CULTURA - 06 settembre 2026, 18:17

Il Cimitero del Borgo, memoria di Aosta: il Consiglio Valle entra per la prima volta in Plaisirs de Culture

Una visita guidata per riscoprire oltre un secolo e mezzo di storia della città attraverso le tombe, le cappelle e le vicende delle persone che hanno contribuito a costruire la comunità valdostana. L'appuntamento, promosso dal Consiglio Valle con l'associazione Amis du Cimetière du Bourg, si terrà lunedì 21 settembre alle ore 17 nell'ambito della 14ª edizione di Plaisirs de Culture en Vallée d'Aoste

Cimetière du Bourg (ph. uscv)

Ci sono luoghi che raccontano la storia non attraverso i monumenti celebrati nei libri, ma attraverso le tracce lasciate dalle persone comuni e dai protagonisti di un'epoca. Il Cimitero del Borgo di Aosta appartiene a questa particolare categoria: uno spazio della memoria nel quale, tra tombe, cappelle, iscrizioni e testimonianze artistiche, si può ricostruire una parte importante della storia sociale, culturale ed economica della città. È proprio questo patrimonio, spesso meno conosciuto rispetto ai luoghi monumentali più frequentati, al centro dell'iniziativa con cui il Consiglio Valle aderisce per la prima volta a Plaisirs de Culture en Vallée d'Aoste, la rassegna organizzata dalla Regione in occasione delle Giornate europee del patrimonio.

La visita, realizzata in collaborazione con l'associazione Amis du Cimetière du Bourg, è in programma lunedì 21 settembre 2026, con ritrovo alle ore 17 davanti al cimitero di via Guido Rey 59, ad Aosta. A guidare i partecipanti sarà Daniela Bernini, autrice del volume Ad Memoriam. Storia e storie del cimitero del Borgo di Sant'Orso in Aosta, realizzato con il sostegno del Consiglio Valle. L'incontro sarà introdotto dalla presidente dell'associazione Iris Morandi e accompagnerà i visitatori alla scoperta di curiosità, vicende personali e figure illustri legate a questo luogo.

Il cimitero, attivo dal 1782 al 1930, rappresenta una sorta di archivio a cielo aperto della società aostana. Qui hanno trovato sepoltura quasi 10.000 persone, appartenenti a mondi professionali e sociali differenti: canonici, avvocati, industriali e commercianti, alpinisti, uomini di cultura e di scienza. Tra questi figura anche Innocenzo Manzetti, uno dei più importanti inventori valdostani dell'Ottocento. Le tombe e le cappelle non sono quindi soltanto testimonianze funerarie, ma costituiscono un patrimonio capace di restituire la stratificazione di una comunità, le sue gerarchie sociali, le sue aspirazioni, le sue trasformazioni economiche e il progressivo affermarsi di nuovi protagonisti della vita cittadina.

È questa la prospettiva che lega il Cimitero del Borgo al tema scelto per la 14ª edizione di Plaisirs de Culture, dedicata a "Patrimonio a rischio. Rinnovare, resistere, reinventare". La tutela del patrimonio, infatti, non riguarda soltanto i grandi monumenti o gli edifici riconosciuti come simboli collettivi, ma anche quei luoghi più discreti che rischiano di perdere visibilità e significato con il passare delle generazioni. Recuperarli alla conoscenza pubblica significa restituire valore a una memoria che altrimenti rischia di diventare invisibile.

Il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi spiega così la scelta di aderire alla rassegna: «Abbiamo deciso di partecipare come partner della rassegna Plaisirs de Culture perché crediamo che il Consiglio Valle debba contribuire a far conoscere e valorizzare il patrimonio culturale della nostra regione». Una scelta che assume anche un significato istituzionale: il Consiglio regionale non si limita infatti alla propria funzione politica e legislativa, ma attraverso iniziative di questo genere si propone come soggetto attivo nella promozione della conoscenza del territorio e della sua identità storica.

La decisione di concentrare l'attenzione sul Cimitero del Borgo risponde proprio a questa esigenza. Aggravi sottolinea infatti che si tratta di «un luogo particolare, forse meno conosciuto di altri, ma capace di raccontare la storia della nostra comunità attraverso le vite delle persone che ne hanno fatto parte». In questa prospettiva, la memoria diventa anche uno strumento per leggere il presente: conoscere chi ha vissuto prima di noi, quali professioni esercitava, quali attività economiche animavano la città, quali erano i riferimenti culturali e sociali dell'epoca consente di comprendere meglio la formazione dell'Aosta contemporanea.

C'è dunque anche una dimensione sociale dietro la visita. Un cimitero storico conserva infatti una memoria plurale, nella quale le figure più note convivono con quelle meno conosciute. Le differenze di ruolo, ricchezza e prestigio che caratterizzavano la società del passato possono essere lette attraverso le architetture funerarie, le iscrizioni e le modalità con cui le famiglie hanno scelto di tramandare il ricordo dei propri cari. È un racconto che mette insieme storia politica, sviluppo economico, vita quotidiana e trasformazioni culturali, mostrando come l'identità di una città sia il risultato di molte esperienze individuali che, nel tempo, diventano patrimonio collettivo.

La collaborazione con gli Amis du Cimetière du Bourg e con Daniela Bernini si inserisce quindi in un percorso di ricerca e valorizzazione che punta a restituire al cimitero il ruolo di luogo culturale, oltre che di spazio della memoria. «Vogliamo offrire l'occasione di guardare questo spazio con occhi diversi», osserva ancora Aggravi, indicando nell'iniziativa non soltanto un appuntamento culturale, ma un invito a riscoprire un patrimonio che appartiene alla comunità.

La visita durerà circa un'ora e mezza e sarà gratuita, ma i posti disponibili sono limitati. È pertanto obbligatoria la prenotazione, da effettuare scrivendo a attivitaculturali@consiglio.vda.it. Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi al numero 0165 526132.

In fondo, il valore di un luogo come il Cimitero del Borgo sta proprio nella sua capacità di superare la dimensione della singola sepoltura. Le quasi 10.000 persone che vi hanno trovato posto compongono una sorta di grande racconto collettivo di Aosta tra Settecento e Novecento: un racconto fatto di professioni, imprese, fede, cultura, ricerca, passioni e relazioni sociali. Per questo, conclude Aggravi, si tratta di un passato che merita di essere «conosciuto, custodito e condiviso». Ed è forse questa la funzione più profonda della memoria: non conservare semplicemente ciò che è stato, ma consegnarlo alle generazioni future affinché possano riconoscervi le radici della comunità di cui fanno parte.

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