Chez Nous - 24 settembre 2026, 08:00

Des logements, un supermarché et blablabla

Case, supermercati e blablabla

Alla fine, sul quartiere Dora, il Consiglio comunale di Aosta ha deciso di non decidere. O, più precisamente, ha deciso di respingere quattro mozioni che chiedevano, con sfumature diverse, di ripensare il futuro urbanistico dell'area. Maggioranza e AVS-Rete civica hanno scelto l'astensione e le quattro proposte sono state così accompagnate all'uscita. Una soluzione politicamente comoda, perché consente di non dire né sì né no alle alternative messe sul tavolo e di lasciare tutto aperto. Il che, in fondo, è esattamente ciò che l'amministrazione sostiene di voler fare.

Perché sul quartiere Dora, ci viene spiegato, non è stata presa ancora nessuna decisione definitiva. Il supermercato non è ancora una certezza, il parco urbano resta un'ipotesi, le case sono un'esigenza riconosciuta, il commercio di vicinato è una questione seria, il traffico andrà valutato, così come il consumo di suolo e l'impatto ambientale. Gli uffici stanno facendo le loro verifiche, si potranno coinvolgere competenze specialistiche esterne e, una volta raccolte le osservazioni alla variante del PUD, sarà il Consiglio comunale a prendere la decisione finale.

Insomma, case, supermercati, parchi, commercio, traffico, ambiente, servizi. E naturalmente un po' di blablabla amministrativo per tenere tutto insieme.

Il problema è che, dietro la prudenza istituzionale, qualche contraddizione rimane. La prima è abbastanza evidente: si dice che non c'è una decisione sul nuovo insediamento commerciale, ma nel frattempo esiste una proposta di variante al PUD, è stata avviata un'istruttoria urbanistica e gli uffici stanno già confrontando le possibili alternative. Siamo dunque in una fase nella quale non si può ancora dire cosa verrà fatto, ma siamo sufficientemente avanti da dover studiare cosa succederebbe se lo si facesse. Formalmente tutto torna. Politicamente, un po' meno.

Perché se davvero tutte le opzioni sono sullo stesso piano, sarebbe interessante capire quanto sia concreta l'alternativa del parco urbano e quanto, invece, sia destinata a rimanere una suggestione buona per il dibattito consiliare. Il sindaco Raffaele Rocco ha giustamente ricordato che oggi non si può imporre una destinazione senza aver completato l'iter. Ma un parco non nasce perché lo si nomina in una mozione o in un comunicato stampa. Servono terreni, risorse, progettazione, manutenzione e soprattutto una scelta politica precisa. Altrimenti rischia di diventare il grande classico della politica urbana: il parco che piace a tutti finché non bisogna pagarlo.

Poi c'è la casa. E qui la discussione diventa ancora più interessante. Tutti riconoscono che ad Aosta c'è un problema abitativo, soprattutto per chi cerca alloggi a prezzi accessibili. Il sindaco ha ricordato i circa 140 alloggi di edilizia residenziale pubblica programmati nel quartiere Cogne e gli altri 80 previsti nel quartiere Dora, oltre al lavoro sui canoni concordati. Bene. Ma allora bisogna anche ricordare che il PUD del quartiere Dora, approvato nel 2012, prevedeva già una destinazione residenziale privata e non edilizia residenziale pubblica. È rimasto lì per quattordici anni, sostanzialmente inattuato.

E qui una domanda diventa inevitabile: se quell'area è stata destinata alla residenza dal 2012, perché la necessità di ripensarla urbanisticamente emerge con particolare forza proprio adesso, quando sul tavolo c'è la possibilità di un nuovo insediamento commerciale?

È una domanda legittima, non una provocazione. Perché il punto non dovrebbe essere semplicemente stabilire se nel quartiere Dora debba arrivare o meno un supermercato. Il punto dovrebbe essere capire che cosa Aosta vuole fare di quell'area. Se servono case, si dica quante, per chi e con quali strumenti. Se servono servizi, si stabilisca quali. Se si vuole il verde, si dica quale parco, con quali dimensioni e con quali soldi. Se invece si ritiene che ci sia spazio anche per una nuova struttura commerciale, si misuri seriamente l'effetto che questa avrebbe sul quartiere e sull'intera città.

Ed è proprio qui che il discorso sul commercio rischia di diventare un altro esercizio di equilibrismo. L'assessora Simonetta Salerno ha ricordato che la desertificazione commerciale esiste e che dipende da molti fattori: acquisti online, costi di gestione, energia, affitti, difficoltà nel ricambio generazionale. Tutto vero. Ma proprio per questo il problema non può essere ridotto alla domanda «supermercato sì o supermercato no?».

Un nuovo grande insediamento commerciale può certamente portare servizi e occupazione, ma può anche cambiare gli equilibri della rete commerciale esistente. E se il Comune vuole davvero tutelare il commercio di prossimità, dovrebbe essere in grado di dire, dati alla mano, quale effetto avrebbe il nuovo insediamento sui negozi del quartiere e su quelli del resto di Aosta. Non basta ricordare che la nuova legge regionale sul commercio mette a disposizione dei Comuni strumenti di tutela senza introdurre divieti automatici. Bisogna capire come quei nuovi strumenti verranno utilizzati.

