ATTUALITÀ - 06 settembre 2026, 14:36

San Grato, Aosta ritrova le sue radici: la festa del Patrono tra fede, storia e vita della città

La ricorrenza di San Grato, patrono di Aosta e della Diocesi, torna a scandire il calendario della città con il momento più solenne previsto per lunedì 7 settembre. Prima la Santa Messa in Cattedrale e la processione delle reliquie, quindi l’arte en plein air e, attorno alla festa religiosa, antiquariato, tradizioni rurali e iniziative popolari. Una ricorrenza nella quale la dimensione della fede continua a intrecciarsi con la memoria storica e con la vita civile della comunità valdostana

ph archivio processione

Aosta si prepara a vivere la festa di San Grato, una delle ricorrenze che più profondamente appartengono alla memoria religiosa e civile della città. Gli appuntamenti sono distribuiti tra domenica 6 e lunedì 7 settembre, ma il cuore della festa resta quello di lunedì, quando la comunità diocesana si raccoglierà nella Cattedrale per celebrare il proprio Patrono e accompagnarne poi le reliquie lungo le vie del centro storico. Attorno a questo momento centrale si muove una città che, per due giorni, mette in mostra anche altre parti della propria identità: il commercio dell'antiquariato, la cultura contadina, le Batailles de Reines, la pittura e la socialità del centro.

È proprio questa sovrapposizione tra sacro e vita quotidiana a rendere particolare la festa patronale valdostana. La ricorrenza non nasce infatti come un semplice appuntamento del calendario, ma come espressione di una comunità che per secoli ha affidato alla figura del proprio Patrono una parte delle proprie speranze, delle proprie paure e della propria idea di appartenenza. La festa di San Grato, osservata oggi, conserva ancora questa funzione: la Chiesa celebra il Santo, mentre la città, quasi naturalmente, gli costruisce intorno una cornice fatta di incontri, attività economiche, arte e tradizioni.

La precedenza, però, resta alla fede. Lunedì 7 settembre alle ore 9:30, nella Cattedrale di Aosta, sarà celebrata la Santa Messa dedicata al Patrono. Al termine avrà luogo la tradizionale processione con le reliquie di San Grato attraverso il centro cittadino. È il momento più solenne della ricorrenza, quello nel quale il Santo esce simbolicamente dalla Cattedrale e torna a percorrere le strade della città. Una tradizione che la Valle d'Aosta conserva con particolare intensità e che, ancora oggi, trasforma il centro storico in uno spazio comunitario nel quale la dimensione religiosa diventa anche un fatto pubblico e collettivo. La processione, infatti, non riguarda soltanto chi frequenta abitualmente la chiesa: attraversa la città e ne coinvolge fisicamente gli spazi, le strade e la memoria.

San Grato appartiene alla storia più antica del cristianesimo valdostano. Le fonti storiche lo collegano alla Chiesa di Aosta nel V secolo e documentano la sua presenza accanto al vescovo Eustasio. Nel 451, in particolare, Grato sottoscrisse gli atti del sinodo di Milano in rappresentanza di Eustasio: è una delle testimonianze storiche più importanti che permettono di collocare la sua figura nella prima fase della storia cristiana della città. La tradizione lo considera successivamente vescovo di Aosta, in un'epoca nella quale la comunità cristiana locale stava consolidando la propria presenza all'interno della città ancora profondamente segnata dall'eredità romana.

La figura storica e quella della devozione popolare si sono poi intrecciate nel corso dei secoli. Alla sua persona la tradizione agiografica medievale attribuì anche il ritrovamento del capo di San Giovanni Battista in Terra Santa, un racconto che appartiene alla dimensione religiosa e leggendaria del culto e che contribuì a rafforzare la fama del vescovo di Aosta. Il suo culto, intanto, si radicò profondamente nella società valdostana, anche attraverso la convinzione che San Grato potesse proteggere i raccolti dalle tempeste e soprattutto dalla grandine. Non è un dettaglio secondario: in una società prevalentemente agricola, nella quale una grandinata poteva compromettere il lavoro di un'intera stagione, affidarsi al Patrono significava mettere in rapporto la fede con la sopravvivenza concreta delle famiglie e delle comunità.

Anche le reliquie raccontano una storia nella quale fede, territorio e memoria si incontrano. Sono custodite nella Cattedrale di Aosta all'interno della grande cassa reliquiaria che costituisce uno dei più importanti tesori dell'arte sacra valdostana. La sua realizzazione ebbe inizio con l'orafo canavesano Guglielmo di Locana e fu completata dall'artista fiammingo Jean de Malines nel 1458. È dunque lo stesso reliquiario che, attraverso i secoli, ha accompagnato la devozione al Patrono e che ancora oggi viene portato in processione il 7 settembre.

Particolarmente suggestiva è anche la tradizione legata ai giovani di Fontainemore, ai quali viene attribuito l'onore di accompagnare il reliquiario indossando il costume tradizionale e portando la sciabola. La tradizione collega questo ruolo alla vicenda del presunto trafugamento medievale delle reliquie e al loro successivo recupero da parte di alcuni muratori di Fontainemore che lavoravano in Savoia. Secondo il racconto tramandato nei secoli, il ritorno verso Aosta sarebbe avvenuto attraverso la montagna e nei pressi dell'attuale lago di Saint-Grat, in alta Valgrisenche. Al di là degli elementi leggendari, il racconto è diventato parte integrante della geografia culturale del culto di San Grato e spiega il legame particolare tra il Patrono, Fontainemore e la Valgrisenche.

