Cogne ha vissuto una giornata all’insegna della passione, della tradizione e di quel sano agonismo che, da quasi settant’anni, accompagna le Batailles de Reines e racconta una delle espressioni più autentiche della civiltà rurale valdostana. La seconda tappa del calendario autunnale del 69ème Concours Batailles de Reines ha portato nell’arena 54 bovine, protagoniste di confronti combattuti e spettacolari, davanti a un pubblico che ha seguito con partecipazione ogni sfida.
Al centro della giornata sono state ancora una volta le reines, animali capaci di unire forza, carattere e bellezza e che rappresentano molto più di una semplice competizione. Dietro ogni bovina c’è infatti il lavoro quotidiano di un allevatore, una selezione portata avanti nel tempo, una conoscenza tramandata tra generazioni e un rapporto profondo con la montagna. È anche attraverso queste mandrie che la Valle d’Aosta mantiene vivo un modello di allevamento legato ai propri territori e alle proprie caratteristiche.
A Cogne, del resto, la Bataille ha mostrato ancora una volta il volto più concreto della zootecnia valdostana. Un settore che spesso viene raccontato soltanto attraverso la dimensione agonistica delle eliminatorie, ma che svolge una funzione molto più ampia. Gli allevatori sono, a tutti gli effetti, giardinieri della montagna: lavorano ogni giorno per mantenere prati e pascoli, garantire la presenza dell’uomo nelle aree rurali, conservare un paesaggio costruito nel corso dei secoli e contribuire alla prevenzione dell’abbandono del territorio.
Un lavoro che viene svolto senza chiedere alla comunità il costo di una manutenzione straordinaria del paesaggio, perché è l’attività agricola stessa a produrre questo beneficio collettivo. Gli animali che pascolano, i prati che vengono sfalciati, le superfici agricole che continuano a essere utilizzate sono parte di un sistema nel quale economia rurale, tutela del territorio e identità valdostana si sostengono reciprocamente.
«Siamo estremamente soddisfatti di questa giornata», ha sottolineato Roberto Bonin, presidente dell’Association Régionale Amis des Batailles de Reines, evidenziando l’alto livello della competizione e la qualità delle bovine scese in arena. Il presidente ha rimarcato anche l’entusiasmo del pubblico e ha rivolto i complimenti agli allevatori e alle 12 bovine che hanno conquistato l’accesso alla Finale regionale, ringraziando il Comitato locale e i volontari che hanno contribuito alla riuscita dell’appuntamento.
A completare una giornata di alto livello anche il dato relativo alla bovina più pesante della competizione. È stata BERLIN, con un peso di 728 kg, a conquistare questo primato oltre alla vittoria in 1ª categoria. Un dato che fotografa anche la qualità raggiunta dalla selezione degli allevatori valdostani, frutto di un lavoro paziente che non si limita alla preparazione per le Batailles, ma parte dalla cura quotidiana degli animali e dalla gestione delle mandrie durante tutto l’anno.
È proprio questo il valore più profondo che accompagna le Batailles de Reines. L’arena rappresenta il momento pubblico e spettacolare di un'attività che per il resto dell’anno si svolge nelle stalle, nei pascoli e sui versanti della Valle. Le corna che si incrociano durante la competizione raccontano così una realtà molto più ampia: quella di una zootecnia di montagna che continua a essere indispensabile per mantenere vivo il territorio.
In una regione come la Valle d’Aosta, dove il rapporto fra uomo, agricoltura e montagna è parte integrante dell’identità, sostenere l’allevamento significa quindi anche sostenere la manutenzione del paesaggio e la permanenza delle comunità rurali. Gli allevatori custodiscono superfici che altrimenti rischierebbero l’abbandono, conservano razze e pratiche tradizionali e contribuiscono a mantenere quel mosaico di prati e pascoli che costituisce uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio valdostano.