Dalla parte dei cittadini - 18 settembre 2026, 15:48

Consumare sostenibile costa troppo: il prezzo resta il principale ostacolo per i cittadini

Il 58,7% dei cittadini indica il costo dei prodotti sostenibili come il principale ostacolo a consumi più responsabili. È quanto emerge dal primo Rapporto civico sul consumerismo sostenibile di Cittadinanzattiva. Maria Grazia Vacchina, segretaria di Cittadinanzattiva VdA, richiama l'attenzione sulla necessità di rendere effettivamente accessibili i diritti dei consumatori, tra caro prezzi, servizi, transizione ecologica e nuove frodi digitali

La sensibilità verso l'ambiente cresce, ma quando si tratta di trasformarla in una scelta concreta entrano in gioco soprattutto il portafoglio, la disponibilità dei servizi e la capacità di orientarsi tra informazioni, offerte commerciali e strumenti digitali. È uno dei principali elementi che emerge dal I Rapporto civico sul consumerismo sostenibile di Cittadinanzattiva, presentato nell'ambito del progetto Vita da Generazione SpreK.O., finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con D.D. 12 maggio 2025.

Il dato più significativo riguarda proprio la distanza tra ciò che i cittadini vorrebbero fare e ciò che riescono effettivamente a fare. Il 65,6% considera i problemi ambientali una vera emergenza, ma il 58,7% indica il prezzo dei prodotti sostenibili come il principale ostacolo. La sostenibilità, insomma, rischia di diventare una possibilità legata alla capacità economica delle famiglie più che una scelta realmente alla portata di tutti.

Il Rapporto mette insieme consultazioni civiche e rilevazioni dedicate ad acquisti, riparazioni, alimentazione, sprechi, acqua, rifiuti, energia, frodi online, piattaforme digitali e intelligenza artificiale. Ne emerge un consumatore che conosce sempre più i temi della sostenibilità, ma che non sempre dispone degli strumenti necessari per esercitare i propri diritti.

È il caso del greenwashing. Il 64,1% dei partecipanti non saprebbe a chi rivolgersi davanti a una comunicazione ambientale fuorviante. Il 40,4% chiede controlli periodici, mentre il 34,6% ritiene necessarie sanzioni più dissuasive. Un tema destinato a diventare ancora più attuale con l'applicazione, dal 27 settembre 2026, delle nuove disposizioni italiane ed europee sulle dichiarazioni ambientali generiche e non adeguatamente dimostrate.

Anche la riparazione dei prodotti resta fortemente legata al fattore economico. Il 46,1% sceglie di riparare soprattutto quando la spesa è inferiore a quella necessaria per sostituire il bene. Pesano inoltre la disponibilità dei ricambi, la possibilità di trovare un riparatore e il modo in cui il prodotto è stato progettato.

Sul fine vita degli apparecchi elettronici emerge un'altra lacuna: il 76% non conosce i sistemi “uno contro uno” e “uno contro zero” per il conferimento dei RAEE. La difficoltà a orientarsi tra diritti e modalità di raccolta riguarda soprattutto i rifiuti elettronici e tessili.

Il fattore prezzo torna anche quando si parla di alimentazione. Il 54% dei partecipanti dichiara di seguire già una dieta sostenibile e il 33% vorrebbe farlo. Ma tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9%, contro una crescita generale dei prezzi al consumo del 17,3%. Un aumento che rende più complesso trasformare la consapevolezza in comportamenti quotidiani.

Sul fronte dello spreco alimentare, il 74% riconosce al consumatore un ruolo importante, ma il 47% si considera passivo e soltanto il 31% ritiene di poter incidere molto. Per Cittadinanzattiva, il contrasto allo spreco deve quindi coinvolgere anche produzione, distribuzione e filiera.

Le differenze territoriali emergono invece con particolare evidenza nei servizi essenziali. Nel 2025 una famiglia di tre persone in un'abitazione di 100 metri quadrati ha speso mediamente per i rifiuti 290 euro al Nord, 364 euro al Centro e 385 euro al Sud. Soltanto il 57% dei consumatori giudica adeguato il rapporto tra TARI e servizio ricevuto.

