C’è una domanda semplice, quasi brutale, che la maggioranza di Cogne dovrebbe avere il coraggio di affrontare: che paese vuole essere Cogne domani? Perché uscire da una rete internazionale costruita negli anni non è un dettaglio amministrativo, non è una pratica da liquidare con una delibera e nemmeno una semplice questione di marchio turistico. È una scelta politica. E quando si cambia una scelta politica bisogna avere almeno la decenza di spiegare ai cittadini quale sia l’alternativa.
È da qui che parte l’attacco di Ensemble pour l’Avenir de Cogne, che sulla possibile uscita da Alpine Pearls non usa mezze parole. Il gruppo consiliare di minoranza contesta innanzitutto il metodo: una decisione potenzialmente capace di incidere sul posizionamento turistico, economico e ambientale di Cogne sarebbe emersa soltanto grazie a un’interpellanza della minoranza.
Per i consiglieri è semplicemente inaccettabile. Non perché Alpine Pearls debba essere considerata intoccabile, ma perché nessuno può pensare di smontare un pezzo dell’identità costruita da Cogne negli ultimi 15 anni senza spiegare cosa arriverà dopo.
La domanda, insomma, è una sola: qual è il progetto?
L’adesione ad Alpine Pearls risale al 2010, quando fu fortemente voluta dalla giunta Zanivan e poi valorizzata dalle amministrazioni successive, in particolare dall’amministrazione Allera. Una scelta che aveva un significato preciso: puntare sulla sostenibilità, sulla mobilità dolce, sulla cooperazione internazionale e su un turismo fondato sulla qualità.
Oggi, osserva la minoranza, quella stessa impostazione rischia di essere messa in discussione da un’amministrazione nella quale siedono, peraltro, esponenti provenienti proprio da quella stagione politica.
Ed è qui che il tono diventa ancora più duro. «Siamo consapevoli che Alpine Pearls debba essere riformata e rilanciata – dichiarano i consiglieri – ma se qualcosa non funziona, la risposta deve essere cambiarla dall’interno, non abbandonarla».
Tradotto in termini politici: se una rete non funziona abbastanza, si combatte per cambiarla. Non si scappa.
La minoranza accusa quindi la maggioranza di non assumersi fino in fondo la responsabilità politica di una scelta strategica. Perché abbandonare è facile; molto più difficile è presentarsi agli altri territori, pretendere cambiamenti, costruire alleanze, portare progetti e provare a trasformare una rete che non convince più.
«La responsabilità politica è proporre soluzioni e confrontarsi con gli altri territori», ribadiscono i consiglieri. E la frase pesa perché sposta il confronto dal semplice destino di Alpine Pearls al modo stesso di intendere il governo di Cogne.
Anche perché, sottolinea Ensemble pour l’Avenir de Cogne, Alpine Pearls non è semplicemente un logo da mettere su una brochure. La rete viene indicata nella nota come un GECT, un Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale, con una struttura giuridica europea che può consentire di partecipare a progetti transfrontalieri e intercettare opportunità di finanziamento.
E allora la domanda diventa ancora più scomoda: perché uscire prima di aver provato a utilizzare fino in fondo gli strumenti che quella rete mette a disposizione?
La minoranza richiama anche la Strategia 5.0, approvata circa un anno fa, che dovrebbe consentire alle singole località di definire obiettivi di sviluppo turistico e mobilità sostenibile e di verificare concretamente risultati, difficoltà e successi.
Per i consiglieri è proprio questo il terreno sul quale Cogne dovrebbe misurarsi. «È questa l’opportunità che Cogne dovrebbe cogliere – affermano – presentando una propria strategia, chiedendo una rete più concreta e portando progetti sui quali confrontarsi».
Non parole, quindi. Progetti.
E tra i progetti la minoranza mette sul tavolo anche il collegamento intervallivo Cogne-Aosta, indicato come strategico per migliorare l’accessibilità, diminuire la dipendenza dall’auto privata e rafforzare la competitività internazionale della località.
