Come un fiume che cambia alveo senza smettere di essere lo stesso fiume, anche CVA cambia oggi la propria governance senza perdere la propria natura di infrastruttura strategica della Valle d’Aosta. La considerazione politica ed economica più importante, però, è un’altra: quando una società pubblica arriva a questo passaggio, il tema non è soltanto chi siede nel consiglio di amministrazione, ma quale idea industriale si intenda perseguire negli anni decisivi che stanno arrivando.
L’assemblea di C.V.A. S.p.A., società controllata integralmente da FINAOSTA S.p.A., ha approvato il bilancio d’esercizio, le modifiche statutarie e il rinnovo del Consiglio di amministrazione. La decisione, comunicata oggi, 21 agosto 2026, segna formalmente la conclusione di una fase e l’apertura di un’altra, nella quale la principale società energetica regionale sarà chiamata a confrontarsi con un mercato profondamente mutato rispetto agli anni nei quali l’idroelettrico valdostano era soprattutto una grande risorsa territoriale da amministrare.
La storia di CVA è infatti inseparabile dalla storia economica dell’autonomia valdostana. L’acqua, in Valle d’Aosta, non è mai stata soltanto un elemento naturale. È stata una risorsa industriale, una componente della politica economica regionale e, nel tempo, uno degli strumenti attraverso i quali l’autonomia ha potuto costruire capacità finanziaria e possibilità di investimento. La gestione pubblica della produzione idroelettrica si colloca dunque dentro una tradizione più ampia: quella di una Regione che, attraverso le proprie partecipazioni, ha cercato di trasformare alcune peculiarità del territorio in strumenti permanenti di sviluppo.
Oggi, tuttavia, quella stagione non può essere semplicemente ripetuta. Il mercato dell’energia è diventato più complesso, i prezzi sono maggiormente esposti alla volatilità, la transizione energetica sta modificando gli equilibri industriali e le concessioni idroelettriche rappresentano una partita decisiva per il futuro della società e, indirettamente, per quello della Regione.
È in questo scenario che assume particolare rilievo la scelta dei nuovi vertici. Alla presidenza è stata indicata Monica De Virgiliis, ingegnera elettronica, già presidente di Snam S.p.A. fino al 2025, mentre il ruolo di amministratore delegato è stato affidato a Gianfilippo Mancini, manager che ha guidato per circa 8 anni Sorgenia come amministratore delegato e direttore generale e che oggi è Senior Advisor di Equita S.p.A.
Non si tratta, quindi, di un semplice ricambio formale. I profili scelti raccontano una precisa attenzione alle competenze industriali, finanziarie e regolatorie. In una società energetica, soprattutto quando il socio è interamente pubblico, la professionalità del management diventa parte integrante della politica economica: non sostituisce l'indirizzo istituzionale, ma determina in larga misura la capacità di tradurlo in risultati industriali.
Il nuovo Consiglio comprende inoltre Patrick Actis Perinetto, avvocato esperto di compliance antitrust e regolamentazione dei settori energetici e dei servizi a rete; Helga Garuzzo, avvocata e consigliera indipendente di Banca Sella; Alessandra Ferrari, general counsel con esperienza negli affari legali di società multinazionali e quotate, anche nel settore energetico; Stefano Distilli, commercialista e revisore dei conti, già presidente della Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti e, da ultimo, presidente di SITRASB S.p.A.; e Laura Broccardo, professoressa ordinaria di Economia aziendale all’Università di Torino.
Secondo FINAOSTA, le modifiche hanno l’obiettivo di dotare CVA di nuovi strumenti di governance, in linea con più evolute best practices societarie e con una maggiore attenzione alla trasparenza, alla responsabilità e all’equilibrio del rapporto con il socio unico. È un passaggio importante perché la natura pubblica della proprietà non può essere confusa con una gestione priva delle regole e dei criteri propri di una grande impresa.
Anzi, vale esattamente il contrario: quanto più rilevante è il patrimonio pubblico coinvolto, tanto più rigorosi devono essere i meccanismi di controllo, valutazione e responsabilità.
Il bilancio approvato rappresenta, sotto questo profilo, il punto di partenza. Il presidente di FINAOSTA, Marco Linty, ha riconosciuto la solidità di CVA e il risultato positivo dell’esercizio, invitando però a interpretare quei numeri con equilibrio. Nel suo intervento ha ricordato come l’andamento del mercato dell’energia abbia avuto effetti favorevoli sull’intero settore e ha sottolineato che il confronto con altre realtà comparabili evidenzia ancora margini di crescita e miglioramento.
