ATTUALITÀ POLITICA - 01 settembre 2026, 12:00

Ottant’anni di Comuni liberi: la memoria che tiene insieme democrazia, identità e Autonomia

Il CELVA promuove un calendario di iniziative per ricordare le prime elezioni comunali libere del dopoguerra e il ritorno alla storica identità istituzionale della Valle d’Aosta. Dalla ricostituzione dei Comuni alla toponomastica, fino al futuro delle autonomie locali: un anniversario che guarda al passato per interrogare il presente

Ci sono date che appartengono alla storia e altre che, con il passare degli anni, continuano a parlare al presente. In Valle d’Aosta il 17 e il 24 novembre 1946 appartengono certamente alla seconda categoria. In quelle due giornate, dopo il ventennio fascista, gli abitanti dei Comuni valdostani tornarono a scegliere liberamente i propri amministratori. Non fu soltanto un appuntamento elettorale: fu la riapertura di uno spazio di libertà, la restituzione alle comunità locali della possibilità di decidere il proprio futuro e, insieme, il recupero di una parte essenziale della loro identità.

A ottant’anni di distanza, il CELVA sceglie di trasformare quella ricorrenza in un percorso collettivo. Un calendario di iniziative coinvolgerà i Comuni valdostani con l’obiettivo di riportare al centro della riflessione il significato civile di quella stagione e i valori che ne derivarono: democrazia, partecipazione, autonomia e responsabilità delle comunità.

Il significato storico di quelle elezioni va infatti oltre la semplice contrapposizione tra dittatura e democrazia. Nel 1946 la Valle d’Aosta stava ricostruendo anche il proprio ordinamento territoriale e la propria fisionomia istituzionale. Alle urne si accompagnarono il ritorno alla storica toponomastica e la ricostituzione dei Comuni che il fascismo aveva soppresso o accorpato. Restituire un nome a un luogo e restituire autonomia amministrativa a una comunità furono, in quel passaggio, due aspetti di una stessa operazione: riconoscere che la democrazia non vive soltanto nelle grandi istituzioni dello Stato, ma anche nei municipi, nelle piazze, nei villaggi e nelle comunità che ogni giorno costruiscono il proprio futuro.

È proprio questo legame tra memoria e identità a rendere particolarmente significativo l’anniversario. La storia dei Comuni valdostani non è una parentesi amministrativa della più ampia storia regionale, ma uno dei suoi fili fondamentali. L’autonomia, infatti, non può essere letta soltanto attraverso le grandi date e i grandi protagonisti del secondo dopoguerra. È fatta anche di amministrazioni locali, di sindaci, di consiglieri comunali e di cittadini chiamati a partecipare alle scelte della propria comunità.

Il progetto del CELVA nasce con il sostegno del Comitato per l’80° anniversario della Resistenza, della Liberazione e dell’Autonomia, sottolineando così il valore istituzionale attribuito alla ricorrenza. Il primo appuntamento sarà lunedì 7 settembre 2026, quando, in collaborazione con la Diocesi di Aosta, sindaci e gonfaloni dei Comuni valdostani parteciperanno alle celebrazioni della solennità di San Grato, patrono di Aosta.

Ronny Borbey, Responsabile politico: Incaricato di seguire specifici progetti ed eventi di rilievo istituzionale e culturale per i comuni valdostani

Anche in questo caso la coincidenza non è soltanto simbolica. Quest’anno ricorre infatti l’81° anniversario della promulgazione dei Decreti luogotenenziali che posero le basi dell’Autonomia della Valle d’Aosta. Il calendario del CELVA mette così in relazione due dimensioni che nella storia valdostana procedono insieme: la rinascita democratica delle istituzioni locali e la costruzione di un sistema autonomistico capace di riconoscere la specificità della regione.

Il 10 ottobre, al Forte di Bard, il confronto si sposterà sul presente e sul futuro. Il convegno dedicato all’autonomia locale e agli Enti locali offrirà l’occasione per interrogarsi sulle prospettive del sistema delle autonomie in Valle d’Aosta. È un passaggio tutt’altro che secondario. Ricordare il 1946 significa infatti chiedersi quale valore abbiano oggi i Comuni, quale sia il loro ruolo nella gestione dei servizi, nello sviluppo economico dei territori, nella coesione sociale e nella rappresentanza politica delle comunità.

Il tema è particolarmente attuale in una fase nella quale agli amministratori locali vengono richieste competenze sempre maggiori, mentre risorse finanziarie, personale e strumenti operativi devono misurarsi con esigenze crescenti. Nei piccoli Comuni, che rappresentano una parte essenziale del tessuto valdostano, l’amministrazione pubblica coincide spesso con una presenza concreta e quotidiana dello Stato e dell’Autonomia. Un municipio aperto, un servizio garantito, una strada mantenuta, un'associazione sostenuta o una scuola difesa possono diventare elementi decisivi per evitare lo spopolamento e mantenere vive le comunità.

