Ci sono persone che lasciano un ricordo senza aver mai avuto bisogno di cercare protagonismi. Aldo Clot era una di queste. La sua è stata un’esistenza semplice, onesta e laboriosa, costruita nel rapporto quotidiano con la famiglia, gli amici e la propria comunità. Un’esistenza che oggi lascia un vuoto tanto più difficile da colmare quanto più era diventata, nel tempo, una presenza familiare e rassicurante.
Nel pomeriggio di mercoledì 19 agosto, familiari, amici e rappresentanti delle comunità delle Valli Chisone e Germanasca si sono ritrovati a Pomaretto per accompagnarlo nell’ultimo viaggio. La sua morte improvvisa ha colpito profondamente chi lo conosceva, proprio perché arrivata al termine di una vita ancora fortemente legata alle relazioni, agli affetti e alla quotidianità della comunità.
Aldo verrà ricordato innanzitutto per il suo modo di stare con gli altri. Un umorismo schietto, pulito, mai costruito, capace di alleggerire una conversazione e di trasformare un momento conviviale in un'occasione di allegria. Aveva quella particolare capacità, sempre più rara, di far sorridere senza bisogno di esagerare, attraverso una battuta, una considerazione, un modo diretto e spontaneo di raccontare le cose.
Ma dietro quella vena ironica c’erano anche intelligenza e sensibilità. Qualità che emergevano nella semplicità dei rapporti e nella capacità di comprendere le persone e le situazioni. È probabilmente questo il motivo per cui il suo ricordo non rimane confinato alla dimensione privata della famiglia, ma appartiene anche a una comunità più larga, quella delle valli che lo hanno visto vivere e costruire giorno dopo giorno la propria storia.
In un territorio come quello delle Valli Chisone e Germanasca, il valore di una persona si misura spesso anche nella continuità delle relazioni. Sono comunità nelle quali la memoria personale e quella collettiva si intrecciano, dove il saluto a una persona conosciuta diventa inevitabilmente anche un momento di riflessione sulla propria storia. La scomparsa di Aldo Clot porta con sé proprio questo senso di perdita: non soltanto quello di un familiare o di un amico, ma quello di una presenza che faceva parte del tessuto umano della valle.
La sua appartenenza al mondo degli Alpini rappresentava un altro elemento di questa identità. L’esperienza alpina, con i suoi valori di solidarietà, servizio, amicizia e appartenenza, trova nelle comunità montane un significato particolarmente forte. Anche per questo il suo ultimo saluto assume il carattere di un commiato collettivo, nel quale gli affetti personali si uniscono alla riconoscenza di chi ha condiviso con lui un tratto di strada.
Aldo Clot lascia dunque il ricordo di una persona che non ha avuto bisogno di grandi gesti per lasciare il segno. È rimasto nelle persone attraverso la quotidianità, attraverso una parola detta al momento giusto, una risata, una presenza discreta e costante. Sono spesso proprio questi i ricordi che resistono più a lungo, perché non appartengono a un singolo episodio ma a una consuetudine costruita nel corso degli anni.
Nel saluto finale, il pensiero della fede ha accompagnato il dolore per la separazione. E così l’ultimo arrivederci si trasforma anche in una speranza: che il Signore delle cime possa condurre Aldo lungo quei “sentieri fioriti” riservati ai misericordiosi.
Arrivederci, Aldo. Le Valli Chisone e Germanasca conserveranno il ricordo di un uomo semplice, intelligente e sensibile, capace di portare un sorriso nella vita degli altri. E forse è proprio questo il modo più autentico di continuare a camminare: restare nella memoria di chi ci ha conosciuto, non per ciò che abbiamo cercato di essere, ma per il bene e la serenità che siamo riusciti a lasciare lungo il nostro sentiero.