ATTUALITÀ ECONOMIA - 21 settembre 2026, 14:41

Sanità integrativa per la scuola, la FLC CGIL: «In Valle d’Aosta servono garanzie e trasparenza»

Il confronto sul futuro sistema di assistenza sanitaria integrativa per il personale scolastico valdostano resta aperto. La FLC CGIL chiede di conoscere prima dell'accordo prestazioni, costi, condizioni e modalità di accesso. Sullo sfondo c'è la diversa tempistica rispetto alla soluzione nazionale e la richiesta di utilizzare l'autonomia regionale per costruire una tutela più efficace

Mauro Tambori, segretario Flc Cgil VdA

La partita dell'assistenza sanitaria integrativa per il personale della scuola entra in una fase delicata, con due percorsi destinati a procedere su binari differenti. Da una parte c'è il sistema nazionale, con una polizza a adesione volontaria; dall'altra la Valle d'Aosta, dove l'autonomia contrattuale regionale consente di immaginare una soluzione specifica per il personale scolastico, ma dove, al momento, mancano ancora un accordo definitivo e un quadro dettagliato delle prestazioni.

È proprio su questo punto che interviene la FLC CGIL Valle d'Aosta, che chiede chiarezza prima che il progetto regionale venga trasformato in un accordo operativo. Il sindacato non mette in discussione in sé l'utilità della sanità integrativa, ma insiste sulla necessità che le lavoratrici e i lavoratori possano conoscere con precisione che cosa verrà loro garantito e a quali condizioni.

A livello nazionale, il Ministero ha attivato attraverso UniSalute una polizza sanitaria a adesione volontaria, con iscrizioni previste dal 10 al 20 settembre 2026 e una copertura indicata dal 30 settembre 2026 al 29 settembre 2030. Per il personale scolastico valdostano, però, il meccanismo non opera automaticamente, proprio in ragione della particolare disciplina contrattuale regionale.

La FLC CGIL nazionale ha preso le distanze dall'intesa, contestando sia l'utilizzo delle risorse sia le modalità con cui è stato costruito il percorso negoziale. Il tema, quindi, non riguarda soltanto l'esistenza di una copertura sanitaria aggiuntiva, ma anche il modo in cui vengono individuate le risorse, definite le prestazioni e coinvolto il personale nella scelta.

In Valle d'Aosta il confronto ha assunto una fisionomia diversa. Durante l'incontro del 15 settembre alla Sovraintendenza agli Studi è emerso l'orientamento a inserire il personale scolastico nel futuro sistema di assistenza sanitaria integrativa del Comparto unico regionale, facendo ricorso a risorse aggiuntive del bilancio regionale. Secondo quanto prospettato nel confronto, un eventuale accordo non sarebbe comunque disponibile prima di dicembre.

È proprio questa differenza temporale a essere evidenziata dalla FLC CGIL valdostana. «L'autonomia speciale dovrebbe consentirci di dare risposte migliori e più tempestive e non produrre ritardi», sostiene l'organizzazione sindacale, che considera positivamente l'ipotesi di finanziare la misura attraverso risorse aggiuntive, senza sottrarre fondi direttamente alle attività scolastiche.

Il punto, però, è che al momento il finanziamento annunciato non coincide ancora con una prestazione definita. La disponibilità indicata è di circa 120 euro all'anno per ciascuna lavoratrice o ciascun lavoratore, su una platea stimata in circa 8.000 persone. Ne deriverebbe una dotazione potenziale nell'ordine di 960 mila euro all'anno.

La cifra consente quindi di individuare la dimensione economica dell'operazione, ma non permette ancora di stabilire quale sarà concretamente il livello di assistenza. Come sottolinea la FLC CGIL, «uno stanziamento non equivale automaticamente a una copertura sanitaria adeguata». Per valutarne l'effettiva utilità sarà necessario conoscere il capitolato e soprattutto il rapporto tra risorse disponibili e prestazioni acquistabili.

