CRONACA - 28 agosto 2026, 20:05

Nepal, il crollo del Langtang Lirung: una tragedia che richiama alla prevenzione anche sulle Alpi

Il drammatico evento avvenuto sul Langtang Lirung, in Nepal, evidenzia la complessità e la rapidità con cui i fenomeni dell’alta montagna possono evolvere. Fondazione Montagna sicura ricostruisce la dinamica del crollo e richiama l’importanza di studiare insieme ghiaccio, roccia, permafrost, acqua e versanti

La foto ricostruisce l’area sorgente dell’evento: circa 0,32 km² di ghiacciaio coinvolto, corrispondenti a una stima di 23,1 milioni di m³ di ghiaccio, associati a un’importante area di instabilità del versante roccioso. La linea tratteggiata indica la direzione iniziale della massa mobilizzata

La tragedia avvenuta in Nepal, sul Langtang Lirung, mostra ancora una volta quanto l’alta montagna sia un ambiente dinamico, nel quale fenomeni diversi possono concatenarsi in tempi molto rapidi, trasformando un evento iniziale in una vera e propria cascata di pericoli naturali. È una dinamica che va oltre la semplice osservazione dell’evoluzione dei ghiacciai e che impone di considerare l’ambiente d’alta quota come un sistema complesso, nel quale ghiaccio, roccia, permafrost, acqua e versanti interagiscono continuamente.

La figura elaborata da Fondazione Montagna sicura ricostruisce l’area sorgente dell’evento e consente di avere una prima dimensione della massa glaciale interessata: circa 0,32 km² di ghiacciaio coinvolto, corrispondenti a una stima di circa 23,1 milioni di m³ di ghiaccio, in relazione con un’importante area di instabilità del versante roccioso. La linea tratteggiata rappresenta la direzione iniziale della massa mobilizzata.

La stima volumetrica della porzione di ghiacciaio collassata è stata elaborata dall’Area Ricerca di Fondazione Montagna sicura attraverso l’integrazione di analisi provenienti da differenti piattaforme satellitari e dei dati relativi allo spessore glaciale prodotti dall’Università di Grenoble. Un lavoro che dimostra quanto le tecnologie di osservazione della Terra siano ormai diventate strumenti fondamentali per comprendere fenomeni che, per la loro posizione e per la loro rapidità, risultano spesso difficilmente osservabili direttamente sul terreno.

Le prime ricostruzioni delineano un processo particolarmente complesso. Il cedimento del versante roccioso e il contemporaneo coinvolgimento del ghiacciaio avrebbero generato una grande rock–ice avalanche, una valanga di roccia e ghiaccio che, durante la discesa, si è evoluta attraverso fenomeni di incorporazione di materiale, frammentazione e interazione con acqua e sedimenti. È proprio questa trasformazione progressiva a rendere simili eventi così difficili da prevedere: il fenomeno che si osserva all’origine non necessariamente coincide, per dimensioni e caratteristiche, con quello che raggiunge le quote inferiori.

a sn Jean-Pierre Fosson

«La tragedia del Langtang Lirung ci ricorda in modo drammatico che in alta montagna non possiamo più considerare separatamente ghiacciai, versanti rocciosi, permafrost e acqua», sottolinea Jean Pierre Fosson, segretario generale di Fondazione Montagna sicura. «La comprensione di questi fenomeni richiede una visione complessiva del sistema e un monitoraggio capace di cogliere le interazioni tra i diversi elementi. La ricerca e l’osservazione continuativa sono strumenti essenziali per migliorare la conoscenza e, di conseguenza, la prevenzione».

Il tema riguarda da vicino anche l’arco alpino e, in particolare, i territori di alta montagna nei quali l’evoluzione del clima sta modificando progressivamente le condizioni del ghiaccio e dei versanti. Fondazione Montagna sicura lavora quotidianamente sul monitoraggio dei ghiacciai e dei versanti di alta quota, con l’obiettivo di riconoscere eventuali segnali precursori, comprendere l’evoluzione dei fenomeni e contribuire alla gestione del rischio.

La questione non è soltanto scientifica. La crescente attenzione verso la stabilità degli ambienti d’alta quota riguarda direttamente la sicurezza delle comunità che vivono nelle vallate alpine, delle infrastrutture, delle attività economiche legate alla montagna e di chi frequenta questi territori per lavoro, turismo o attività sportive. In un contesto nel quale il cambiamento delle condizioni ambientali può modificare anche la distribuzione e la natura dei pericoli, la capacità di prevenire diventa quindi un investimento non soltanto nella ricerca, ma nella sicurezza e nella resilienza dei territori.

Per questo motivo diventa sempre più importante integrare osservazioni satellitari, rilievi sul terreno e sistemi di monitoraggio multiparametrici. L’obiettivo non può essere quello di prevedere con certezza ogni singolo evento, perché alcuni processi dell’alta montagna conservano margini di imprevedibilità, ma quello di aumentare la capacità di riconoscere condizioni di instabilità, comprenderne l’evoluzione e fornire informazioni utili a chi deve assumere decisioni.

«Conoscere l’evoluzione della montagna, individuare i possibili precursori e migliorare costantemente i sistemi di monitoraggio significa fare prevenzione», aggiunge Fosson. «Eventi come quello del Langtang devono spingerci a investire ancora di più nella ricerca e nella conoscenza, perché la sicurezza in montagna passa innanzitutto dalla capacità di capire i processi che la stanno trasformando».

Il crollo del Langtang Lirung, dunque, non è soltanto la cronaca di una tragedia avvenuta a migliaia di chilometri dalle Alpi. È anche un richiamo alla necessità di osservare la montagna nella sua interezza. Il cambiamento delle condizioni glaciali, la degradazione del permafrost, l’instabilità delle pareti rocciose e la crescente disponibilità di acqua possono interagire secondo dinamiche difficili da anticipare. Di fronte a questa complessità, la risposta non può essere l’allarmismo, ma una politica della conoscenza fondata su ricerca, monitoraggio, cooperazione scientifica e capacità di trasformare i dati in strumenti concreti di prevenzione.

Il pensiero di Fondazione Montagna sicura va infine alle vittime della tragedia, alle loro famiglie e alle comunità colpite. Ma proprio dal dolore di eventi come questo nasce anche una responsabilità più ampia: continuare a studiare la montagna per comprenderne le trasformazioni e rendere più sicuri, per quanto possibile, i territori e le persone che con essa condividono la propria vita.

pi.mi.