ATTUALITÀ - 22 agosto 2026, 12:33

Il Monte Bianco restituisce i rifiuti del passato: al Miage la montagna presenta il conto

Dal sentiero del ghiacciaio del Miage sono stati raccolti bottiglie, mozziconi, un pannolino, tre ciucci, materiale sanitario e persino una zanzariera. Sul ghiacciaio è riaffiorata una vecchia lattina. Legambiente: “La montagna ci chiede più consapevolezza e rispetto”. Oggi l’attenzione si sposta sul Planpincieux, mentre lunedì ad Aosta saranno presentati i dati sullo stato di salute dei due ghiacciai

Ph. Legambiente

Un ghiacciaio è come un archivio senza scaffali: conserva, nasconde e prima o poi restituisce. E quando ciò che riemerge non è soltanto ghiaccio, ma una vecchia lattina scolorita, coperta di terra e limo, il messaggio diventa difficile da ignorare. La montagna non dimentica ciò che l’uomo abbandona. Lo conserva per anni, talvolta per decenni, e il progressivo ritiro dei ghiacci può trasformarla in una sorta di memoria naturale capace di riportare in superficie le tracce delle nostre abitudini.

È questo il significato più forte della giornata vissuta sul versante italiano del Monte Bianco nell’ambito della Carovana dei ghiacciai 2026 di Legambiente, arrivata in Valle d’Aosta insieme a Puliamo il Mondo. Una giornata di clean up in quota lungo il sentiero che conduce al ghiacciaio del Miage, nel cuore della Val Veny, che ha prodotto un bottino tutt’altro che simbolico. Tra i rifiuti raccolti sono comparsi una zanzariera, bottiglie di plastica e vetro, calzini, mozziconi di sigaretta, blister di medicinali, pezzi di attrezzatura tecnica, fazzoletti di carta, una bottiglia di liquore e persino un flacone vuoto di soluzione fisiologica. Non sono mancati tre ciucci per bambino e un pannolino.

Una fotografia apparentemente minuta, fatta di oggetti lasciati per strada, che però racconta un problema molto più grande: l’idea che la montagna possa essere utilizzata senza assumersi la responsabilità di ciò che si lascia alle proprie spalle.

Gran parte dei rifiuti è stata recuperata nell’area del parcheggio P2 e lungo il sentiero nel bosco, ma materiali sono stati trovati anche nei punti di sosta e negli affacci panoramici. Una presenza particolarmente significativa è quella dei fazzoletti di carta, testimonianza di quella che viene definita, con un’espressione tanto comune quanto poco rispettosa dell’ambiente, la “toilette all’aria aperta”. Il problema, dunque, non riguarda soltanto il grande rifiuto abbandonato: riguarda una somma di piccoli comportamenti che, moltiplicati per migliaia di frequentatori, finiscono per produrre un impatto concreto.

E poi c’è il ghiacciaio. Tra le pietre e i detriti che ricoprono il Miage è stata individuata una vecchia lattina, consumata dal tempo e ormai quasi mimetizzata con il terreno. È proprio questa immagine a dare alla giornata un significato che va oltre la semplice raccolta dei rifiuti. Il ghiacciaio, mentre arretra sotto la spinta della crisi climatica, può restituire ciò che per anni è rimasto nascosto.

“La montagna ci chiede più consapevolezza e rispetto. Bisogna salire in quota senza lasciare tracce”, è l’appello lanciato da Legambiente dal Miage. Un principio semplice, quasi elementare, ma che assume un peso particolare in un ambiente nel quale i tempi di degradazione dei materiali e la capacità degli ecosistemi di assorbirli sono profondamente diversi da quelli ai quali siamo abituati in pianura.

Il tema, infatti, non è soltanto quello dell'educazione ambientale. È anche una questione di modello turistico e di rapporto fra economia e territorio. La montagna valdostana vive in larga misura della presenza di visitatori, escursionisti, alpinisti e turisti. Il turismo rappresenta una risorsa fondamentale per le comunità alpine, ma proprio la sua crescita impone di interrogarsi sulla capacità dei territori di sostenere una frequentazione sempre più intensa. Il punto non è impedire alle persone di andare in montagna, ma stabilire e diffondere regole di comportamento più rigorose e soprattutto farle diventare cultura condivisa.