È probabilmente questo il punto economico più interessante dell’intera operazione. Un bilancio positivo non deve diventare automaticamente la prova che tutto funziona al meglio. La redditività di una società energetica va misurata anche rispetto alla capacità di generare valore nel lungo periodo, sostenere investimenti, migliorare l’efficienza e remunerare adeguatamente il capitale pubblico senza consumare il patrimonio industriale.
Per la Valle d’Aosta il tema è ancora più sensibile. CVA non è una partecipazione qualunque: è uno degli asset attraverso i quali l’autonomia può esercitare una capacità concreta di politica economica. La società produce valore, occupazione, investimenti e competenze e opera in un settore destinato a diventare sempre più centrale nell'economia europea.
Da qui deriva anche la responsabilità politica della Regione. Il presidente Renzo Testolin ha definito CVA un asset strategico per la Valle d’Aosta, non soltanto per il valore economico e industriale, ma anche per il ruolo nello sviluppo sostenibile e nella transizione energetica. Nel ringraziare gli amministratori uscenti e augurando buon lavoro ai nuovi vertici, Testolin ha indicato nella solidità dell’impresa, nella qualità degli investimenti e nella ricaduta positiva per la comunità valdostana i principali criteri della nuova fase.
È una linea che contiene una domanda politica precisa: quanto valore deve restare sul territorio e come deve essere utilizzato?
La risposta non può essere semplicemente quella della distribuzione di dividendi. Un’azienda pubblica strategica può produrre valore in molti modi: attraverso investimenti, innovazione, occupazione qualificata, infrastrutture, capacità finanziaria, sostegno alla transizione energetica e sviluppo di nuove attività industriali. Il dividendo è importante, ma non può essere l’unico parametro attraverso cui misurare l’interesse della comunità proprietaria.
Il nuovo corso dovrà quindi misurarsi con un equilibrio delicato. Da una parte, CVA deve comportarsi come una grande impresa, rispettando criteri di efficienza, redditività, disciplina finanziaria e competitività. Dall’altra, essendo integralmente controllata dal sistema pubblico regionale, non può perdere di vista la funzione territoriale che giustifica la presenza pubblica nella proprietà.
Questa doppia natura costituisce contemporaneamente la forza e la complessità di CVA.
La partita delle concessioni idroelettriche rende tutto ancora più importante. Il quadro che si sta aprendo può modificare prospettive industriali, tempi di investimento e valore economico degli asset. Per una società il cui patrimonio industriale è legato in maniera così stretta alla produzione idroelettrica, le concessioni non rappresentano una questione amministrativa marginale: sono una componente fondamentale della strategia aziendale.
Ecco perché la nuova governance dovrà essere giudicata soprattutto sui comportamenti concreti. Rigore negli investimenti, trasparenza nelle decisioni, attenzione ai costi, competenza nelle scelte, capacità di anticipare i cambiamenti del mercato e tutela dell’interesse pubblico dovranno essere le regole della nuova fase.
La sfida sociale non è meno importante. Una grande società energetica regionale deve infatti contribuire alla costruzione di competenze e opportunità per il territorio. La Valle d’Aosta rischia altrimenti di limitarsi a essere proprietaria di una grande risorsa senza riuscire a costruire attorno a essa un ecosistema industriale e professionale adeguato.
In questo senso, il ringraziamento di FINAOSTA agli organi sociali uscenti non è soltanto una formula istituzionale. Chiude una stagione che ha avuto il compito di consolidare la società e consegna ai nuovi amministratori una responsabilità diversa: dimostrare che la solidità raggiunta può trasformarsi in ulteriore crescita.
La vera domanda, ora, non è dunque chi abbia vinto la partita delle nomine. È quale partita industriale CVA voglia giocare.
La nuova governance nasce con un capitale umano di alto profilo e con un mandato che appare particolarmente impegnativo. Alla presidente Monica De Virgiliis e all’amministratore delegato Gianfilippo Mancini spetterà il compito di costruire una visione industriale capace di tenere insieme mercato e territorio, redditività e interesse pubblico, autonomia e competitività.
Per la Valle d’Aosta questa è una partita che supera i confini di una società. CVA è una delle forme concrete attraverso cui l’autonomia economica può essere esercitata, ma proprio per questo richiede una governance all’altezza del patrimonio che amministra. La proprietà pubblica, da sola, non garantisce il valore pubblico: lo garantiscono buone regole, competenze, trasparenza e risultati.
Il cambio ai vertici può allora essere letto come l’inizio di una nuova stagione, non come una semplice sostituzione di nomi. Se la fase precedente ha contribuito a consolidare la struttura, quella che si apre dovrà dimostrare quanto lontano possa arrivare una società energetica valdostana capace di pensare in grande senza smarrire il proprio territorio.
In fondo, CVA è come una diga: trattiene una risorsa che appartiene alla montagna, ma il suo vero valore si misura dall’energia che riesce a liberare per tutta la comunità.