La tutela degli animali e il decoro urbano sono temi sui quali è difficile non condividere la necessità di mantenere alta l’attenzione. Anche perché, nel capoluogo valdostano, l’accattonaggio lungo le vie è già oggetto di specifiche disposizioni. Proprio per questo, però, quando nella richiesta di elemosina vengono coinvolti degli animali, diventa importante distinguere tra la semplice presenza dell’animale e le eventuali condizioni nelle quali viene tenuto o utilizzato.
È stato questo uno dei temi al centro dell’ultima seduta del Consiglio comunale di Aosta, dove è stata bocciata dalla maggioranza la mozione presentata dalla consigliera di opposizione Cristina Dattola, che chiedeva maggiori controlli sull’“accattonaggio accompagnato da animali”. La proposta partiva da una questione concreta: verificare che gli animali presenti nelle situazioni di accattonaggio siano tutelati e non vengano utilizzati in condizioni incompatibili con il loro benessere.
La mozione proponeva in particolare un rafforzamento dell’attività della Polizia municipale, attraverso controlli sullo stato di salute degli animali e la lettura del microchip, quando presente, per verificarne l’identificazione e la legittima proprietà. L’obiettivo indicato era quello di prevenire e contrastare eventuali fenomeni di sfruttamento degli animali utilizzati per suscitare compassione e ottenere denaro.
Nel corso del dibattito, la Vicesindaco Fadda ha però precisato che la richiesta di elemosina accompagnata dalla presenza di un animale, di per sé, non costituisce un reato. La posizione espressa dall’amministrazione è stata sintetizzata nell’affermazione secondo cui “l’elemosina con animali si può fare se non si impongono al cane delle cose contro la sua natura”. Il punto, dunque, non sarebbe la presenza dell’animale accanto alla persona che chiede l’elemosina, ma le modalità concrete con cui l’animale viene tenuto e utilizzato.
Cristina Dattola
È proprio su questo aspetto che la discussione merita, però, di essere approfondita. Dire che accompagnarsi a un cane mentre si chiede l’elemosina non è automaticamente un reato non significa affermare che qualsiasi comportamento nei confronti dell’animale sia consentito. Le condizioni di salute, la durata della permanenza in strada, l’esposizione alle temperature, l’età dell’animale e soprattutto le modalità con cui viene costretto a rimanere fermo sono elementi che possono assumere rilevanza quando emergano situazioni di effettivo maltrattamento.
La questione sollevata dalla mozione, quindi, non riguarda soltanto l’accattonaggio in sé, ma anche la necessità di verificare concretamente che dietro la presenza di un animale non vi siano condizioni di sofferenza o sfruttamento. È su questo terreno che la richiesta di controlli può trovare una propria ragione, senza confondere automaticamente l’accattonaggio con un illecito penale.
La Renaissance Valdôtaine ha annunciato che continuerà a seguire il tema e a portare avanti l’attenzione sulla tutela degli animali. La questione, infatti, resta aperta: se da una parte non è sufficiente la semplice presenza di un cane per parlare di reato, dall’altra eventuali condotte concretamente lesive del benessere dell’animale devono essere accertate e, quando ne ricorrano i presupposti, perseguite secondo quanto previsto dalla normativa vigente.