FEDE E RELIGIONI - 29 agosto 2026, 08:00

Leone XIV: «L’IA non sacrifichi il bene dell’umanità agli interessi privati»

Il Papa richiama la necessità di un’etica capace di accompagnare lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e mette in guardia dalla concentrazione del potere tecnologico nelle mani dei grandi operatori economici. Agli amministratori pubblici chiede di contribuire a un uso delle tecnologie digitali orientato alla vita, alla pace e al bene comune

L’Intelligenza Artificiale sta cambiando rapidamente il modo di vivere, lavorare e assumere decisioni e proprio per questo non può essere lasciata a una logica esclusivamente tecnologica o economica. È il messaggio lanciato da Papa Leone XIV ai partecipanti al congresso annuale dell’Istituto Internazionale delle Scienze Amministrative, ricevuti in udienza in Vaticano oggi, 28 agosto. Di fronte a circa 500 rappresentanti provenienti dai cinque continenti, il Pontefice ha rilanciato la necessità di mettere la persona al centro dello sviluppo tecnologico e di evitare che il progresso dell’IA finisca per produrre nuove forme di dipendenza o di disuguaglianza.

L’incontro dell’Istituto Internazionale delle Scienze Amministrative, che ha visto riuniti i partecipanti a Roma dal 24 al 27 agosto presso l’Università Sapienza, si è concentrato anche sulla necessità di «conservare l’equilibrio nell’utilizzo delle tecnologie digitali». Un tema che assume un rilievo particolare per le amministrazioni pubbliche, chiamate a confrontarsi con strumenti capaci di incidere sempre più profondamente sui servizi, sull’organizzazione del lavoro, sull’economia e sulle decisioni che riguardano direttamente i cittadini.

Leone XIV ha ripreso l’appello già contenuto nella sua Lettera Enciclica Magnifica humanitas, sottolineando come non sia più possibile ignorare l’incidenza dell’Intelligenza Artificiale nel «nostro modo di vivere» e la sua crescente pervasività in ogni ambito della società. Il punto centrale, per il Pontefice, resta la tutela della persona umana in una fase nella quale la velocità dell’innovazione rischia di superare la capacità delle istituzioni di comprenderne pienamente conseguenze e rischi.

Nel suo discorso, pronunciato in francese nell’Aula della Benedizione, il Papa ha posto una domanda destinata a toccare uno dei nodi più delicati del dibattito sull’IA: «La velocità con la quale si sviluppano le innovazioni riguardanti l’IA ci spinge a domandarci se in futuro sarà possibile controllare queste macchine, se l’uomo non corra il rischio di diventare vittima delle proprie invenzioni». Una preoccupazione che Leone XIV lega direttamente al crescente ruolo degli algoritmi nelle decisioni che riguardano la vita delle persone, osservando come «uno dei problemi più gravi odierni» sia proprio il fatto che decisioni concernenti la vita umana possano essere affidate alle macchine.

Il tema non riguarda soltanto il futuro della tecnologia, ma anche il rapporto tra potere economico, istituzioni pubbliche e cittadini. L’IA richiede infatti enormi investimenti, infrastrutture informatiche, capacità di calcolo e quantità sempre maggiori di dati, elementi che tendono a concentrare una parte significativa del potere nelle mani di pochi grandi operatori economici e tecnologici. È su questo squilibrio che il Pontefice ha richiamato con particolare forza l’attenzione degli amministratori e delle istituzioni.

«È dunque importante definire un’etica che accompagni l’utilizzo di questi importanti strumenti», ha affermato Leone XIV, evidenziando come essi «purtroppo si concentrano nelle mani dei grandi attori economici e tecnologici, e che lo Stato fa fatica a controllare». Da qui l’appello più netto del suo intervento: «Occorre fare in modo che il bene della famiglia umana non venga sacrificato per interessi privati».

Le parole del Papa chiamano direttamente in causa la politica e la capacità delle istituzioni democratiche di governare una trasformazione che procede con una rapidità senza precedenti. La questione non è quella di fermare l’innovazione, ma di stabilire regole, responsabilità e garanzie affinché l’adozione delle nuove tecnologie non produca un arretramento sul piano dei diritti, della dignità del lavoro e dell’uguaglianza nell’accesso alle opportunità.

In questa prospettiva, Leone XIV ha ribadito che chiedere «prudenza, verifiche rigorose» e, in alcuni casi, anche «un rallentamento nell’adozione dell’IA» non significa essere contrari al progresso. Al contrario, secondo il Pontefice, significa esercitare «una cura responsabile verso la famiglia umana». Un principio che assume particolare rilevanza anche nel settore della pubblica amministrazione, dove l’introduzione dell’intelligenza artificiale può offrire importanti opportunità di semplificazione, maggiore efficienza e miglioramento dei servizi, ma richiede al tempo stesso trasparenza, controllo umano e responsabilità nelle decisioni.

L’impatto economico e sociale dell’IA è infatti destinato a essere profondo. L’automazione di numerose attività potrà aumentare la produttività e creare nuove opportunità, ma potrà anche trasformare interi settori professionali e mettere sotto pressione occupazioni tradizionali. Per questo la transizione tecnologica non può essere considerata soltanto una questione di competitività tra imprese o di crescita economica: riguarda anche la formazione, il lavoro, la protezione sociale e la capacità delle comunità di accompagnare chi rischia di essere escluso dai cambiamenti.

È proprio alla dimensione pubblica che Leone XIV ha affidato una parte importante della responsabilità. Il Pontefice ha incoraggiato l’Istituto Internazionale delle Scienze Amministrative a proseguire la ricerca «per trovare vie e mezzi» capaci di offrire un «contributo all’amministrazione pubblica per l’umanizzazione delle tecnologie digitali, affinché siano al servizio della vita e della pace».

L’impostazione si colloca nel solco di una riflessione già sviluppata da Papa Francesco, che nel Messaggio per la 57ª Giornata Mondiale della Pace aveva richiamato la necessità di un «uso responsabile» delle nuove tecnologie e di una ricerca tecnico-scientifica orientata «al perseguimento della pace e del bene comune, al servizio dello sviluppo integrale dell’uomo e della comunità».

La sfida che emerge dalle parole di Leone XIV riguarda dunque molto più del rapporto tra esseri umani e macchine. In gioco c’è il modo in cui le società democratiche riusciranno a governare una trasformazione destinata a incidere sull’economia, sul lavoro, sulla pubblica amministrazione e sulla vita quotidiana. La tecnologia può diventare uno strumento di emancipazione e di progresso, ma soltanto se il suo sviluppo rimane sottoposto a criteri di responsabilità e a una visione nella quale l’efficienza non prevalga sulla dignità della persona.

Il richiamo del Papa assume così una dimensione politica oltre che etica: in una fase nella quale il potere tecnologico tende a concentrarsi, le istituzioni sono chiamate a recuperare capacità di indirizzo e controllo. La vera sfida non sarà quindi scegliere tra innovazione e conservazione, ma costruire le condizioni perché l’innovazione rimanga al servizio della società. È questo, in definitiva, il significato più ampio dell’appello di Leone XIV: l’Intelligenza Artificiale potrà rappresentare una delle grandi opportunità del nostro tempo soltanto se il progresso delle macchine continuerà ad avere come misura ultima il bene delle persone e delle comunità.

je.fe.