ATTUALITÀ ECONOMIA - 26 settembre 2026, 12:00

ISEE incostituzionale? Bonus energia in Valle d'Aosta, soglie a scalino e aiuti che escludono chi ne ha più bisogno: il problema non è chi riceve, ma come si decide

Cinquantacinquemila famiglie, una misura «concreta», un obiettivo dichiarato: renderla operativa in autunno

L'Union valdôtaine ha annunciato un sostegno sull'energia per 55.000 famiglie valdostane sull'abitazione principale, inserito nel terzo provvedimento di variazione al bilancio regionale, tra le proteste della minoranza. Una notizia come tante. Ma dietro l'annuncio c'è una domanda che riguarda tutto il Paese: è giusto, e soprattutto funziona, decidere chi ha diritto a un aiuto in base all'ISEE?

Va detto subito: nell'annuncio l'ISEE non compare. Le risorse arrivano da due fondi speciali della manovra da 50 milioni: degli 11,3 milioni disponibili, 9 andrebbero alle famiglie e 2,3 alle imprese. I contorni della misura saranno definiti da una legge regionale.

Quindi, ancora non sappiamo chi riceverà cosa. Ed è proprio questo che contesta l'opposizione: Lega e Renaissance chiedono di destinare subito 9 milioni al rifinanziamento del Bon de Chauffage, perché quei fondi sono accantonati genericamente, senza indicare un intervento preciso. Anche Fratelli d'Italia chiede più chiarezza: il Consiglio dovrebbe conoscere obiettivi, beneficiari e modalità di utilizzo delle risorse che è chiamato ad autorizzare.

Qualche conto aiuta a capire la scala. L'Istat registra in Valle d'Aosta circa 60.000 famiglie. Cinquantacinquemila sono quindi la stragrande maggioranza, circa nove su dieci. Se i 9 milioni fossero divisi in parti uguali, ogni famiglia riceverebbe circa 160 euro: un calcolo indicativo, non un dato ufficiale. Se invece la legge introdurrà dei limiti, molte famiglie resteranno fuori.

Chi grida all'incostituzionalità dell'ISEE sbaglia. La Costituzione chiede alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici e sociali (articolo 3, comma 2) e prevede sostegni mirati per famiglie numerose, indigenti, studenti privi di mezzi e inabili al lavoro (articoli 31, 32, 34 e 38).

Aiutare di più chi ha meno è un dovere. Il punto è che la Costituzione vieta le distinzioni irragionevoli, non tutte le distinzioni. E qui il modo in cui l'ISEE viene usato mostra dei limiti.

Prendiamo il bonus sociale in bolletta. Lo sconto spetta ai nuclei con ISEE fino a 9.530 euro, o sotto i 20.000 per le famiglie con almeno quattro figli a carico. Chi ha 9.530 euro riceve lo sconto, chi ne ha 9.531 no. Due famiglie praticamente identiche, trattate in modo opposto.

Il criterio è l'ISEE e non lo stipendio, quindi non sempre basta un euro in più di reddito per perdere il beneficio. Ma l'effetto pratico può essere lo stesso: chi migliora di poco la propria condizione può perdere centinaia di euro, cioè pagare un'aliquota implicita altissima proprio sui redditi più bassi. Uno scalino secco è difficile da difendere come «ragionevole»; una scala graduale sì.

L'ISEE fotografa ciò che si dichiara. Un dipendente o un pensionato ha un reddito tracciato al centesimo; chi evade risulta più povero di quanto sia. E l'evasione non è un fenomeno marginale: secondo la Relazione del Ministero dell'Economia, nel 2022 l'evasione complessiva ha superato i 100 miliardi di euro, con 90 miliardi di entrate tributarie mancate e 11,5 miliardi di contributi non versati. Per autonomi e partite IVA, la propensione all'evasione media è stata del 61,5% tra il 2018 e il 2022, oltre 35 miliardi l'anno.

Il risultato è paradossale: chi rispetta l'articolo 53, contribuendo in ragione della propria capacità, rischia di essere escluso dagli aiuti, mentre chi elude può accedervi. Contrastare l'evasione non è un'alternativa all'ISEE: sono due lavori da fare insieme e, senza il primo, il secondo perde credibilità.

C'è poi un problema di accesso, e la Valle d'Aosta ha un precedente istruttivo. Nel 2022 la Regione varò un bonus energia una tantum. Era riservato ai nuclei con ISEE fino a 20.000 euro, con importo variabile in base all'ISEE e al numero dei componenti. I potenziali beneficiari erano stimati intorno agli 11.000, ma le domande furono 8.342. Tra le ragioni indicate dalle parti sociali c'erano le difficoltà con gli strumenti informatici, la scarsa conoscenza dell'iniziativa, il poco tempo per richiedere l'ISEE e il timore di perdere altre agevolazioni, come il reddito di cittadinanza o l'assegno unico.

Qualcuno manca all'appello ogni volta che l'aiuto richiede una domanda: chi ha meno strumenti, meno tempo e meno informazioni è il primo a restare fuori. Un aiuto che selezioni male proprio i più fragili tradisce lo spirito dell'articolo 3.

A tutto questo si aggiunge la complessità. Bonus, detrazioni e agevolazioni si moltiplicano, ciascuno con soglie, definizioni di reddito e requisiti propri. Lo stesso ISEE viene ritoccato continuamente: la legge di bilancio 2026 ha alzato la franchigia sulla prima casa da 52.500 a 91.500 euro. Per districarsi servono competenze da ufficio legale, e anche questo è un problema di eguaglianza: chi ha più strumenti ottiene di più.

Il caso valdostano mostra il dilemma. Un aiuto per tutti rischia di essere un gesto: 160 euro non cambiano il bilancio di nessuno e non distinguono chi ha bisogno da chi no. Un aiuto selettivo ripropone invece lo scalino, la burocrazia e il problema di chi resta fuori. In entrambi i casi, il problema alla base, il costo dell'energia, resta dov'era.

Il rischio politico è concreto: usare gli aiuti selettivi come sostituto dell'intervento sulle cause. L'UV stessa inquadra la misura nel percorso verso una Valle d'Aosta Fossil Fuel Free 2040. Ma, su quel piano, un contributo una tantum è meno coerente di interventi strutturali, come l'efficienza energetica delle abitazioni e le comunità energetiche, che abbassano la bolletta in modo duraturo.

L'ISEE non è incostituzionale. Lo diventa nell'uso quando è costruito con soglie a scalino, su dichiarazioni facilmente aggirabili, con procedure che escludono chi ne ha più bisogno e dentro un labirinto di misure incoerenti.

La strada esiste ed è già in parte percorsa da altre misure nazionali: fasce graduali al posto delle soglie secche, una definizione più uniforme della capacità economica, l'erogazione automatica senza domanda e una lotta all'evasione condotta in parallelo. A questo dovrebbe accompagnarsi un cambio di impostazione, con più interventi strutturali e meno bonus una tantum.

Chi in Consiglio Valle voterà la legge attuativa avrà l'occasione di scegliere. La questione non è se aiutare, ma se farlo in modo che l'aiuto arrivi davvero a chi ne ha bisogno.

Vittore Lume-Rezoli