Chez Nous - 26 agosto 2026, 08:00

Respect, avec regret

Rispetto, con rincrescimento

Nuovi vertici CVA: il ricambio è necessario, ma la memoria non dovrebbe mai andare perduta

Ci sono momenti nei quali è giusto fermarsi un attimo e riflettere, anche quando le decisioni sono state prese e meritano, per correttezza, di essere rispettate.

La nomina dei nuovi vertici di CVA appartiene certamente a questi momenti. Il ricambio, in un organismo dirigente, è necessario. Nessuna società, per quanto importante e radicata nella propria storia, può pensare di vivere soltanto di continuità. Servono energie nuove, competenze diverse, idee capaci di guardare avanti e, soprattutto, la disponibilità ad affrontare un mondo dell'energia che sta cambiando rapidamente.

Eppure, proprio parlando di CVA, una domanda mi è stata posta da alcuni lettori e credo sia difficile ignorarla.

Nel nuovo Direttivo, costruito all'insegna del necessario rinnovamento, non c'era davvero la possibilità di inserire anche qualche figura di comprovata esperienza tecnico-amministrativa, qualcuno che conoscesse dall'interno la storia, le vicende e le trasformazioni di questa grande realtà valdostana?

Non è una domanda polemica. Almeno, non vuole esserlo.

È piuttosto una domanda che nasce dal rispetto per ciò che CVA rappresenta e dalla consapevolezza che una società di questa importanza non sia soltanto un'azienda, ma costituisca una parte significativa della storia economica della nostra Valle.

CVA ha attraversato decenni di trasformazioni. È cresciuta, si è confrontata con stagioni economiche diverse, ha affrontato problemi e colto opportunità. Dietro ogni passaggio ci sono state persone, decisioni, competenze, intuizioni e anche inevitabili errori.

Tutto questo costituisce una memoria aziendale che, a mio giudizio, non dovrebbe essere considerata un peso del passato.

Al contrario, può diventare uno strumento prezioso per affrontare il futuro.

Perché chi conosce la storia di un'azienda non conosce soltanto ciò che è scritto nei bilanci o nei documenti societari. Conosce le ragioni di determinate scelte, ricorda le difficoltà incontrate, sa quali strade sono state percorse e, magari, anche quali sono state abbandonate. Conosce persone e dinamiche che non sempre possono essere trasmesse attraverso una semplice relazione.

Ecco perché mi domando se, nel momento del rinnovamento, non sarebbe stato opportuno conservare anche una parte di quella memoria.

Rinnovare non significa necessariamente azzerare.

E questa, forse, è la questione sulla quale sarebbe opportuno riflettere.

Nessuno può pensare che CVA debba rimanere ancorata al passato. Sarebbe un'assurdità. Il settore energetico sta vivendo una trasformazione profonda e nei prossimi anni saranno necessarie capacità nuove, investimenti importanti e una visione strategica che sappia andare oltre i confini della gestione ordinaria.

CVA dovrà essere protagonista di questo cambiamento.

Ma proprio perché il futuro sarà così impegnativo, sarebbe forse utile poter contare anche sulla conoscenza di chi quel percorso lo ha vissuto.

Non per mettere il freno alle novità, ma per accompagnarle.

Non per dire ai nuovi amministratori cosa devono fare, ma per offrire loro un punto di vista in più.

Non per difendere vecchie logiche, ma per evitare che, insieme alle persone, si perda anche quella “memoria storica” che in un'azienda complessa può rappresentare un patrimonio di valore.

E allora torno alla domanda iniziale.

Tra le tante competenze e professionalità che la Valle d'Aosta esprime, non era possibile individuare qualche persona con una significativa esperienza tecnica, amministrativa e gestionale di CVA, capace di affiancare il nuovo corso?

Sono convinto che le professionalità non mancassero.

E proprio per questo la questione lascia un certo rincrescimento.

Non rincrescimento nei confronti dei nuovi nominati, ai quali va naturalmente rivolto l'augurio di buon lavoro. Sarebbe scorretto giudicare oggi chi dovrà essere giudicato, semmai, dai risultati che saprà ottenere domani.