Perché il punto è anche economico. La sostenibilità non è soltanto una questione ideologica o ambientale. Può diventare infrastruttura, prodotto turistico, reputazione internazionale, qualità dell’esperienza e capacità di attrarre visitatori in un mercato nel quale sempre più destinazioni stanno cercando di costruire un’offerta compatibile con la trasformazione climatica.
Cogne, sostiene la minoranza, negli anni ha costruito proprio su questo una parte importante della propria riconoscibilità: trasporto pubblico gratuito, mezzi attestati fuori dal centro storico, incentivi alla mobilità elettrica e il riconoscimento, per quattro anni, tra le 100 destinazioni più sostenibili al mondo.
Tutto questo, per Ensemble pour l’Avenir de Cogne, non può essere trattato come un vecchio capitolo da archiviare.
È patrimonio politico, economico e sociale di una comunità.
Ed è proprio qui che arriva l’accusa più pesante: il sospetto che dietro l’addio ad Alpine Pearls ci sia in realtà la volontà di cambiare modello turistico.
La minoranza teme infatti una Cogne sempre più orientata verso un turismo elitario, nel quale sostenibilità e mobilità dolce finiscano progressivamente in secondo piano a favore della ricerca dei grandi numeri e di una clientela con maggiore capacità di spesa.
Una prospettiva che i consiglieri chiedono alla maggioranza di avere il coraggio di dichiarare apertamente.
«Vorremmo sapere quale sia il progetto reale della maggioranza», scrivono. E poi affondano: «Se si vuole superare il modello della sostenibilità per puntare su un turismo d’élite basato prevalentemente sui numeri, lo si dica con chiarezza in Consiglio Comunale».
È una frase che non lascia molto spazio alle interpretazioni.
E soprattutto trasforma Alpine Pearls nel simbolo di una partita molto più grande: il futuro turistico di Cogne.
Perché nessuno sostiene che una scelta fatta nel 2010 debba essere eterna. Le amministrazioni cambiano, i mercati cambiano, il turismo cambia e anche le reti internazionali devono dimostrare di essere utili. Ma proprio per questo, secondo la minoranza, occorre una discussione seria, pubblica e trasparente.
Non si può semplicemente dire «usciamo» e considerare chiusa la questione.
Prima bisogna spiegare cosa si vuole ottenere.
Quale turismo.
Quali investimenti.
Quale mobilità.
Quale rapporto tra residenti e visitatori.
Quale posizione internazionale.
E soprattutto quale idea di Cogne si vuole consegnare ai prossimi anni.
Ensemble pour l’Avenir de Cogne chiede quindi un confronto immediato in Consiglio Comunale. Una richiesta che appare anche come una precisa sfida politica alla maggioranza: mettere finalmente le carte sul tavolo.
Perché se Alpine Pearls non è più utile, bisogna spiegare perché. Se deve essere riformata, bisogna avere il coraggio di farlo. Se esiste un modello alternativo, bisogna presentarlo. Ma se l’alternativa è semplicemente rinunciare a una parte dell’identità costruita negli ultimi 15 anni senza avere ancora una rotta diversa, allora la critica della minoranza diventa inevitabilmente pesante.
La frase finale della nota è una metafora che riassume perfettamente lo scontro: «Non è il momento di abbandonare la nave: è il momento di tracciare la rotta».
E forse è proprio questo il punto politico da cui ripartire.
Cogne può certamente cambiare. Può decidere di correggere il proprio modello turistico, di cercare nuovi mercati, di puntare maggiormente sull’alto livello dell’offerta. Ma una comunità non può cambiare identità per sottrazione, cancellando ciò che ha costruito senza dichiarare cosa intende mettere al suo posto.
La sfida lanciata dalla minoranza, dunque, è semplice quanto scomoda: non dite soltanto da cosa volete uscire. Dite ai cittadini dove volete portarli.
Perché, come ricorda Ensemble pour l’Avenir de Cogne, «Cogne deve continuare a essere protagonista di un turismo sostenibile, della mobilità dolce e di una strategia con autentico respiro internazionale».
E se qualcuno pensa che quella rotta sia ormai superata, abbia almeno il coraggio politico di dirlo apertamente.
Perché il futuro di Cogne non si decide soltanto uscendo da una rete: si decide scegliendo quale comunità turistica, economica e sociale si vuole diventare.