ECONOMIA - 26 settembre 2026, 14:01

Montagna, l’estate 2026 promuove il turismo ma chiede più investimenti e servizi

L’indagine Uncem fotografa una stagione estiva positiva per Alpi e Appennini, soprattutto nei Comuni montani e nelle valli. Ma dietro l’aumento delle presenze emerge il nodo politico dello sviluppo: infrastrutture, ricettività, promozione e collaborazione tra pubblico e privato sono ancora decisive per trasformare il turismo in economia stabile e servizi per chi vive la montagna tutto l’anno

La montagna italiana piace. E nell’estate 2026 i numeri sembrano confermarlo. Crescono, secondo l’indagine Uncem sulla stagione turistica nelle Alpi e negli Appennini, gli arrivi e le presenze, soprattutto nei Comuni montani e nelle valli. Ma il dato forse più interessante non è soltanto quello relativo ai turisti. È ciò che i territori chiedono per fare in modo che quella presenza produca ricchezza, lavoro e servizi anche per chi in montagna ci vive dodici mesi all’anno.

È qui che il turismo smette di essere soltanto una questione di arrivi e diventa una questione politica e territoriale. Perché riempire alberghi e strutture ricettive nei mesi estivi è importante, ma non basta. La vera sfida è fare in modo che il turismo contribuisca a mantenere aperti negozi e servizi, sostenere le imprese, creare occupazione, migliorare le infrastrutture e rendere più attrattivi i Comuni montani anche per i residenti.

La fotografia della stagione è comunque positiva. Alla domanda sulla qualità complessiva dei mesi di giugno, luglio e agosto, il 43,9% degli intervistati assegna un voto 4 su una scala da 1 a 5, mentre il 18,8% assegna il massimo, 5. In totale, il 62,7% esprime quindi una valutazione alta o molto alta della stagione. Il 25% indica 3, mentre soltanto l’8,3% assegna 2 e il 3,9% il voto 1.

Ancora più significativo è il dato sui flussi. Il 47,8% degli intervistati ritiene che nell’estate 2026 ci siano stati più turisti rispetto alle stagioni precedenti, mentre il 41,2% non rileva una crescita e l’11% non è in grado di valutarla. Ma quando lo sguardo si concentra sui Comuni montani e sulle valli, la fotografia cambia ulteriormente: il 63,2% segnala un aumento di arrivi e presenze rispetto agli anni scorsi. Il 23,6% non rileva invece una crescita e il 13,2% non sa esprimersi.

È un segnale importante per territori che da anni cercano di contrastare spopolamento, riduzione dei servizi e fragilità economica. La montagna, almeno sul piano turistico, continua a esercitare una forte capacità di attrazione. Il problema diventa allora come governare questa attrattività e, soprattutto, come trasformarla in sviluppo permanente.

Anche gli operatori restituiscono un quadro prevalentemente favorevole. Il 53,6% degli intervistati ha raccolto giudizi positivi da hotel, strutture ricettive, campeggi e ristoranti, mentre il 19,9% riferisce valutazioni negative. Il 26,5% non dispone invece di informazioni sufficienti. La vocazione turistica dei territori appare riconosciuta dal 73,1% degli intervistati, mentre il 23,6% non la considera particolarmente significativa.

Ma avere un territorio attrattivo non significa automaticamente avere un sistema turistico forte. Ed è proprio sulle condizioni necessarie per crescere che il sondaggio offre gli elementi più interessanti per chi amministra i territori.

Il primo riguarda la capacità di fare squadra. Il 50,6% degli intervistati indica come priorità una maggiore sinergia tra associazioni locali, amministrazioni comunali e imprese. È un dato che chiama direttamente in causa la governance territoriale: la promozione della montagna non può essere affidata a singoli operatori o a iniziative isolate, ma richiede una strategia condivisa tra istituzioni, imprese e comunità locali.

Subito dopo arriva il tema della qualità dell’offerta. Il 42,2% chiede strutture ricettive migliori, più moderne e accoglienti. Il 41,7% indica una maggiore cura dei versanti montani, mentre il 33,9% richiama la necessità di strade più sicure, pulite, ampie e meglio asfaltate. Il 32,8% considera necessaria una maggiore attività di promozione, marketing e comunicazione. Più distanziate, ma comunque significative, le richieste di ristoranti più innovativi e moderni, indicate dal 18,9%, e di un maggior numero di eventi e manifestazioni, con il 13,3%.