Il rincrescimento è per una possibile occasione che forse non è stata colta: quella di mettere insieme il nuovo e il vecchio, il cambiamento e l'esperienza, l'ambizione per il futuro e la memoria di ciò che CVA è stata.

Perché CVA non è una realtà estranea alla Valle d'Aosta.

È una parte importante del patrimonio economico e strategico della nostra comunità. E proprio per questo il suo futuro dovrebbe essere guardato con particolare attenzione.

La Valle d'Aosta ha bisogno di una CVA forte, capace di investire, crescere e produrre valore. Ha bisogno di amministratori che sappiano assumersi responsabilità e prendere decisioni. Ma ha anche bisogno che le decisioni siano accompagnate da quella conoscenza profonda che soltanto l'esperienza può dare.

In politica come nell'amministrazione, del resto, c'è una regola che sarebbe bene non dimenticare: il ricambio è sano quando porta nuove energie; diventa un rischio quando finisce per disperdere ciò che di buono è stato costruito prima.

Ecco perché credo che il nuovo corso di CVA debba essere seguito con attenzione, ma anche con fiducia.

Con attenzione, perché le responsabilità sono grandi.

Con fiducia, perché l'interesse in gioco non è quello di una singola parte, ma quello dell'intera Valle d'Aosta.

E soprattutto con l'auspicio che i nuovi vertici sappiano avere l'umiltà e l'intelligenza di ascoltare anche chi, prima di loro, ha contribuito a costruire questa realtà.

Perché la storia non deve diventare una zavorra.

La storia, quando viene conosciuta e valorizzata, può diventare una bussola.

E oggi, davanti alle grandi sfide che attendono CVA, una bussola potrebbe essere utile.

Con rispetto, dunque, per le scelte compiute.

Ma anche con un sincero rincrescimento per ciò che, forse, si sarebbe potuto fare diversamente.

Rispetto, con rincrescimento

Les nouveaux dirigeants de la CVA : le renouvellement est nécessaire, mais la mémoire ne devrait jamais être sacrifiée

Il est des moments où il est bon de s'arrêter un instant et de réfléchir, même lorsque les décisions ont été prises et qu'elles méritent, par souci de correction, d'être respectées.

La nomination des nouveaux dirigeants de la CVA appartient assurément à ces moments-là. Le renouvellement d'un organe dirigeant est nécessaire. Aucune entreprise, aussi importante soit-elle et aussi profondément enracinée dans son histoire, ne peut se contenter de la continuité. Il faut des énergies nouvelles, des compétences différentes, des idées capables de regarder vers l'avenir et, surtout, la volonté d'affronter un monde de l'énergie qui évolue à grande vitesse.

Et pourtant, précisément lorsqu'il est question de la CVA, une question m'a été posée par plusieurs lecteurs et je crois difficile de l'ignorer.

Dans le nouveau conseil d'administration, placé sous le signe d'un renouvellement nécessaire, n'était-il vraiment pas possible de faire également une place à quelques personnalités dotées d'une solide expérience technique et administrative, connaissant de l'intérieur l'histoire, les évolutions et les transformations de cette grande entreprise valdôtaine ?

Ce n'est pas une question polémique. Du moins, ce n'est pas ainsi qu'elle se veut.

C'est plutôt une interrogation qui naît du respect pour ce que représente la CVA et de la conviction qu'une entreprise de cette importance n'est pas seulement une société parmi d'autres, mais qu'elle constitue une part significative de l'histoire économique de notre Vallée.

La CVA a traversé des décennies de transformations. Elle a grandi, elle s'est confrontée à des contextes économiques différents, elle a dû affronter des difficultés et saisir des opportunités. Derrière chacune de ces étapes, il y a eu des femmes et des hommes, des décisions, des compétences, des intuitions et, inévitablement, des erreurs.

Tout cela constitue une mémoire d'entreprise qui, à mes yeux, ne devrait pas être considérée comme un poids du passé.

Bien au contraire, elle peut devenir un instrument précieux pour affronter l'avenir.

Car celui qui connaît l'histoire d'une entreprise ne connaît pas seulement ce qui figure dans ses bilans ou dans ses documents officiels. Il connaît les raisons de certaines décisions, se souvient des difficultés rencontrées, sait quels chemins ont été empruntés et, parfois, lesquels ont été abandonnés. Il connaît des personnes et des dynamiques qui ne peuvent pas toujours être transmises par un simple rapport administratif.

