Per quasi 21 ore il carcere di Brissogne è stato un inferno. Fiamme nelle celle e nei corridoi, arredi divelti, impianti distrutti, muri abbattuti e oggetti lanciati contro gli agenti. Persino bombole di gas incendiate sarebbero state utilizzate durante i gravissimi disordini che hanno sconvolto il reparto B2 della Casa circondariale di Aosta.
È una ricostruzione drammatica quella fornita dall’OSAPP, secondo cui la situazione avrebbe assunto dimensioni tali da «sfiorare la rivolta». Un’emergenza cominciata alle 22:30 del 27 agosto e proseguita fino alle 19:30 del 28 agosto, con il personale della Polizia Penitenziaria impegnato per ore nel tentativo di contenere una situazione diventata sempre più pericolosa.
Una cella è stata completamente devastata, fino all’abbattimento del muro del bagno, trasformando l’ambiente in un unico grande spazio. Altre tre celle sarebbero state parzialmente danneggiate. Divelti lavandini, water e tavoli, sradicati termosifoni e appiccati incendi sia all’interno delle celle sia nel corridoio della sezione.
«In pratica – commenta con amara ironia Leo Beneduci, segretario generale dell’OSAPP – una cella è diventata un vero e proprio open space: peccato che qui non ci sia stata alcuna ristrutturazione, ma soltanto la devastazione del reparto».
Ma è soprattutto il livello di violenza denunciato dal sindacato a far scattare l'allarme. Per ore sarebbero stati lanciati contro gli agenti calcinacci, arredi e altri oggetti presenti nella sezione. E, secondo l’OSAPP, anche bombole di gas incendiate.
«Quello che è accaduto ad Aosta è surreale – afferma Beneduci –. Non parliamo semplicemente di disordini: parliamo di una situazione che ha sfiorato la rivolta. Una baraonda, una bolgia, un vero inferno durato quasi 21 ore».
Un inferno nel quale, fortunatamente, non si sarebbero registrati feriti tra gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria. Ma il mancato ferimento degli agenti non riduce, secondo il sindacato, la gravità di quanto accaduto.
«Il reparto B2 è stato devastato, sono stati appiccati incendi, divelti arredi e impianti e contro gli agenti sono stati lanciati oggetti e persino bombole di gas incendiate – denuncia Beneduci –. Tutto questo mentre il personale era costretto a lavorare fino allo stremo».
Gli agenti avrebbero infatti garantito turni di servizio di 12 ore consecutive, arrivando in alcuni casi anche oltre, per fronteggiare l’emergenza e assicurare la sicurezza dell’istituto.
È qui che la vicenda assume una dimensione che va oltre la singola giornata di disordini. Per l’OSAPP, quanto accaduto a Brissogne riporta al centro il problema delle condizioni nelle quali la Polizia Penitenziaria è chiamata a operare: organici, organizzazione, sicurezza delle strutture, gestione delle emergenze e responsabilità della catena di comando.
«A nostro giudizio – sostiene Beneduci – il personale di Aosta si è trovato a fronteggiare questa situazione in condizioni di estrema difficoltà, sostanzialmente lasciato solo, ivi compresi i vertici regionali, davanti a un’emergenza di questa portata. Gli agenti hanno fatto il proprio dovere fino all’ultimo».
E proprio agli agenti il sindacato riconosce il merito di aver impedito che una situazione già gravissima potesse degenerare ulteriormente.
«Se la situazione è stata contenuta – aggiunge Beneduci – lo si deve anche alla professionalità, al senso del dovere e alla capacità del personale presente, che ha saputo fronteggiare l’emergenza con grande determinazione, nonostante le condizioni di estrema difficoltà».
Ora l’OSAPP vuole però capire che cosa sia accaduto dentro e fuori dal reparto durante quelle quasi 21 ore. L’organizzazione sindacale ha nuovamente chiesto un’urgente visita ispettiva alla Casa circondariale di Aosta, a Brissogne, per verificare le modalità gestionali, organizzative e di governo del personale.
«C’è qualcosa che non torna – accusa Beneduci – e ormai è impossibile continuare a far finta di niente. È gravemente a rischio la sicurezza e l’incolumità degli agenti di Polizia Penitenziaria».
Il sindacato chiede che vengano accertate anche le modalità con cui è stata gestita l’emergenza e che venga verificata la catena di comando, compresa la presenza delle figure responsabili dell’istituto nelle diverse fasi dei disordini.
«Abbiamo chiesto una visita ispettiva proprio per fare chiarezza e verificare quanto accaduto, comprese le modalità di gestione dell’emergenza», ribadisce Beneduci.
E il timore è che quello di Brissogne non sia un episodio da archiviare come una semplice giornata difficile.
«Speriamo che qualcuno si renda finalmente conto della gravità di ciò che sta accadendo ad Aosta – avverte il segretario generale dell’OSAPP –. Non possiamo aspettare che accada qualcosa di irreparabile prima di intervenire».
Il riferimento alla politica arriva quindi in modo diretto: «Ci chiediamo dove sia la politica. Davanti a una situazione che ha sfiorato la rivolta, con quasi 21 ore di disordini e un reparto pesantemente danneggiato, riteniamo necessario che venga prestata la massima attenzione alle condizioni in cui opera il personale di Polizia Penitenziaria».
Infine, l’appello al ministro della Giustizia Carlo Nordio: «Il personale non può essere lasciato solo. Servono attenzione, accertamenti e interventi concreti da parte del Ministro Nordio, per garantire condizioni di sicurezza adeguate a chi ogni giorno è chiamato a fronteggiare situazioni di questa gravità».
La notte e il giorno di fuoco del reparto B2 lasciano così sul tavolo una questione che va ben oltre i muri danneggiati e gli arredi distrutti. Se la ricostruzione dell’OSAPP troverà conferma negli accertamenti, Brissogne diventa l’ennesimo campanello d’allarme sulle difficoltà del sistema penitenziario nel governare situazioni di estrema tensione. E soprattutto pone una domanda che riguarda lo Stato nel suo complesso: quanto può essere chiesto agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria prima che la sicurezza di chi garantisce la sicurezza diventi essa stessa un’emergenza?