La Valle d'Aosta torna a interrogarsi sulle radici dell’Autonomia e lo fa partendo da una prospettiva spesso presente nella storia valdostana, ma meno frequentemente riletta nel dibattito pubblico contemporaneo: quella del regionalismo di ispirazione cattolica. È questo il filo conduttore del convegno “Il regionalismo di ispirazione cattolica nel Novecento in Valle d’Aosta e in Italia”, organizzato oggi, sabato 5 settembre 2026, nella sala Maria Ida Viglino di Palazzo regionale.
L’iniziativa arriva alla vigilia dell’80° anniversario della stagione politica e istituzionale che portò alla costruzione dell’Autonomia contemporanea e si inserisce nelle iniziative promosse dal Comitato dell’80° anniversario della Resistenza, della Liberazione e dell’Autonomia. Un’occasione per tornare alle origini non soltanto giuridiche dello Statuto, ma anche a quel patrimonio di idee, culture politiche e sensibilità sociali che contribuirono a dare forma alla specificità valdostana.
Ad aprire i lavori è stato il presidente del Consiglio regionale Stefano Aggravi, che ha posto subito l’accento sulla pluralità delle matrici dell’autonomismo valdostano. «L’Autonomia valdostana non ha una sola radice, ma è il risultato dell’incontro di culture e sensibilità diverse», ha sottolineato Aggravi, ricordando come tra queste anche la cultura cattolica abbia avuto un ruolo importante nella difesa dell’identità regionale, della lingua francese, delle libertà locali e di un tessuto comunitario costruito nel tempo.
Un richiamo che assume anche un significato politico nel presente. Per Aggravi, infatti, riconoscere la componente cattolica non significa proporre una lettura esclusiva della storia autonomista, ma al contrario accettarne la complessità. «Riconoscere questa radice significa comprendere meglio la complessità della nostra Autonomia, senza letture esclusive», ha spiegato il presidente, affidando al Consiglio Valle anche una funzione culturale: «custodire la propria storia promuovendone, attraverso eventi come questo, una conoscenza libera e critica».
È proprio il rapporto tra persona, comunità e istituzioni uno dei punti centrali dell’intervento di Aggravi. Nel richiamare il pensiero del canonico Joseph Bréan, il presidente ha individuato un terreno comune particolarmente significativo tra cultura cattolica e autonomismo valdostano: l’idea che le istituzioni debbano confrontarsi con comunità concrete, storicamente determinate, e non con un modello astratto e uniforme di società.
«Uno dei punti di incontro più profondi tra il pensiero cattolico e l’autonomismo valdostano è l’idea che le istituzioni debbano riconoscere le comunità reali, senza pretendere di ricondurle a un modello uniforme», ha affermato Aggravi, citando la riflessione di Bréan contro ogni centralismo costruito in funzione di un “homme abstrait”. A quell’uomo astratto, ha ricordato, il canonico contrapponeva la persona concreta, inserita nella propria comunità, nella propria storia e nella propria cultura.
«L’Autonomia non è quindi soltanto una particolare distribuzione di competenze legislative e amministrative, ma è anche il modo di concepire il rapporto tra la persona, la comunità e lo Stato», ha concluso Aggravi, riportando così il dibattito su un terreno che conserva una forte attualità politica e sociale.
Dopo l’apertura del presidente del Consiglio Valle, la parola è passata alla professoressa Teresa Grange, che ha portato i saluti della rettrice dell’Università della Valle d’Aosta Manuela Ceretta, del vescovo di Aosta Franco Lovignana e del presidente della Regione Renzo Testolin.
Il convegno, organizzato dal Consiglio regionale insieme all’Università della Valle d’Aosta e all’Istituto Luigi Sturzo, con la collaborazione dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta e della rivista Le Regioni, propone dunque una lettura che intreccia storia politica, identità e istituzioni. E proprio questo intreccio consente di guardare all’Autonomia non come a un risultato maturato in modo lineare, ma come all’esito di un confronto tra culture differenti, unite dalla ricerca di forme di autogoverno capaci di rispettare le peculiarità delle comunità.
In questa prospettiva, il richiamo alle radici cattoliche non diventa una rivendicazione identitaria contrapposta ad altre, ma uno degli elementi di un mosaico più ampio. La storia autonomista valdostana, suggerisce il confronto proposto ad Aosta, non appartiene a una sola tradizione politica: è il risultato di apporti diversi, dal cattolicesimo al movimento autonomista, dalla difesa della lingua e della cultura francofona alla tradizione democratica e antifascista, fino alla costruzione istituzionale che ha trovato nel secondo dopoguerra il proprio sbocco.
Ed è forse proprio qui che l’iniziativa assume un significato che va oltre la celebrazione di un anniversario. In una fase nella quale il rapporto tra territori e Stato torna al centro del dibattito italiano, interrogarsi sulle ragioni profonde dell’Autonomia significa anche chiedersi quale idea di comunità si voglia preservare e quale futuro dare alle istituzioni autonomistiche. «Custodire la propria storia» significa, nelle parole di Aggravi, non trasformarla in un monumento immobile, ma promuoverne una conoscenza «libera e critica». Perché un’Autonomia capace di guardare al futuro, prima ancora di difendere le proprie competenze, deve continuare a conoscere e a mettere in dialogo tutte le radici che l’hanno resa possibile.