ATTUALITÀ POLITICA - 05 ottobre 2026, 20:20

Concessioni idroelettriche, il confronto si accende: AVS rivendica il percorso, Rini replica sui fatti

La nuova norma di attuazione apre alla Valle d’Aosta la possibilità di decidere come assegnare le grandi concessioni idroelettriche. AVS rivendica il lavoro svolto negli ultimi anni e la proposta di coinvolgere Finaosta. La segretaria regionale di Forza Italia Emily Rini ribatte: «Ancora una volta i fatti li hanno smentiti» e richiama alle responsabilità di chi ha governato il dossier negli anni precedenti

Al centro Emily Rini

La norma di attuazione sulle concessioni idroelettriche è finalmente arrivata al traguardo, ma il suo approdo in Gazzetta Ufficiale non chiude la partita politica. Al contrario, la apre. E mentre la Valle d’Aosta si prepara a utilizzare una competenza destinata a incidere profondamente sulla gestione dell’acqua e sul futuro del sistema energetico regionale, il confronto tra le forze politiche comincia già a spostarsi dal merito della norma alla paternità del percorso che ha portato alla sua approvazione.

Da una parte c’è Alleanza Verdi e Sinistra Valle d’Aosta, che rivendica di avere seguito negli anni l’iter della norma di attuazione, sollecitandone più volte l’arrivo in Consiglio regionale e indicando già una possibile strada per affrontare il nodo delle concessioni. Dall’altra arriva la replica della segretaria regionale di Forza Italia, Emily Rini, che contesta apertamente la ricostruzione di AVS e invita a misurare il lavoro politico non tanto sulle dichiarazioni quanto sui risultati concreti.

Il punto di partenza, comunque, è un dato difficilmente contestabile: il decreto pubblicato il 2 ottobre 2026 entrerà in vigore il 17 ottobre e consentirà alla Valle d’Aosta di disciplinare con una propria legge le modalità di assegnazione delle grandi concessioni di derivazione d’acqua a uso idroelettrico. È una svolta di rilievo per una regione nella quale l’acqua non rappresenta soltanto una risorsa ambientale, ma anche una componente essenziale dell'economia e della strategia energetica.

La nuova disciplina lascia aperte diverse possibilità, compreso l’affidamento a società a totale controllo pubblico, nel rispetto delle norme europee sull’in house providing. Ed è proprio qui che il confronto politico diventa particolarmente interessante, perché la questione non riguarda soltanto chi gestirà le concessioni, ma quale modello energetico la Valle d’Aosta intenda costruire nei prossimi anni.

AVS ha ricordato di avere depositato il 7 luglio una proposta di legge per affidare a Finaosta un’istruttoria tecnica sulle differenti modalità di assegnazione. Nel ragionamento del movimento, un ruolo centrale potrebbe essere assunto anche da CVA, società interamente partecipata dalla Regione, considerata uno degli strumenti attraverso i quali costruire una politica energetica regionale più forte e coerente con l’obiettivo di una Valle d’Aosta «fossil fuel free».

Ma proprio la rivendicazione politica di questo percorso ha provocato la reazione di Emily Rini, che ha scelto di non entrare soltanto nel merito tecnico della norma, ma di contestare alla radice la narrazione proposta da AVS.

«Solo qualche giorno fa gli “amici” di AVS ci avevano accusati di esserci dimenticati della norma di attuazione sulle concessioni idroelettriche, arrivando a dire addirittura che vi era un’anomalia totale», afferma la segretaria regionale di Forza Italia, ricordando le critiche ricevute nei giorni precedenti. Il riferimento è alla polemica politica esplosa sull’iter della norma, quando il ritardo nella sua approvazione era stato indicato da AVS come un elemento di particolare gravità.

La pubblicazione del decreto, osserva ora Rini, cambia però il quadro. «Ancora una volta i fatti li hanno smentiti», è la sua replica, destinata inevitabilmente a riportare il dibattito su un terreno politico. Non solo, dunque, chi ha sollecitato l’arrivo della norma, ma soprattutto chi può rivendicare di aver contribuito concretamente a farla arrivare al traguardo.

La segretaria regionale di Forza Italia punta quindi il dito anche sulla precedente esperienza amministrativa. «La signora Minelli, pur essendo stata Assessore regionale all’ambiente, non mi risulta che durante il suo mandato abbia dato nessun tipo di impronta o accelerazione a questo dossier», sostiene Rini. Un’affermazione che chiama direttamente in causa Chiara Minelli e che sposta il confronto dal presente alle responsabilità politiche degli anni passati.

È una stoccata tutt’altro che secondaria. Perché dietro la discussione sulle concessioni idroelettriche si intravede infatti una questione più ampia: chi abbia realmente lavorato per trasformare una competenza prevista dallo Statuto in una possibilità concreta per la Regione. E, soprattutto, chi sarà in grado di utilizzare questa nuova leva senza trasformarla nell’ennesimo terreno di scontro tra partiti.

Rini sintetizza la propria posizione con una contrapposizione volutamente netta: «Sulla loquacità loro sono maestri di parole al vento, noi preferiamo sempre i FATTI». Una frase che va oltre la polemica contingente e rivendica una precisa impostazione politica: meno attribuzione di meriti e più attenzione ai risultati ottenuti.

Il vero banco di prova, tuttavia, è ormai davanti a tutti. Da lunedì è previsto l’esame della proposta di legge di AVS nelle Commissioni II e IV. Sarà lì che le dichiarazioni dovranno necessariamente lasciare spazio alle scelte concrete. L’istruttoria affidata a Finaosta, il possibile ruolo di CVA, le condizioni economiche delle future concessioni, la durata degli affidamenti e la tutela dell’interesse pubblico saranno temi destinati a entrare nel vivo del confronto consiliare.

Ed è proprio questo il passaggio che rende la vicenda molto più importante della polemica tra AVS e Forza Italia. La partita non è soltanto stabilire chi avesse ragione sulla tempistica della norma di attuazione. La partita vera è decidere che cosa farà la Valle d’Aosta adesso che quella competenza è finalmente disponibile.

L’acqua, in questo quadro, torna a essere una questione politica nel senso più pieno del termine. È una risorsa naturale, ma anche una fonte di energia, di entrate e di capacità industriale. Le future concessioni potranno incidere sugli equilibri finanziari della Regione, sul peso di CVA, sulla presenza pubblica nel settore energetico e sulla possibilità di utilizzare una risorsa valdostana strategica per sostenere sviluppo e transizione energetica.

Per questo il confronto appena iniziato non può esaurirsi nella contesa su chi abbia pronunciato per primo una parola o depositato per primo una proposta. La norma di attuazione, con la sua entrata in vigore il 17 ottobre, consegna alla Valle d’Aosta una responsabilità nuova: dimostrare di saper trasformare l’autonomia normativa in una scelta industriale e politica capace di produrre valore per la comunità.

Ed è qui che, alla fine, la sfida tra «parole» e «fatti» evocata da Rini dovrà misurarsi davvero. Non più sulle polemiche degli ultimi giorni, ma sulle decisioni che la Regione assumerà nei prossimi mesi. Perché sulle concessioni idroelettriche non si giocherà soltanto una partita tra maggioranza e opposizione: si giocherà una parte importante del futuro economico ed energetico della Valle d’Aosta.

pi.mi.