Anche perché sostenere che la vicenda del quartiere Dora debba essere separata dal problema generale del commercio cittadino è corretto sotto il profilo amministrativo, ma assai meno convincente se si guarda alla realtà. Un nuovo supermercato non conosce i confini del PUD. I suoi clienti arrivano da qualche parte, le automobili percorrono qualche strada e i soldi spesi lì non vengono spesi altrove. Gli effetti, positivi o negativi che siano, si distribuiscono inevitabilmente sul territorio.

E allora servono numeri. Servono studi sul traffico, sui flussi commerciali, sulla domanda reale, sull'impatto economico, sul consumo di suolo. Serve sapere quante persone potrebbero essere servite, quanti posti di lavoro potrebbero essere creati, quali attività potrebbero risentirne e quali benefici potrebbe avere il quartiere. Serve, soprattutto, che la scelta finale non venga costruita sulle impressioni, sulle paure o sugli slogan.

Per ora sappiamo che le osservazioni alla variante possono essere presentate fino al 24 settembre. Sappiamo che saranno valutate. Sappiamo che gli uffici stanno lavorando sulle alternative. Sappiamo che il Consiglio comunale dovrà pronunciarsi. E sappiamo che le quattro mozioni sono state respinte, con maggioranza e AVS-Rete civica largamente orientate sull'astensione.

È una situazione curiosa: il Consiglio respinge le mozioni che chiedono di ripensare l'area, mentre l'amministrazione assicura che il futuro dell'area è ancora tutto da decidere. Le due cose possono certamente convivere dal punto di vista procedurale. Ma dal punto di vista politico lasciano qualche perplessità.

Perché prima o poi il momento del «vedremo» finirà. E allora non basterà più dire che bisogna valutare tutte le possibilità. Bisognerà scegliere.

Case o supermercato? Parco o residenza? Servizi o commercio? Verde o cemento?

Forse la domanda vera è un'altra: quale idea di città c'è dietro quella scelta?

Perché un quartiere non si riqualifica semplicemente mettendo insieme una casa, un supermercato, un parco e qualche servizio. E nemmeno respingendo quattro mozioni con venti astensioni.

A un certo punto bisogna avere un'idea.

Il resto, appunto, è blablabla.

Case, supermercati e blablabla

Au final, concernant le quartier Dora, le Conseil communal d’Aoste a décidé de ne pas décider. Ou, plus précisément, il a décidé de rejeter quatre motions qui demandaient, avec des nuances différentes, de repenser l’avenir urbanistique du secteur. La majorité et AVS-Réseau civique ont choisi l’abstention et les quatre propositions ont ainsi été renvoyées aux oubliettes. Une solution politiquement confortable, puisqu’elle permet de ne dire ni oui ni non aux alternatives mises sur la table et de laisser toutes les possibilités ouvertes. Ce qui, au fond, correspond exactement à ce que l’administration affirme vouloir faire.

Car, nous explique-t-on, aucune décision définitive n’a encore été prise pour le quartier Dora. Le supermarché n’est pas encore une certitude, le parc urbain reste une hypothèse, le besoin de logements est reconnu, le commerce de proximité constitue une question sérieuse, tandis que le trafic, la consommation de sol et l’impact environnemental devront encore être évalués. Les services techniques travaillent sur le dossier, des compétences spécialisées externes pourront éventuellement être sollicitées et, une fois recueillies les observations sur la modification du PUD, ce sera au Conseil communal de prendre la décision finale.

Bref, des logements, des supermarchés, des parcs, du commerce, du trafic, de l’environnement, des services. Et, naturellement, un peu de blablabla administratif pour faire tenir le tout ensemble.

Le problème, c’est que derrière cette prudence institutionnelle, certaines contradictions subsistent. La première est assez évidente : on affirme qu’aucune décision n’a été prise concernant le nouvel établissement commercial, mais, dans le même temps, une proposition de modification du PUD existe, une instruction urbanistique a été lancée et les services techniques étudient déjà les différentes alternatives. Nous sommes donc dans une phase où il est encore impossible de dire ce qui sera fait, mais suffisamment avancée pour devoir étudier ce qui se passerait si on le faisait. Formellement, tout se tient. Politiquement, un peu moins.

Car si toutes les options sont réellement sur un pied d’égalité, il serait intéressant de savoir dans quelle mesure l’alternative du parc urbain est concrète et dans quelle mesure elle est destinée à rester une suggestion utile au débat du Conseil communal. Le bourgmestre Raffaele Rocco a rappelé, à juste titre, qu’il n’est pas possible aujourd’hui d’imposer une destination sans avoir achevé la procédure. Mais un parc ne naît pas simplement parce qu’on prononce le mot « parc » dans une motion ou dans un communiqué de presse. Il faut des terrains, des ressources, un projet, de l’entretien et surtout un choix politique précis. Sinon, il risque de devenir le grand classique de la politique urbaine : le parc qui plaît à tout le monde tant qu’il ne faut pas le payer.

