Pagare una multa in ritardo potrebbe diventare meno oneroso, ma anche più trasparente. È questa una delle conseguenze più significative della revisione del Codice della strada attualmente sottoposta a consultazione. Il provvedimento non è ancora definitivo, ma il Governo sta lavorando a una riscrittura complessiva delle norme sulle sanzioni, con l’obiettivo dichiarato di rendere il sistema più coerente e, in alcuni casi, meno gravoso per gli automobilisti.
Tra le ipotesi contenute nel testo-base c’è l’eliminazione della maggiorazione automatica del 10% per ogni semestre di ritardo, un meccanismo che affonda le proprie radici nella disciplina introdotta negli anni Ottanta e che nel tempo ha prodotto effetti particolarmente pesanti sulle multe rimaste insolute per periodi molto lunghi.
La novità si accompagna a un altro intervento destinato ad avere conseguenze concrete: prima di avviare le procedure di recupero forzato, l’amministrazione dovrebbe inviare al debitore un vero e proprio avviso bonario, indicando con precisione quanto deve essere pagato e lasciando un ulteriore periodo di tempo per regolarizzare la posizione.
Il tema è tutt’altro che marginale. Le sanzioni stradali rappresentano infatti una voce importante nei bilanci degli enti locali e il loro recupero costituisce una questione finanziaria, amministrativa e anche sociale. La riscossione dei crediti arretrati interessa Comuni e altri enti proprietari delle strade, mentre per le famiglie una multa non pagata può trasformarsi, con il passare degli anni, in un debito molto più consistente rispetto all’importo iniziale.
La proposta punta quindi a modificare proprio questo meccanismo. Se il testo dovesse essere confermato nella sua impostazione attuale, la maggiorazione semestrale verrebbe cancellata e il debitore sarebbe chiamato a corrispondere l’importo previsto dalla disciplina per il mancato pagamento, oltre alle spese di gestione e riscossione previste dalla legge.
Il principio è semplice: il ritardo non dovrebbe diventare, da solo, una fonte di crescita indefinita del debito. L'obiettivo è spostare l'attenzione dall'accumulo automatico delle maggiorazioni alla tempestività della riscossione. In altre parole, l'amministrazione avrebbe maggiore interesse a recuperare rapidamente quanto dovuto, invece di lasciare che il trascorrere del tempo faccia crescere l'importo.
La questione assume anche una dimensione politica. Da una parte c'è la necessità di garantire che le sanzioni siano effettivamente pagate e che il sistema non finisca per premiare chi ignora le notifiche. Dall'altra c'è l'esigenza di evitare che un'infrazione di importo contenuto si trasformi, dopo anni di procedure e notifiche, in un debito difficilmente sostenibile per il cittadino.
La revisione si inserisce in un intervento più ampio sul Codice della strada. Il 3 settembre 2026 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha comunicato di avere trasmesso agli operatori del settore una nuova tabella sanzionatoria, sottolineando che sulle 795 fattispecie considerate soltanto 66 risultano aumentate, mentre nel complesso l'impatto sanzionatorio viene indicato in diminuzione di circa il 7%.
Nel sistema attuale, il mancato pagamento nei termini previsti fa invece scattare il meccanismo della riscossione coattiva. L'articolo 206 del Codice della strada stabilisce che, quando la sanzione non viene pagata nei termini, la riscossione delle somme dovute segue le regole previste dalla normativa sulle sanzioni amministrative.
La situazione diventa particolarmente delicata quando il procedimento si prolunga. La somma originariamente richiesta può infatti essere accompagnata da ulteriori oneri e maggiorazioni, rendendo molto più difficile per il cittadino chiudere la propria posizione. È proprio su questo punto che la riforma cerca di intervenire, introducendo una maggiore gradualità nel passaggio dalla semplice multa alla riscossione forzata.