C'est pourquoi je me demande si, au moment du renouvellement, il n'aurait pas été opportun de préserver également une part de cette mémoire.

Renouveler ne signifie pas nécessairement repartir de zéro.

Et c'est peut-être là que se trouve la question essentielle.

Personne ne peut sérieusement imaginer que la CVA doive rester prisonnière du passé. Ce serait absurde. Le secteur de l'énergie connaît une transformation profonde et, dans les années qui viennent, il faudra de nouvelles compétences, des investissements considérables et une vision stratégique capable de dépasser les limites de la gestion courante.

La CVA devra être un acteur de premier plan de cette transformation.

Mais précisément parce que l'avenir s'annonce aussi exigeant, il pourrait être utile de pouvoir compter également sur la connaissance de celles et ceux qui ont vécu ce parcours.

Non pas pour freiner le changement, mais pour l'accompagner.

Non pas pour dicter aux nouveaux administrateurs ce qu'ils doivent faire, mais pour leur apporter un regard supplémentaire.

Non pas pour défendre d'anciennes logiques, mais pour éviter que, avec les personnes, ne disparaisse également cette « mémoire historique » qui, dans une entreprise complexe, peut constituer un véritable patrimoine.

Et j'en reviens ainsi à la question de départ.

Parmi les nombreuses compétences et les nombreux professionnels que compte la Vallée d'Aoste, n'était-il vraiment pas possible d'identifier quelques personnalités disposant d'une expérience significative, technique, administrative et managériale, de la CVA, capables d'accompagner ce nouveau chapitre ?

Je suis convaincu que ces compétences ne manquaient pas.

Et c'est précisément pour cette raison que cette situation laisse un certain regret.

Un regret qui ne s'adresse évidemment pas aux personnes nouvellement nommées, auxquelles il faut souhaiter naturellement pleine réussite dans leurs fonctions. Il serait injuste de porter aujourd'hui un jugement sur ceux qui devront, demain, être jugés avant tout sur les résultats qu'ils sauront obtenir.

Le regret porte plutôt sur une occasion qui n'a peut-être pas été saisie : celle de faire dialoguer le nouveau et l'ancien, le changement et l'expérience, l'ambition pour l'avenir et la mémoire de ce qu'a été la CVA.

Car la CVA n'est pas une réalité étrangère à la Vallée d'Aoste.

Elle constitue une part importante du patrimoine économique et stratégique de notre communauté. C'est précisément pour cette raison que son avenir doit être regardé avec une attention particulière.

La Vallée d'Aoste a besoin d'une CVA forte, capable d'investir, de se développer et de créer de la valeur. Elle a besoin d'administrateurs capables d'assumer leurs responsabilités et de prendre des décisions. Mais elle a également besoin que ces décisions puissent s'appuyer sur cette connaissance profonde que seule l'expérience est capable de transmettre.

En politique comme dans l'administration, il existe d'ailleurs une règle qu'il serait bon de ne pas oublier : le renouvellement est sain lorsqu'il apporte de nouvelles énergies ; il devient un risque lorsqu'il conduit à dilapider ce qui a été construit de solide auparavant.

C'est pourquoi je pense que le nouveau chapitre de la CVA doit être suivi avec attention, mais aussi avec confiance.

Avec attention, parce que les responsabilités sont considérables.

Avec confiance, parce que l'enjeu ne concerne pas une seule partie, mais l'ensemble de la Vallée d'Aoste.

Et surtout avec le souhait que les nouveaux dirigeants sachent avoir l'humilité et l'intelligence d'écouter également celles et ceux qui, avant eux, ont contribué à construire cette réalité.

Car l'histoire ne doit pas devenir un fardeau.

L'histoire, lorsqu'elle est connue et valorisée, peut devenir une boussole.

Et aujourd'hui, face aux grands défis qui attendent la CVA, une boussole pourrait être particulièrement utile.

Dans le respect, donc, des décisions qui ont été prises.

Mais aussi avec un sincère regret pour ce qui, peut-être, aurait pu être fait autrement.

piero.minuzzo@gmail.com