifica che, secondo Cittadinanzattiva, rischia però di essere più formale che sostanziale. «Quaranta chilometri restano un limite troppo vincolante e non tengono conto delle diverse realtà territoriali», sottolinea Vacchina. Il problema, infatti, non sarebbe soltanto la distanza in sé, ma la possibilità concreta di raggiungere quotidianamente la persona assistita, considerando collegamenti, caratteristiche del territorio e condizioni individuali. «La cura non può essere misurata in chilometri», osserva.
Un ragionamento analogo viene fatto sul fronte economico. La soglia ISEE per accedere al contributo viene portata da 15.000 a 25.000 euro, ma per Cittadinanzattiva l'ampliamento della platea dei potenziali beneficiari non può essere considerato sufficiente se non viene accompagnato da nuove risorse. «Ampliare la platea dei potenziali beneficiari senza aumentare le risorse disponibili rischia di produrre un effetto paradossale: più persone ammesse, ma meno risorse per ciascuna», spiega Vacchina. Il rischio, secondo l'associazione, è che l'aumento della soglia ISEE finisca per distribuire le medesime risorse su un numero maggiore di persone, riducendo così il sostegno individuale invece di rafforzarlo.
Rimane inoltre il requisito legato all'intensità del carico assistenziale, che condiziona l'accesso al contributo alla presenza di un impegno di cura particolarmente elevato. Un'impostazione che, associata ai vincoli economici, potrebbe finire per trasformare il riconoscimento della funzione sociale del caregiver in una misura destinata soprattutto alle situazioni di maggiore fragilità economica. Per Cittadinanzattiva, invece, il valore della cura familiare dovrebbe essere riconosciuto nella sua complessità e non soltanto quando raggiunge determinate soglie di bisogno.
Un altro punto riguarda i giovani caregiver. Il requisito della maggiore età continua infatti a escludere i minori, nonostante anche ragazzi e ragazze possano assumere responsabilità di cura rilevanti all'interno delle proprie famiglie. «In questo modo si continuano a rendere invisibili i giovani caregiver, che possono assumere responsabilità di cura molto significative e che invece avrebbero bisogno di riconoscimento, sostegno e interventi di sollievo», evidenzia Vacchina.
La questione, secondo Cittadinanzattiva, va dunque affrontata anche dal punto di vista sociale. Le recenti vicende di cronaca, compresi episodi culminati tragicamente a Roma, hanno riportato l'attenzione sulle situazioni di isolamento e di forte pressione che possono coinvolgere le famiglie impegnate nell'assistenza di una persona malata o non autosufficiente. «Rendono evidente l'urgenza di riconoscere la funzione di cura nella sua complessità, ma soprattutto la necessità di prevedere delle misure che riducano l'isolamento sociale delle famiglie e di chiunque si prenda cura di una persona malata», conclude Vacchina.
Cittadinanzattiva conferma quindi il proprio sostegno alle mobilitazioni promosse dalle reti e dai gruppi dei caregiver, che proseguiranno anche domani, ribadendo la necessità di trasformare il riconoscimento formale del ruolo di caregiver in diritti effettivi, servizi accessibili e sostegni economici adeguati. «A queste persone e a queste organizzazioni vogliamo far sentire la nostra vicinanza. La loro mobilitazione richiama l'attenzione su una questione che non può più essere rinviata: chi si prende cura degli altri deve poter contare su diritti, servizi e sostegni concreti».
Perché la cura, alla fine, non è una distanza da calcolare né una soglia da superare: è una presenza quotidiana, spesso silenziosa, che tiene insieme le famiglie come un filo sottile, ma indispensabile.