CRONACA - 07 settembre 2026, 22:00

Il cibo che non si spreca, a Doues e ad Allein diventa solidarietà

L’iniziativa “Orto per tutti” promossa dall’Unità Parrocchiale e dal PUA invita a trasformare le eccedenze degli orti in un aiuto concreto per chi vive una situazione di bisogno. A Doues e Allein la solidarietà passa anche dalla terra, dal lavoro e dalla generosità delle persone

C’è una solidarietà che nasce nei grandi gesti e una che, invece, cresce lentamente, quasi senza fare rumore, nei piccoli paesi. È la solidarietà di chi coltiva un orto, raccoglie più verdura di quella che riesce a consumare e decide che quel surplus non deve finire nella spazzatura, ma può diventare un aiuto per qualcun altro.

È questo lo spirito di “Orto per tutti”, il progetto promosso dall’Unità Parrocchiale e dal PUA, che coinvolge le comunità di Doues e Allein con un messaggio semplice ma tutt'altro che banale: ciò che abbiamo in più può diventare una risorsa per chi ha meno.

L'iniziativa prevede la possibilità di portare le verdure nelle chiese di Doues e nella saletta parrocchiale di Allein, secondo un calendario preciso. Il primo giovedì di ogni mese, entro le ore 14.00, la raccolta viene curata dalle operatrici del PUA; nei mercoledì successivi, sempre entro le ore 14.00, sono invece i volontari a occuparsi della raccolta.

Un'organizzazione semplice, costruita sulla collaborazione tra istituzioni della comunità, volontari e cittadini. Ed è proprio questa semplicità a rappresentare forse l'aspetto più significativo dell'iniziativa.

Perché dietro una cassetta di pomodori, di zucchine, di insalata o di altri prodotti dell'orto non c'è soltanto un alimento. C'è il lavoro di chi ha seminato, curato e raccolto. C'è il valore della terra. C'è il rispetto per il cibo. E soprattutto c'è la scelta di non considerare uno spreco ciò che può ancora essere utile.

In una società nella quale una parte della popolazione è costretta a fare i conti quotidianamente con difficoltà economiche, il recupero delle eccedenze alimentari assume anche un significato sociale. Lo spreco e la povertà, apparentemente lontani tra loro, possono infatti incontrarsi proprio attraverso iniziative come questa.

Il principio è elementare: se ho più di quello che mi serve, posso condividerlo.

Ed è un principio che acquista ancora più valore nei piccoli centri valdostani, dove il senso di comunità conserva ancora una forza particolare. Qui la solidarietà non passa necessariamente attraverso grandi strutture o iniziative spettacolari. Può passare dalla porta di una chiesa, da una saletta parrocchiale, da un orto di famiglia e dalla disponibilità di un volontario.

È anche un modo per riscoprire una cultura antica, quella del dono e della reciprocità, che appartiene profondamente alla storia delle nostre comunità alpine.

Hai prodotto più del necessario? Non buttarlo via”, recita il messaggio dell'iniziativa. Una frase semplice, ma che contiene una vera e propria filosofia: quello che per qualcuno rappresenta un'eccedenza può diventare per qualcun altro una necessità.

E in questo senso “Orto per tutti” non è soltanto un progetto contro lo spreco alimentare. È un piccolo laboratorio di cittadinanza solidale.

C'è poi un aspetto economico che non va sottovalutato. Quando aumentano il costo della vita e le difficoltà nel sostenere le spese quotidiane, anche l'accesso a un'alimentazione adeguata può diventare più difficile per alcune famiglie. Donare prodotti freschi significa quindi offrire qualcosa di concreto, utile e immediatamente spendibile nella vita quotidiana.

Ma c'è anche un valore ambientale. Recuperare ciò che viene prodotto in un orto significa evitare che un alimento, dopo aver richiesto acqua, energia, lavoro e tempo, diventi semplicemente un rifiuto.

La solidarietà, dunque, incontra la sostenibilità.

E incontra anche la dignità. Perché aiutare non significa necessariamente fare grandi discorsi sulla povertà. A volte significa semplicemente mettere a disposizione qualcosa che abbiamo e che può essere utile a qualcun altro, senza creare distanza tra chi dona e chi riceve.

È questa forse la lezione più bella che arriva da Doues e Allein: una comunità è veramente tale quando riesce a trasformare le proprie risorse in un bene condiviso.

Iniziative come questa hanno inoltre il merito di coinvolgere generazioni e sensibilità diverse. Gli anziani che hanno conosciuto una cultura nella quale il cibo non si buttava, le famiglie che ancora oggi coltivano piccoli orti, i volontari che dedicano il proprio tempo e le realtà sociali che intercettano le situazioni di fragilità possono incontrarsi attorno a un gesto concreto.

E forse proprio qui sta il significato più profondo del progetto.

Non soltanto dare qualcosa, ma ricostruire relazioni.

Perché una società solidale non si misura soltanto dalla quantità di aiuti che riesce a distribuire, ma dalla capacità di non lasciare sole le persone e di far sentire ogni individuo parte di una comunità.

Niente sprechi, solidarietà” non è quindi soltanto uno slogan. È un invito a cambiare prospettiva: quello che possediamo non vale soltanto per ciò che rappresenta per noi, ma anche per ciò che può significare per gli altri.

E forse sarebbe bello che questo piccolo esempio delle comunità di Doues e Allein potesse diventare contagioso, raggiungendo altre realtà della Valle d'Aosta.

Perché la solidarietà non ha bisogno di grandi parole. A volte ha il profumo della verdura appena raccolta, il volto di un volontario e la semplicità di qualcuno che dice: “Ne ho più del necessario, lo dono.”

Ed è proprio in quel gesto, apparentemente piccolo, che una comunità dimostra di essere ancora viva.

pi.mi.