Il quadro nazionale presenta luci e ombre. Da una parte, nel 2025 i reati ambientali accertati in Italia scendono a 35.735, con una diminuzione del 12% rispetto al 2024, a fronte di 1.460.611 controlli, aumentati dello 0,4%. Dall’altra, crescono gli illeciti amministrativi, arrivati a 77.895, con un incremento dell’11,4%. Il risultato complessivo è di 113.630 violazioni, pari a una media di 311 al giorno, ovvero 13 ogni ora.
È questa la fotografia contenuta nel nuovo rapporto di Legambiente Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia, presentato a Roma. Un rapporto che restituisce una situazione complessa: diminuiscono i reati complessivamente accertati, ma il fenomeno delle illegalità ambientali continua a rappresentare un settore nel quale criminalità organizzata, interessi economici e violazioni delle norme riescono a intrecciarsi.
E dentro questa fotografia nazionale compare anche la Valle d’Aosta. Nel 2025 nella regione sono stati accertati 91 reati ambientali, con 106 persone denunciate e 27 sequestri. Numeri assoluti lontani dalle dimensioni delle realtà maggiormente coinvolte, ma che confermano come anche il territorio valdostano rientri nel monitoraggio nazionale sulle illegalità ambientali.
Il dato va letto naturalmente in relazione alle dimensioni demografiche e territoriali della regione e non può essere confrontato semplicemente, in termini assoluti, con quello delle grandi regioni italiane. Il rapporto di Legambiente, però, inserisce anche la Valle d’Aosta all’interno di una mappa nazionale nella quale il contrasto agli illeciti ambientali passa sempre più dalla capacità di controllare le diverse filiere, intercettare i fenomeni illegali e coordinare le attività investigative e amministrative.
Seguono i reati contro gli animali, 6.930, mentre aumentano anche gli incendi boschivi e di vegetazione: 3.586 casi, il 10,7% in più rispetto all’anno precedente, con oltre 90 mila ettari andati in fumo. Diminuiscono invece i reati contro il patrimonio culturale, 2.276, mentre gli arresti legati ai traffici di opere d’arte e reperti archeologici passano dai 2 del 2024 ai 34 del 2025.
Il dato più rilevante dal punto di vista economico riguarda però il business delle ecomafie. Secondo Legambiente, nel 2025 ha raggiunto 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024. Un aumento di 2,2 miliardi che l'associazione attribuisce soprattutto alla crescita della gestione illecita dei rifiuti, delle filiere agroalimentari e del mercato delle specie protette.
Il Mezzogiorno continua a essere l'area del Paese maggiormente interessata dal fenomeno. Campania, Sicilia, Puglia e Calabria concentrano complessivamente il 44,3% dei reati ambientali accertati nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. La Campania guida la classifica con 5.636 reati, seguita dalla Sicilia con 3.726, dalla Puglia con 3.601 e dalla Calabria con 2.862.
Il fenomeno, tuttavia, non riguarda esclusivamente il Sud. Al Centro e al Nord emergono numeri significativi e dinamiche territoriali in evoluzione. Il Lazio è la prima regione del Centro con 2.358 reati, mentre la Liguria diventa la prima regione del Nord, con 1.863, superando la Lombardia, ferma a 1.822.
Anche sul fronte provinciale la fotografia è significativa. Napoli rimane al primo posto con 2.512 reati, in aumento dell’8,6%. Seguono Salerno con 1.472 e Palermo con 1.235, quest’ultima in crescita del 59,6%. Roma è quarta con 1.113, mentre Genova, con 963, è la prima provincia del Nord. Entra nella top ten Lecce, con 847 reati.
Per Legambiente resta inoltre alta l'attenzione sul rapporto tra illegalità ambientale e corruzione. Tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026 sono state censite 75 inchieste giudiziarie relative a fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale, con 1.066 persone denunciate, 307 arresti e 151 sequestri. Più della metà delle indagini, il 53,3%, ha interessato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.
Il rapporto dedica una parte importante anche alla legge sugli ecoreati, la legge 68 del 2015, che ha introdotto nel Codice penale i delitti contro l'ambiente. Nel 2025 sono stati contestati 303 casi di inquinamento ambientale, pari al 35% delle fattispecie considerate, mentre sono stati 115 i casi di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, pari al 13,3%.