Restano infatti da definire elementi tutt'altro che secondari: i massimali di rimborso, le eventuali franchigie e gli scoperti, le prestazioni comprese ed escluse, i tempi per ottenere i rimborsi, la rete delle strutture convenzionate e le modalità di accesso. Dovranno inoltre essere chiarite le condizioni relative alle patologie pregresse e gli eventuali costi per l'estensione della copertura ai familiari.

La questione assume un rilievo particolare proprio perché la sanità integrativa dovrebbe collocarsi, per definizione, accanto alla sanità pubblica e non sostituirla. La stessa Regione ricorda che i Livelli essenziali di assistenza (LEA) rappresentano le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti i cittadini e precisa che le amministrazioni regionali possono aggiungere ulteriori prestazioni rispetto a quelle comprese nei LEA.

Da qui la posizione della FLC CGIL, che chiede che il nuovo strumento venga costruito come una tutela realmente aggiuntiva. «La sanità pubblica e universalistica deve rimanere una priorità e le difficoltà di accesso alle prestazioni non possono essere affrontate trasferendo progressivamente risorse pubbliche verso il mercato privato», sostiene il sindacato.

Il nodo delle liste d'attesa rappresenta uno degli aspetti più delicati. Una polizza integrativa può infatti offrire rimborsi o accesso a prestazioni non comprese, o non completamente coperte, dal sistema pubblico, ma non risolve automaticamente i problemi strutturali del servizio sanitario. Per questo, secondo la FLC CGIL, i 120 euro annui potrebbero essere utili soprattutto per alcune prestazioni aggiuntive, come quelle odontoiatriche e oculistiche, ma non dovrebbero diventare il presupposto per considerare inevitabili le difficoltà di accesso alla sanità pubblica.

Un altro punto riguarda la libertà di adesione e la consapevolezza delle scelte. La FLC CGIL VdA chiede che non vi siano automatismi e che il personale possa disporre di tutte le informazioni necessarie prima di decidere. Il principio indicato dal sindacato è quello di una «libertà di scelta» accompagnata da un'informazione completa sulle condizioni della copertura e sulle modalità di utilizzo.

La richiesta riguarda anche il metodo con cui dovrà essere individuato il soggetto gestore o assicurativo. Per la FLC CGIL, prima della firma dell'accordo dovrebbero essere messi a disposizione delle organizzazioni sindacali e del personale il capitolato, le condizioni della copertura, le procedure per l'accesso alle prestazioni e ai rimborsi, le regole per i familiari e tutti gli elementi necessari a confrontare concretamente costi e benefici.

In questo senso, l'esperienza della contrattazione regionale può diventare un elemento decisivo. La Valle d'Aosta dispone di un proprio sistema di relazioni sindacali e di contrattazione del comparto unico regionale, con una documentazione pubblica degli accordi attraverso il Comitato regionale per le relazioni sindacali. La questione della sanità integrativa dovrà quindi essere accompagnata non soltanto dalla disponibilità finanziaria, ma anche da un percorso negoziale capace di rendere verificabili le condizioni finali dell'intervento.

Il tema, in definitiva, non è soltanto quanto verrà stanziato, ma che cosa il personale scolastico riceverà concretamente in cambio di quelle risorse. Una copertura da 120 euro all'anno, senza conoscere massimali, prestazioni, franchigie e rete convenzionata, non è ancora una prestazione sanitaria: è una disponibilità finanziaria che dovrà essere trasformata in un sistema di tutela.

La FLC CGIL Valle d'Aosta continuerà quindi a seguire la trattativa, ribadendo che «i 120 euro annunciati sono un punto di partenza, non una prestazione sanitaria già garantita». La sfida, per il sindacato, sarà ora verificare se l'autonomia regionale riuscirà a tradursi in una soluzione capace di offrire al personale scolastico valdostano una copertura chiara, accessibile e realmente aggiuntiva rispetto al servizio sanitario pubblico.

pi.mi.