Il nuovo avviso bonario rappresenterebbe una delle principali novità. Prima di arrivare alla cartella o alle successive iniziative di recupero, il cittadino dovrebbe ricevere un prospetto dettagliato della propria posizione e avrebbe 30 giorni per effettuare il pagamento. L'amministrazione sarebbe quindi tenuta a informare il debitore in modo chiaro prima di procedere con le fasi più incisive della riscossione.
Non si tratta soltanto di una formalità. La logica dell'avviso bonario è quella di creare un'ultima finestra per chi vuole regolarizzare la propria posizione ma magari non ha ricevuto correttamente una precedente comunicazione, ha cambiato domicilio, non si è accorto della scadenza oppure si trova semplicemente in difficoltà economica.
Ancora più significativa è la conseguenza prevista in caso di mancato rispetto della procedura. Il testo-base stabilisce infatti l'inefficacia delle eventuali azioni esecutive intraprese senza il necessario passaggio preliminare. Il rispetto delle garanzie procedurali diventerebbe così una condizione essenziale per la riscossione.
Anche la possibilità di rateizzare il debito va nella direzione di una maggiore attenzione alla sostenibilità economica del pagamento. La rateazione non significa naturalmente cancellare la sanzione: significa consentire al debitore, quando ne ricorrono le condizioni, di distribuire nel tempo l'esborso evitando che una difficoltà temporanea si trasformi in una situazione debitoria ancora più grave.
È un passaggio importante soprattutto sul piano sociale. Per una famiglia con redditi bassi, una multa può rappresentare un problema immediato; se alla sanzione originaria si aggiungono anni di mancato pagamento, spese e procedure di riscossione, il debito può diventare molto più difficile da affrontare. Un sistema che offre un'ultima possibilità di pagamento volontario può quindi ridurre anche il ricorso alle procedure esecutive.
La riforma, però, non deve essere letta come un condono generalizzato. Chi commette un'infrazione continuerà a essere tenuto al pagamento della sanzione. Il punto è un altro: rendere più proporzionato il rapporto tra importo originario, ritardo nel pagamento e attività di riscossione.
Resta inoltre un equilibrio politico da trovare. I Comuni utilizzano una parte dei proventi delle sanzioni per finanziare interventi legati alla sicurezza stradale e alla viabilità e, più in generale, le multe rappresentano una componente delle entrate degli enti locali. Una riduzione delle somme effettivamente recuperate potrebbe quindi avere conseguenze sui bilanci, soprattutto nei territori nei quali il contenzioso e gli arretrati sono elevati.
D'altra parte, una riscossione più rapida e ordinata potrebbe produrre un effetto opposto: meno pratiche lasciate aperte per anni, meno crediti difficili da recuperare e maggiore certezza sulle entrate effettivamente disponibili. Anche per le amministrazioni, dunque, il passaggio dalla logica della maggiorazione automatica a quella della riscossione tempestiva potrebbe avere vantaggi.
Per gli automobilisti, la regola fondamentale rimane comunque quella di non aspettare. La possibilità di un avviso bonario e di una rateizzazione non elimina la convenienza del pagamento nei termini, che continua a rappresentare la soluzione economicamente più semplice quando la contestazione non viene impugnata.
C'è infine un elemento da tenere ben presente: al 12 settembre 2026 non siamo ancora davanti a una disciplina definitivamente entrata in vigore. La revisione è infatti ancora oggetto di consultazione e il termine indicato per la fase di confronto è il 13 settembre 2026. Saranno quindi necessari i successivi passaggi normativi prima di poter conoscere con certezza il testo definitivo, le decorrenze e soprattutto le modalità con cui le nuove regole si applicheranno alle multe già notificate o già affidate alla riscossione.
La direzione politica, tuttavia, appare chiara: meno automatismi nella crescita del debito, più informazioni al cittadino e un rapporto più diretto tra amministrazione e debitore. Una scelta che prova a tenere insieme due esigenze spesso contrapposte: garantire che le multe vengano pagate e impedire che il semplice trascorrere del tempo trasformi una sanzione amministrativa in un problema economico sproporzionato rispetto alla violazione commessa.