È anche per questo che l’anniversario assume una dimensione politica. La storia del 1946 ricorda che l’autonomia non è un bene acquisito una volta per tutte, ma una responsabilità che deve essere continuamente alimentata attraverso la partecipazione e la capacità delle istituzioni di rimanere vicine ai cittadini. La dimensione comunale diventa così uno dei luoghi nei quali l’autonomia si misura concretamente, soprattutto nei territori di montagna dove distanza geografica, demografia e fragilità economiche impongono politiche pubbliche costruite sulle caratteristiche reali delle comunità.

Il 24 novembre questa memoria tornerà contemporaneamente nei Comuni valdostani. La giornata sarà dedicata alle celebrazioni delle prime elezioni comunali libere del 1946, con la lettura di un testo condiviso e la posa di una targa commemorativa in ciascun Comune. Sarà un gesto semplice ma destinato a lasciare una traccia fisica della memoria: una targa accanto alla quale le generazioni future potranno ritrovare una data e, soprattutto, comprenderne il significato.

Perché la memoria, per essere davvero patrimonio collettivo, ha bisogno di luoghi. E il municipio è probabilmente uno dei luoghi più importanti nei quali la memoria democratica può essere custodita. È lì che la storia nazionale e quella regionale incontrano la vita quotidiana dei cittadini. È lì che una comunità riconosce se stessa.

Il percorso si concluderà a fine novembre con la presentazione del fumetto “Tre vite per l’Autonomia della Valle d’Aosta”, dedicato a Federico Chabod, Émile Chanoux e Maria Ida Viglino. La presentazione avverrà attraverso una lettura scenica accompagnata da musica dal vivo, utilizzando quindi un linguaggio capace di avvicinare la storia anche alle generazioni più giovani.

È una scelta significativa. Se il rischio della memoria è quello di trasformarsi in celebrazione rituale, raccontare la storia attraverso strumenti nuovi significa provare a renderla nuovamente viva. Le figure di Chabod, Chanoux e Viglino appartengono a momenti e sensibilità differenti della vicenda valdostana, ma insieme consentono di attraversare una parte fondamentale del percorso che conduce dalla Resistenza alla Liberazione, dalla ricostruzione democratica alla conquista e alla difesa dell’Autonomia.

Gli ottant’anni dalle prime elezioni comunali libere diventano così qualcosa di più di una ricorrenza. Sono un’occasione per ricordare che l’autonomia valdostana non è soltanto una particolare architettura istituzionale, ma una cultura politica fondata sul riconoscimento delle comunità, sulla partecipazione e sulla capacità di assumersi responsabilità. E sono anche un invito a non separare mai la memoria dalla prospettiva.

In questa chiave, il presidente del CELVA sottolinea il significato più ampio dell’iniziativa: «Ricordare gli ottant’anni delle prime elezioni comunali libere significa ricordare il momento in cui le nostre comunità tornarono protagoniste del proprio destino». Ma la memoria, aggiunge, non può fermarsi alla celebrazione: «L’autonomia si difende e si rinnova ogni giorno, nei Comuni, attraverso la partecipazione dei cittadini e la capacità delle istituzioni di interpretare i bisogni dei territori».

È forse questo il messaggio più importante che arriva dalla storia del 1946. Ottant’anni dopo, la libertà riconquistata nelle urne non può essere considerata soltanto un’eredità ricevuta. È una responsabilità da trasmettere. E in una Valle d’Aosta che continua a interrogarsi sul proprio futuro, sul rapporto tra identità e sviluppo, sulla tenuta delle comunità di montagna e sul ruolo dell’Autonomia nel nuovo contesto istituzionale ed europeo, il Comune resta uno dei luoghi nei quali quella responsabilità assume il volto più concreto.

«La memoria non deve essere nostalgia, ma consapevolezza», è il richiamo del presidente del CELVA. «Se ottant’anni fa i valdostani riconquistarono il diritto di scegliere i propri amministratori, oggi abbiamo il dovere di fare in modo che le nuove generazioni sentano l’autonomia e la democrazia non come parole della storia, ma come strumenti vivi per costruire il futuro della Valle d’Aosta».

È in questo passaggio, tra la targa che ricorda il 1946 e le domande che riguardano il 2026, che l’anniversario trova il suo significato più autentico: una comunità che conosce la propria storia è una comunità più consapevole della propria identità, ma anche più capace di scegliere dove vuole andare.

pi.mi.