La Cattedrale costituisce, in questo senso, il luogo naturale della festa. L'edificio cristiano affonda le proprie origini in una trasformazione di strutture romane già avviata tra III e IV secolo, mentre l'intitolazione a Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista risale all'XI secolo. La cripta, anch'essa medievale, e il Tesoro della Cattedrale conservano la stratificazione di una storia nella quale Aosta religiosa e Aosta civile non sono mai state realtà completamente separate. È proprio qui che la cassa reliquiaria di San Grato continua a rappresentare non soltanto un oggetto di devozione, ma anche una straordinaria testimonianza dell'arte e della storia europea che attraversarono la Valle.

La giornata di domenica 6 settembre, intanto, porta già la festa fuori dal perimetro strettamente liturgico. Sotto i Portici del Municipio, in piazza Chanoux, torna “Le Grenier en Place”, mostra-mercato dedicata all'antiquariato e all'usato. È un appuntamento che appartiene alla dimensione commerciale e sociale della festa: oggetti, collezionismo e curiosità riportano nelle strade una forma di mercato che, pur reinterpretata in chiave contemporanea, conserva il gusto della ricerca e della memoria materiale. La città diventa così anche un luogo nel quale il passato viene acquistato, osservato, recuperato e rimesso in circolo.

Nella stessa giornata, in località Excenex, si svolge il 69° Concours Régional 2026 “Batailles de Reines”. La pesatura delle bovine è prevista dalle 9:00 alle 11:00, mentre le batailles inizieranno alle 12:30. È forse l'appuntamento che più di ogni altro ricorda come la festa di San Grato abbia ancora un rapporto con la Valle rurale e con quella cultura alpina nella quale il bestiame non è soltanto patrimonio economico, ma elemento identitario. Le Batailles de Reines, infatti, trasformano la competizione tra bovine in una manifestazione comunitaria capace di richiamare allevatori, famiglie e pubblico, mantenendo vivo un rapporto con la montagna che appartiene alla storia sociale ed economica valdostana.

L'intreccio tra religione e attività economiche, dunque, non deve essere letto come una contraddizione. La festa patronale nasce storicamente proprio come momento nel quale una comunità sospendeva in parte il lavoro ordinario per incontrarsi, pregare, commerciare, mangiare, discutere e riconoscersi. In Valle d'Aosta questa dimensione è ancora leggibile con particolare chiarezza. Le feste patronali erano tra le rare occasioni di svago in società nelle quali la vita quotidiana era scandita dal lavoro agricolo e dalle necessità della montagna. Ancora oggi le celebrazioni conservano questa capacità di aggregazione, adattandosi naturalmente alla città contemporanea.

A completare il programma di lunedì 7 settembre, dopo la processione, saranno gli artisti valdostani impegnati a dipingere en plein air nelle vie centrali. È un passaggio significativo perché permette alla festa di trasformarsi anche in esperienza culturale: gli spazi attraversati dalla processione diventano contemporaneamente soggetto artistico e luogo di osservazione. La città viene guardata, raccontata e reinterpretata mentre vive la propria giornata patronale. In questo modo la pittura si inserisce nel flusso della celebrazione senza sovrapporsi ad essa, ma contribuendo a fissarne immagini e atmosfere.

C'è, in definitiva, una dimensione politica e civile che emerge proprio dalla capacità della festa di mettere insieme persone e linguaggi diversi. La festa patronale non è una manifestazione politica nel senso stretto del termine, ma riguarda la comunità e quindi inevitabilmente anche il modo nel quale una città interpreta se stessa. In una Valle d'Aosta che cerca continuamente un equilibrio tra modernità e radici, tra autonomia e appartenenza, tra apertura europea e identità alpina, San Grato rappresenta uno dei luoghi simbolici nei quali questa identità può essere raccontata senza bisogno di proclami.

È forse questo il significato più profondo della processione: per un giorno la storia non rimane confinata nei libri, nei musei o negli archivi, ma cammina per le strade. La cassa reliquiaria attraversa gli stessi spazi nei quali oggi si trovano negozi, uffici, attività commerciali e luoghi di incontro, mentre intorno si muove una città contemporanea che conserva però tracce di una storia molto più antica. La tradizione religiosa diventa così anche un elemento di continuità civile.

E San Grato, nella memoria valdostana, non è soltanto il vescovo del V secolo o il Santo invocato contro la grandine. È una figura nella quale si sono sedimentate generazioni di uomini e donne, paure agricole, devozioni, racconti medievali, opere d'arte e percorsi di montagna. È il Patrono che, attraverso la sua reliquia, continua a tornare simbolicamente alla città. La processione non porta quindi soltanto un oggetto sacro: porta con sé una parte della memoria collettiva.

In un tempo nel quale molte tradizioni rischiano di ridursi a semplice folklore o, all'opposto, di essere percepite come elementi estranei alla società contemporanea, la festa di San Grato propone una strada diversa. La fede rimane il suo centro, ma attorno ad essa la comunità continua a costruire relazioni, iniziative culturali e momenti di partecipazione. È una festa religiosa, prima di tutto, ma è anche una festa della città. E forse è proprio questa la sua forza: “la tradizione non è soltanto ciò che viene dal passato, ma ciò che una comunità decide di consegnare al futuro”. Per Aosta, domani, quel futuro passerà ancora una volta attraverso la Cattedrale, le reliquie di San Grato e le strade del centro, dove la storia della città tornerà a camminare insieme ai suoi abitanti.

pi.mi.