Sono risposte che riportano il turismo al centro delle politiche pubbliche. Perché una destinazione turistica non si costruisce soltanto attraverso campagne pubblicitarie. Servono strade, paesaggio curato, strutture adeguate, servizi, collegamenti e una rete di imprese in grado di offrire un’accoglienza competitiva. In altre parole, gli investimenti turistici coincidono in larga parte con gli investimenti sulla qualità complessiva della vita nei territori montani.

C’è però un elemento che merita attenzione: la promozione istituzionale sembra non arrivare ovunque allo stesso modo. Soltanto il 39,7% ritiene che il proprio Comune o la propria valle abbiano beneficiato di campagne promozionali regionali, dell’ENIT o del Ministero del Turismo. Il 30,7% risponde negativamente e il 29,6% non sa esprimere una valutazione.

Anche sul fronte degli investimenti privati non mancano le zone d’ombra. Il 22,7% segnala operatori intenzionati a investire, mentre il 18,2% rileva operatori che vorrebbero farlo ma non hanno la capacità finanziaria necessaria. Il 18,8% non registra investimenti e il 40,3% non dispone di informazioni sufficienti. È il segnale di una montagna che ha domanda e potenzialità, ma che in alcuni territori fatica ancora a trasformarle in nuovi investimenti.

E poi c’è il tema dell’overtourism, spesso affrontato come se tutta la montagna italiana avesse gli stessi problemi delle località più congestionate. Il sondaggio Uncem invita invece a distinguere. Il 54,7% degli intervistati afferma che nel proprio territorio non esiste un problema di presenze eccessive, mentre il 38,7% ritiene che il problema esista. Ancora più significativo è il dato sugli strumenti di gestione: soltanto il 27,9% ritiene che esistano strumenti per regolare eventuali flussi eccessivi, contro il 49,7% che risponde negativamente e il 22,3% che non sa esprimersi.

La fotografia che arriva dalle montagne italiane è quindi meno semplice di quanto possa sembrare. Da una parte c'è una domanda turistica che continua a crescere e un patrimonio ambientale e paesaggistico che rappresenta il principale motivo per cui i visitatori scelgono la montagna. Dall'altra ci sono territori che chiedono infrastrutture, investimenti, promozione e soprattutto una maggiore capacità di coordinamento.

Il paesaggio, non a caso, è il grande protagonista della scelta turistica: l’82,4% indica proprio “paesaggio e ambiente, clima” come principale elemento di attrattività. Seguono manifestazioni ed eventi con il 45,6%, relax e silenzio con il 44%, enogastronomia e sci e sport invernali entrambi con il 37,9%, monumenti, storia e cultura con il 33% e iniziative sportive con il 28,6%.

È un patrimonio che però non può essere dato per scontato. Se il paesaggio è il principale capitale turistico della montagna, la sua tutela diventa parte integrante della politica economica dei territori. Così come diventano centrali la manutenzione del territorio, la qualità delle infrastrutture e la capacità di garantire servizi essenziali.

Alla fine, il punto politico sollevato dall’indagine è proprio questo: il successo della montagna non si misura soltanto dal numero di turisti che arrivano, ma dal valore che quei turisti lasciano sul territorio. Quante imprese riescono a crescere, quanti posti di lavoro vengono creati, quanti servizi vengono mantenuti, quanti giovani possono trovare opportunità senza dover lasciare la propria valle.

L’estate 2026 consegna dunque un dato incoraggiante, ma anche una responsabilità per amministratori e istituzioni. La domanda turistica c’è. La montagna continua ad avere un forte potere di attrazione. Ora la sfida è costruire le condizioni perché questa attrattività non rimanga concentrata in poche settimane dell’anno e non produca soltanto presenze, ma sviluppo territoriale.

Perché una montagna veramente competitiva non è quella che accoglie più turisti per qualche mese. È quella capace di utilizzare il turismo per restare viva, abitata, servita e produttiva tutto l’anno.

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