La giornata del Miage nasce proprio dall'incontro fra due campagne di Legambiente: Carovana dei ghiacciai, che da sette anni osserva l'evoluzione dei ghiacciai alpini in Italia e all'estero, e Puliamo il Mondo, storica campagna di volontariato ambientale che quest'anno prenderà ufficialmente il via il 18, 19 e 20 settembre. L'obiettivo è portare il problema dell'abbandono dei rifiuti fuori dai tradizionali luoghi nei quali siamo abituati a immaginarlo: dalle città ai parchi, dalle spiagge ai fondali marini, fino alle montagne e alle aree glaciali.

L'esperienza del Miage si inserisce in un percorso già sperimentato negli anni scorsi con attività di pulizia lungo i sentieri che conducono ai ghiacciai del Ventina e dei Forni, fino alla Marmolada, dove sono stati ritrovati anche materiali riconducibili alla Seconda guerra mondiale. Il ghiaccio, dunque, non è soltanto una vittima della crisi climatica: è anche un testimone del tempo.

“Dopo quattro anni, Carovana dei ghiacciai torna sul versante italiano del Monte Bianco”, spiega Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia, sottolineando come la tappa sia stata aperta proprio insieme a Puliamo il Mondo per richiamare i frequentatori della montagna a un maggiore senso di responsabilità. I rifiuti raccolti lungo il sentiero del Miage, osserva Bonardo, rappresentano la testimonianza di un modo poco sostenibile di vivere e praticare la montagna, mentre quelli che il ghiacciaio potrebbe riportare alla luce costituiscono un monito ancora più forte.

Il concetto è quello del “non lasciare traccia”, una regola che dovrebbe diventare quasi automatica per chi frequenta l'ambiente alpino. Portare a valle ciò che si porta a monte, non abbandonare rifiuti, utilizzare i servizi igienici quando disponibili, evitare di disperdere plastica o altri materiali, rispettare sentieri e aree naturali: comportamenti apparentemente banali, ma decisivi soprattutto in ambienti fragili.

“Essere qui, lungo il sentiero che conduce al ghiacciaio del Miage, significa prendersi cura concretamente di un ambiente straordinario ma allo stesso tempo molto fragile”, sottolinea Emilio Bianco, responsabile comunicazione di Puliamo il Mondo. La montagna, aggiunge, offre moltissimo ma chiede in cambio rispetto e responsabilità. Anche raccogliere un solo rifiuto significa impedire che possa rimanere nell'ambiente per anni o raggiungere torrenti, pascoli e aree naturali.

Ma il vero protagonista della giornata rimane il Miage. È uno dei maggiori ghiacciai vallivi italiani e presenta caratteristiche particolari che lo avvicinano, per conformazione, ai cosiddetti ghiacciai di tipo himalayano. La sua lingua percorre un lungo vallone laterale sul versante sinistro della Val Veny, sul lato meridionale del Monte Bianco, ricevendo gli apporti delle masse glaciali che scendono dai circhi di alta quota. Arrivato verso il fondovalle, il ghiacciaio termina con la sua caratteristica fronte trilobata.

A differenza dell'immagine tradizionale del ghiacciaio bianco, il Miage è in gran parte ricoperto da detriti rocciosi. Questa copertura protegge parzialmente il ghiaccio dalla fusione e contribuisce a rendere il ghiacciaio particolarmente riconoscibile. Ma non significa che sia immune agli effetti del cambiamento climatico.

Alla giornata hanno partecipato volontari e volontarie, insieme a esponenti della Fondazione Glaciologica Italiana, tra cui il segretario Luigi Perotti, al glaciologo Philip Deline dell'Université Savoie Mont Blanc e a Francesco Parizia, dottorando della Sapienza Università di Roma e dell'Università di Torino. La componente scientifica ha consentito di affiancare alla raccolta dei rifiuti l'osservazione dello stato del ghiacciaio e delle sue acque di fusione.

