Salute in Valle d'Aosta - 20 agosto 2026, 14:01

Odontoiatria sociale, il primo anno dà risultati: ora serve una svolta per rendere il servizio più forte e tempestivo

Il primo anno di sperimentazione dell’Odontoiatria sociale in Valle d’Aosta restituisce numeri incoraggianti e conferma il valore della collaborazione tra istituzioni, professionisti e volontariato. Il rinnovo del progetto fino al 31 dicembre 2028 rappresenta una scelta positiva, ma proprio i risultati raggiunti impongono ora di trasformare una sperimentazione virtuosa in un servizio sempre più strutturato, capace di dare risposte rapide e concrete alle persone in difficoltà.

E' un piccolo servizio, ma racconta una questione molto più grande: il diritto alla salute non può fermarsi davanti alla porta dello studio dentistico. Il bilancio del primo anno dell’Odontoiatria sociale - più volte richiamata da Aostacronaca - mostra infatti come, quando istituzioni pubbliche, professionisti e Terzo settore riescono a mettere insieme competenze e disponibilità, sia possibile costruire risposte concrete anche in un ambito delicato come quello della salute orale. I 218 accessi registrati nel primo anno, dei quali 60 riferiti a minorenni, rappresentano un risultato positivo e meritano di essere valorizzati. Ma proprio perché la sperimentazione ha dimostrato di poter funzionare, adesso non basta semplicemente proseguirla: occorre rafforzarla.

Il rinnovo delle attività per il periodo compreso tra il 1° settembre 2026 e il 31 dicembre 2028, nell’ambito di una procedura di co-progettazione prevista dal Codice del Terzo settore, va quindi letto come un passaggio importante. Nel 2025, quando Regione, Azienda USL e Fondazione comunitaria della Valle d’Aosta hanno avviato questa esperienza, l’obiettivo era sperimentare una modalità nuova per intervenire a favore delle persone economicamente svantaggiate. Dopo un anno, i primi dati indicano che quella scelta aveva una sua ragione d’essere.

L’Assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali Carlo Marzi sottolinea proprio questo aspetto quando definisce il progetto un “concreto e positivo esempio di collaborazione tra pubblico e privato”. È una lettura condivisibile, soprattutto perché dietro ai numeri ci sono professionalità che hanno scelto di mettere gratuitamente a disposizione tempo e competenze. La partecipazione della Commissione Albo Odontoiatri, dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, dell’Associazione italiana Igienisti dentali, della Croce Rossa e del CSV rende inoltre evidente che non si tratta soltanto di un intervento sanitario, ma di una vera rete territoriale.

Particolarmente significativo è il dato relativo ai minori: 60 accessi su 218, quasi il 28% del totale. Una percentuale rilevante se rapportata al peso demografico dei minori nella popolazione valdostana, indicato in circa il 15%. È un elemento che merita attenzione politica perché la prevenzione odontoiatrica nell’infanzia non è soltanto una questione sanitaria immediata. Intervenire presto significa evitare, quando possibile, che problemi trascurati diventino più complessi e costosi negli anni successivi. Significa anche ridurre quelle disuguaglianze che spesso si manifestano proprio nell’accesso alle cure.

L’aspetto economico è infatti centrale. Il servizio è rivolto a persone segnalate dai servizi sociali regionali e prevede come requisito un ISEE inferiore a 15.000 euro. Le prestazioni comprendono principalmente prime visite e controlli, cure conservative, estrazioni, prevenzione e igiene orale. Si tratta dunque di un intervento mirato, che non pretende di sostituire l’offerta ordinaria del Servizio sanitario regionale, ma la integra laddove le condizioni economiche possono costituire un ostacolo.

Ed è proprio qui che emerge la principale sfida per la seconda fase. Il modello del volontariato ha un valore enorme, ma non può essere considerato una riserva inesauribile alla quale attingere per compensare ogni fragilità del sistema. Il Presidente della Fondazione comunitaria della Valle d’Aosta Roberto Grasso parla di un lavoro “silenzioso e caparbio”, ricordando come dentisti e igienisti prestino servizio spesso al termine della giornata lavorativa e il sabato mattina. È un riconoscimento doveroso, ma contiene anche una domanda implicita: quanto può essere sostenibile nel lungo periodo un servizio che dipende in misura così importante dalla disponibilità personale dei professionisti?