Per l'acqua, nello stesso anno, una famiglia di tre persone con un consumo di 182 metri cubi ha sostenuto una spesa media di 705 euro al Centro, 484 euro al Nord e 468 euro al Sud e nelle Isole. Le perdite delle reti, sulla base dei dati riferiti al 2022, raggiungono invece il 51,2% al Sud e nelle Isole, contro il 43,9% del Centro e il 35,4% del Nord. Il Rapporto precisa che, trattandosi di anni differenti, i due indicatori non consentono di stabilire una relazione diretta tra costi e perdite.

Nel settore energetico resta forte anche la pressione commerciale. Il 50,9% dichiara di ricevere spesso telefonate, messaggi o visite commerciali non richieste e il 31,9% qualche volta. Il 74,2% considera queste comunicazioni aggressive o insistenti. Il 14,1% afferma inoltre di aver attivato un contratto senza volerlo dopo una proposta telefonica o porta a porta, mentre il 46,6% ammette di non saper sempre distinguere un'offerta affidabile da una truffa.

Dal 19 giugno 2026, per luce e gas, è vietato proporre telefonicamente o tramite messaggi contratti senza una richiesta del cliente o un consenso specifico e documentabile.

La sicurezza dei consumatori si gioca sempre più anche online. Il 96,3% dei partecipanti alla consultazione sulle competenze digitali utilizza Internet ogni giorno, il 75% si collega soprattutto dallo smartphone e il 92,5% utilizza i social network. Nonostante questa familiarità con il digitale, oltre il 70% si sente abbastanza o molto esposto alle frodi.

Un'altra frontiera è rappresentata dall'intelligenza artificiale. L'81,1% ritiene di aver già utilizzato servizi basati sull'IA, mentre l'11,7% non sa riconoscerli. I cittadini chiedono soprattutto controllo e trasparenza: in una scala da 1 a 5, la supervisione umana viene valutata 4,25, la possibilità di contestare una decisione automatizzata 4,07 e la trasparenza dei meccanismi decisionali 3,89.

Il Rapporto individua così quattro principali barriere: economica, informativa, digitale-cognitiva e territoriale-organizzativa. Barriere che possono sommarsi e creare una distanza tra i diritti riconosciuti sulla carta e la possibilità concreta di esercitarli.

«La sostenibilità dei consumi non può essere affidata esclusivamente alla responsabilità individuale», osserva Tiziana Toto, responsabile nazionale delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva. Secondo Toto, servono mercati nei quali le alternative siano economicamente accessibili, le informazioni comprensibili, i servizi verificabili e le tutele realmente attivabili.

Da qui nasce la proposta di aggiornare la Carta dei diritti del cittadino-consumatore, elaborata da Cittadinanzattiva nel 2000 e già aggiornata nel 2008. La nuova Carta individua dieci diritti, adeguandoli alla trasformazione digitale ed ecologica dei mercati: dall'accesso ai beni e ai servizi essenziali alla trasparenza delle informazioni, dalla durabilità e riparabilità dei prodotti alla sicurezza digitale, fino al controllo dei dati, alla supervisione umana sulle decisioni automatizzate e alla possibilità di ottenere una tutela semplice e tempestiva.

Per Maria Grazia Vacchina, segretaria di Cittadinanzattiva VdA, il tema assume particolare rilievo anche in una realtà come quella valdostana, dove il rapporto tra cittadini, servizi e territorio rappresenta un elemento centrale della qualità della vita. La sfida, anche per le comunità locali, è fare in modo che sostenibilità e innovazione non rimangano concetti astratti, ma si traducano in servizi accessibili, informazioni comprensibili e diritti concretamente esercitabili.

Il Rapporto invita quindi a guardare alla sostenibilità non soltanto come a una questione di comportamenti individuali, ma come a un problema che coinvolge imprese, istituzioni, servizi e piattaforme digitali. Una transizione ecologica e digitale realmente inclusiva passa anche dalla possibilità, per il cittadino, di conoscere i propri diritti e avere strumenti semplici per farli valere.

PER SAPERNE DI PIU' www.generazionespreko.it.

pi.mi.