Ed è proprio dall'acqua che arriva un'altra delle informazioni più significative. “Quello che stiamo notando, analizzando le acque di fusione che arrivano dal ghiacciaio, sono le percentuali di plastica che sono disciolte all'interno di queste acque”, spiega Luigi Perotti, dell'Università di Torino e segretario della Fondazione Glaciologica Italiana. Secondo Perotti, in alcuni casi si tratta di acque provenienti da ghiaccio formatosi negli anni Ottanta, che può quindi contenere tracce delle plastiche caratteristiche di quel periodo.

Il dato introduce un elemento ulteriore nella discussione. La crisi climatica non significa soltanto ghiacciai che arretrano, paesaggi che cambiano e nuove condizioni di rischio. Significa anche la progressiva mobilitazione di materiali rimasti intrappolati nel ghiaccio. Il ritiro glaciale può quindi trasformarsi in una sorta di processo di “dearchiviazione” dell'ambiente, riportando alla luce non soltanto rocce e sedimenti, ma anche ciò che l'uomo ha lasciato.

La responsabilità, dunque, non è soltanto di chi organizza la raccolta dei rifiuti. È soprattutto di chi decide come comportarsi quando raggiunge la montagna. Pulire è necessario, ma ancora più importante sarebbe non dover pulire.

La tappa valdostana della Carovana dei ghiacciai prosegue oggi, sabato 22 agosto, con l'attenzione rivolta al ghiacciaio di Planpincieux, in Val Ferret. L'escursione consentirà di osservare da vicino un altro dei grandi ghiacciai del Monte Bianco e di affrontare il tema della sua evoluzione. Alle 13.45 è previsto il saluto al ghiacciaio con un flash mob in quota.

Il momento di sintesi arriverà invece lunedì 24 agosto alle 10.00, ad Aosta, nella sala dell'Hotel des Etats, in piazza Émile Chanoux, dove saranno presentati i dati sullo stato di salute dei ghiacciai osservati durante la tappa valdostana, il Miage e il Planpincieux.

La scelta di mettere insieme monitoraggio scientifico, volontariato ambientale e sensibilizzazione non è casuale. I ghiacciai stanno diventando uno degli indicatori più visibili della trasformazione climatica delle Alpi, ma allo stesso tempo obbligano la politica e le comunità locali a ragionare sul futuro dei territori. Cambiano le condizioni naturali, cambiano i rischi, cambiano le modalità con cui si possono frequentare determinate aree. E cambiano anche le responsabilità di chi amministra e di chi visita.

Per una regione come la Valle d'Aosta, dove la montagna non è semplicemente uno scenario paesaggistico ma costituisce una componente essenziale dell'economia, dell'identità e della vita sociale, la questione è particolarmente delicata. Difendere l'ambiente alpino non significa mettere la montagna sotto una campana di vetro, né trasformarla in uno spazio proibito. Significa piuttosto costruire un equilibrio fra accessibilità, turismo, sicurezza, attività economiche e conservazione.

Il messaggio che arriva dal Miage, allora, è molto più ampio di una giornata di raccolta rifiuti. Ogni bottiglia, ogni fazzoletto, ogni mozzicone e quella vecchia lattina riaffiorata dal ghiaccio raccontano una scelta individuale che diventa collettiva. E il ghiacciaio, nel frattempo, continua a cambiare.

La montagna non pretende che l'uomo smetta di frequentarla. Chiede qualcosa di più semplice e, proprio per questo, più difficile: che impari a farlo con rispetto. Perché in un ambiente che sta cambiando così rapidamente, lasciare meno tracce possibile non è soltanto una buona regola di educazione. È una forma concreta di responsabilità verso il paesaggio, verso chi verrà dopo di noi e verso una Valle d'Aosta che dovrà continuare a vivere della propria montagna senza consumarla.

pi.mi.