La risposta non può essere quella di ridimensionare l’esperienza. Al contrario, proprio il primo anno suggerisce di investire maggiormente sul progetto. Il rinnovo fino al 2028 offre il tempo necessario per farlo. Servono però obiettivi più ambiziosi, monitoraggio costante dei tempi di accesso, verifica della domanda effettiva e capacità di intervenire rapidamente quando emergono criticità.

La regola fondamentale deve essere chiara: chi viene individuato dai servizi sociali come persona in condizioni di fragilità economica deve poter sapere come accedere al servizio, quali prestazioni sono garantite, quali sono i requisiti e in quali tempi potrà essere visitato. La trasparenza delle procedure è importante quanto la disponibilità delle cure. Allo stesso modo, occorre evitare che la segnalazione diventi l’inizio di un percorso troppo lungo o complesso per chi già vive una condizione di difficoltà.

C’è poi un altro comportamento da promuovere: la prevenzione. L’odontoiatria sociale non dovrebbe essere percepita soltanto come una risposta all’emergenza o al dolore. Igiene orale, controlli periodici e corretta educazione sanitaria, soprattutto tra bambini e famiglie, possono contribuire a ridurre nel tempo il ricorso alle cure più impegnative. Il dato dei 60 minori coinvolti dimostra che questa dimensione preventiva può diventare uno degli assi portanti del progetto.

Politicamente, la scelta di proseguire l’esperienza è dunque positiva, ma il rinnovo non dovrebbe essere considerato il punto di arrivo. È il momento in cui la politica regionale può chiedere alla rete coinvolta di fare un salto di qualità. Se la sperimentazione ha dimostrato che il modello funziona, bisogna ora capire quanto può crescere, quante persone possono essere raggiunte, quali sono i tempi medi di presa in carico e quali ulteriori prestazioni possono essere rese disponibili.

Anche il rapporto tra pubblico e privato sociale merita di essere osservato con attenzione. La collaborazione con la Fondazione comunitaria e il coinvolgimento dei professionisti dimostrano che il welfare contemporaneo può essere costruito mettendo in comune risorse diverse. Ma la responsabilità ultima di garantire l’accesso alla salute resta pubblica. Il volontariato può ampliare la capacità di risposta, può innovare e può rappresentare una straordinaria forza sociale; non deve però diventare il presupposto indispensabile perché un diritto possa essere concretamente esercitato.

Il primo anno, insomma, consegna alla Valle d’Aosta un bilancio incoraggiante. 218 accessi, 60 minori e una rete di professionisti che ha scelto di dedicare gratuitamente il proprio tempo sono numeri e fatti che meritano di essere riconosciuti. Ma dietro ogni numero c’è una persona che ha avuto bisogno di una risposta. E proprio per questo il prossimo passo deve essere ancora più concreto.

Il rinnovo fino al 31 dicembre 2028 consente di guardare avanti con fiducia, ma anche con una precisa responsabilità. Dopo un anno di sperimentazione non basta dimostrare che l’idea è buona: bisogna dimostrare che è capace di diventare più accessibile, più tempestiva, più stabile e più efficace. La vera sfida sarà trasformare la disponibilità straordinaria dei volontari in un sistema ordinario di collaborazione, nel quale nessuno debba rinunciare a curarsi perché il reddito non gli consente di farlo.

L’odontoiatria sociale può quindi diventare qualcosa di più di un progetto riuscito: può rappresentare un laboratorio di welfare valdostano, dove autonomia, responsabilità pubblica, professioni e solidarietà territoriale si incontrano. Ma un laboratorio ha senso se produce risultati e se, una volta conclusa la sperimentazione, lascia qualcosa di più solido di ciò da cui era partito. La prossima fase dovrà essere proprio questa: meno attesa, più risposte; meno fragilità organizzative, più capacità di presa in carico; meno eccezionalità del volontariato, più strutturazione della rete. Solo così un buon primo anno potrà diventare una politica pubblica davvero capace di incidere sulla salute e sulla qualità della vita dei valdostani più fragili.

pi.mi.