Puis il y a la question du logement. Et là, le débat devient encore plus intéressant. Tout le monde reconnaît qu’Aoste connaît un problème de logement, notamment pour ceux qui cherchent des habitations à des prix accessibles. Le bourgmestre a rappelé les quelque 140 logements sociaux programmés dans le quartier Cogne et les 80 autres prévus dans le quartier Dora, ainsi que le travail mené sur les loyers conventionnés. Très bien. Mais il faut également rappeler que le PUD du quartier Dora, approuvé en 2012, prévoyait déjà une destination résidentielle privée et non du logement social. Il est resté là pendant quatorze ans, pratiquement sans être mis en œuvre.

Et c’est là qu’une question devient inévitable : si ce secteur est destiné au logement depuis 2012, pourquoi la nécessité de le repenser sur le plan urbanistique apparaît-elle avec une telle force précisément maintenant, au moment où se profile la possibilité d’un nouvel établissement commercial ?

La question est légitime, et ce n’est pas une provocation. Car l’enjeu ne devrait pas simplement être de déterminer si un supermarché doit ou non s’installer dans le quartier Dora. Il devrait être de comprendre ce qu’Aoste veut faire de ce secteur. Si des logements sont nécessaires, qu’on dise combien, pour qui et avec quels instruments. Si des services sont nécessaires, qu’on précise lesquels. Si l’on veut du vert, qu’on dise quel parc, quelle superficie et avec quels moyens financiers. Et si l’on considère qu’il y a également de la place pour une nouvelle structure commerciale, qu’on mesure sérieusement l’impact qu’elle aurait sur le quartier et sur l’ensemble de la ville.

C’est précisément là que le débat sur le commerce risque de devenir un nouvel exercice d’équilibrisme. L’assesseure Simonetta Salerno a rappelé que la désertification commerciale existe et qu’elle dépend de nombreux facteurs : achats en ligne, coûts de fonctionnement, énergie, loyers, difficultés de renouvellement générationnel. Tout cela est vrai. Mais justement pour cette raison, le problème ne peut pas être réduit à la question « supermarché oui ou non ? ».

Une nouvelle grande structure commerciale peut certainement apporter des services et des emplois, mais elle peut aussi modifier les équilibres du réseau commercial existant. Et si la commune veut réellement protéger le commerce de proximité, elle devrait être en mesure de dire, chiffres à l’appui, quel serait l’impact de cette nouvelle implantation sur les commerces du quartier et sur ceux du reste d’Aoste. Il ne suffit pas de rappeler que la nouvelle loi régionale sur le commerce met à la disposition des communes des instruments de protection sans instaurer d’interdictions automatiques. Il faut comprendre comment ces nouveaux instruments seront utilisés.

D’autant que soutenir que le dossier du quartier Dora doit être séparé du problème général du commerce dans la ville est certes correct du point de vue administratif, mais beaucoup moins convaincant lorsqu’on regarde la réalité. Un nouveau supermarché ne connaît pas les limites du PUD. Ses clients viennent bien de quelque part, les voitures empruntent bien certaines routes et l’argent dépensé ici ne l’est pas ailleurs. Les effets, positifs ou négatifs, se répartissent inévitablement sur le territoire.

Il faut donc des chiffres. Des études sur le trafic, sur les flux commerciaux, sur la demande réelle, sur l’impact économique, sur la consommation de sol. Il faut savoir combien de personnes pourraient être desservies, combien d’emplois pourraient être créés, quelles activités pourraient en pâtir et quels bénéfices le quartier pourrait en tirer. Il faut surtout que la décision finale ne soit pas construite à partir d’impressions, de peurs ou de slogans.

Pour l’instant, nous savons que les observations sur la modification du PUD peuvent être présentées jusqu’au 24 septembre. Nous savons qu’elles seront examinées. Nous savons que les services techniques travaillent sur les différentes alternatives. Nous savons que le Conseil communal devra se prononcer. Et nous savons que les quatre motions ont été rejetées, la majorité et AVS-Réseau civique ayant largement choisi l’abstention.

La situation est pour le moins curieuse : le Conseil rejette les motions qui demandent de repenser le secteur, tandis que l’administration assure que son avenir reste entièrement à décider. Les deux choses peuvent certainement coexister du point de vue de la procédure. Mais politiquement, elles laissent quelques interrogations.

Car tôt ou tard, le moment du « on verra » prendra fin. Et il ne suffira plus alors de dire qu’il faut évaluer toutes les possibilités. Il faudra choisir.

Logements ou supermarché ? Parc ou logements ? Services ou commerce ? Espaces verts ou béton ?

Peut-être que la vraie question est ailleurs : quelle idée de la ville se trouve derrière ce choix ?

Parce qu’un quartier ne se réaménage pas simplement en mettant ensemble des logements, un supermarché, un parc et quelques services. Pas davantage en rejetant quatre motions avec vingt abstentions.

À un moment donné, il faut avoir une vision.

Le reste, justement, c’est du blablabla.

piero.minuzzo@gmail.com