Legambiente accompagna ai numeri anche una serie di proposte rivolte al Governo. Tra queste l'associazione chiede il completamento del recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente, un Piano nazionale contro l'abusivismo edilizio, maggiori risorse per le demolizioni degli immobili abusivi, il rafforzamento dei controlli ambientali e l'attuazione delle norme sul Sistema nazionale di protezione ambientale.
Tra le richieste figura anche una revisione delle regole sul subappalto a cascata, il contrasto alla corruzione negli appalti pubblici e l'estensione delle pene previste per gli incendi boschivi agli incendi di vegetazione.
«Il 2025 è stato un anno caratterizzato da diverse norme in difesa dell'ambiente che abbiamo giudicato positivamente», osserva il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, sottolineando però la necessità di rafforzare controlli e contrasto all'abusivismo edilizio. Per l'associazione, infatti, «il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti».
Il rapporto guarda con particolare attenzione anche al Piemonte, regione confinante con la Valle d'Aosta e inserita nello stesso quadro territoriale di riferimento per l'attività di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta. Nel 2025 il Piemonte ha registrato 1.306 reati ambientali, con 1.177 persone denunciate e 271 sequestri, collocandosi all'undicesimo posto nella classifica nazionale. I controlli sono stati 49.799, sostanzialmente stabili rispetto all'anno precedente.
All'interno della regione emergono soprattutto i dati di Torino e Cuneo. Torino ha registrato 299 reati, Cuneo 295, ma proprio la provincia cuneese ha superato quella torinese nel ciclo illegale del cemento, con 77 reati, e nel traffico illegale dei rifiuti, con 140. Torino presenta invece il dato più elevato per i reati contro gli animali, con 58 casi.
È soprattutto il capitolo rifiuti a richiamare l'attenzione in Piemonte: nel 2025 sono stati accertati 607 reati nella filiera. La presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta, Alice De Marco, sottolinea come il calo dei reati ambientali piemontesi rappresenti un segnale positivo, ma evidenzi anche la necessità di mantenere elevata l'attività di prevenzione e contrasto.
«Le dinamiche dell'illegalità ambientale stanno cambiando e richiedono un monitoraggio sempre più capillare su tutto il territorio regionale», osserva De Marco, ricordando anche l'istituzione dell'Osservatorio regionale sul monitoraggio degli illeciti ambientali, frutto di un protocollo tra Regione Piemonte e Prefettura di Torino.
Per la Valle d'Aosta il dato dei 91 reati ambientali, accompagnato dalle 106 persone denunciate e dai 27 sequestri, assume dunque un significato soprattutto nel quadro di una regione che, per dimensioni e caratteristiche territoriali, presenta numeri assoluti inevitabilmente contenuti rispetto alle grandi realtà italiane. Ma il rapporto di Legambiente ricorda che la tutela ambientale non si misura soltanto attraverso le classifiche: anche nei territori più piccoli la capacità di prevenire, controllare e reprimere gli illeciti rappresenta un elemento essenziale per proteggere il territorio.
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È proprio la specificità valdostana a rendere particolarmente delicato questo tema. Una regione alpina caratterizzata da un territorio fragile, da un'elevata presenza di aree naturali e da una forte vocazione turistica deve confrontarsi con fenomeni ambientali che possono avere conseguenze rilevanti anche quando i numeri assoluti sono ridotti.
Il rapporto Ecomafia 2026 non fornisce, quindi, soltanto una classifica dei territori più colpiti. Restituisce soprattutto la fotografia di un fenomeno nazionale che cambia pelle: meno reati complessivi, più illeciti amministrativi, una crescente attenzione alla filiera dei rifiuti e un business illegale che, nonostante la diminuzione degli illeciti accertati, continua ad aumentare.
E in questa fotografia anche la Valle d'Aosta compare con i suoi 91 reati ambientali. Un numero che, più che alimentare allarmismi, pone una questione concreta: mantenere alta la capacità di controllo e prevenzione affinché le caratteristiche ambientali, paesaggistiche ed economiche del territorio valdostano rimangano un patrimonio tutelato e non diventino un'opportunità per le attività illegali.