Sempre più spesso, di fronte alle dichiarazioni di segretari di partito, parlamentari o altri esponenti politici, la reazione degli utenti sui social passa dall’aspro dissenso alla critica personale e, in alcuni casi, all’insulto.
Una prassi che può esporre gli autori dei commenti a conseguenze legali e che sta spingendo diversi esponenti del mondo politico, soprattutto quelli maggiormente esposti pubblicamente, a monitorare con attenzione le piattaforme online attraverso i propri legali di fiducia.
Il meccanismo può scattare quando un commento supera i limiti della critica legittima e presenta profili potenzialmente diffamatori. L’utente può così ricevere una formale diffida nella quale vengono richiesti, a seconda dei casi:
- la rimozione immediata della frase o dell’espressione contestata;
- le scuse formali per iscritto;
- il pagamento di una somma di denaro, talvolta anche di diverse migliaia di euro, a titolo di risarcimento del danno e con l’obiettivo di chiudere la vicenda in via stragiudiziale.
La politica si fa con il rispetto
Il dissenso politico, anche quando è forte e radicale, non dovrebbe mai trasformarsi in un attacco personale o nella lesione della dignità altrui.
Criticare le scelte, le dichiarazioni e l’operato di un esponente politico rientra nel normale confronto democratico. Diverso è utilizzare i social per rivolgere offese personali o diffondere espressioni che possano integrare gli estremi della diffamazione.
Lo schermo di uno smartphone o di un computer non fa venir meno le responsabilità previste dalla legge. Confondere il diritto di critica con l’insulto gratuito può quindi trasformare un commento scritto impulsivamente in un contenzioso legale, con conseguenze economiche potenzialmente molto pesanti per il bilancio delle famiglie.
I consigli pratici di Federconsumatori
Per evitare di incorrere in conseguenze legali ed economiche, Federconsumatori raccomanda ai cittadini di:
Criticare i fatti, non le persone.
Contestare anche duramente le scelte, le dichiarazioni o l’operato di un parlamentare, di un amministratore o di un partito è parte del confronto politico. Occorre invece prestare attenzione alle espressioni che coinvolgono la sfera personale, la dignità o la reputazione dell’interessato.
Moderare il linguaggio.
È opportuno evitare termini volgari, minacciosi o espressioni che possano risultare gratuitamente offensive o diffamatorie.
Non sottovalutare ciò che si pubblica sui social.
Un commento pubblicato su Facebook, X, Instagram o su altre piattaforme è destinato a una platea potenzialmente molto ampia e può avere una rilevanza pubblica significativa.
In caso di diffida, non improvvisare.
Ricevere una lettera da uno studio legale non significa necessariamente dover accettare senza verifiche la somma richiesta. Allo stesso tempo, è importante non ignorare la contestazione. Il consiglio è di rivolgersi tempestivamente agli sportelli di Federconsumatori o a un professionista legale per valutare il contenuto della diffida, la fondatezza della contestazione e l’eventuale proporzionalità della richiesta economica.
Il confronto politico è un pilastro della democrazia. Ma proprio perché il confronto sia libero e aperto, è importante conoscere i propri diritti e, allo stesso tempo, le proprie responsabilità. Anche sui social.