A pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove modalità di accesso al registro elettronico, Valle d’Aosta Futura apre un confronto sul rapporto tra digitalizzazione della scuola, diritti individuali e responsabilità dell’amministrazione. In una lettera aperta indirizzata all’assessore regionale all’Istruzione, Cultura e Politiche identitarie e alla Sovrintendente agli studi, il movimento esprime infatti una netta contrarietà all’utilizzo obbligatorio delle identità digitali personali per accedere ai sistemi informatici scolastici.
Dal 1° settembre 2026, in attuazione della legge n. 182/2025, è previsto per la comunità scolastica l’accesso al registro elettronico esclusivamente attraverso sistemi di identità digitale quali SPID e CIE, con la conseguente disattivazione delle tradizionali credenziali composte da nome utente e password fornite dagli istituti. Una scelta che nasce dall’obiettivo di innalzare i livelli di sicurezza informatica, ma che secondo Valle d’Aosta Futura presenta aspetti problematici soprattutto quando l’identità digitale personale viene trasformata in uno strumento necessario per lo svolgimento di una funzione lavorativa o per l’accesso a un servizio scolastico.
Il primo nodo sollevato riguarda la distinzione tra identità personale e identità professionale. SPID e CIE, osserva il movimento, sono strumenti concepiti per identificare il cittadino nell’accesso ai servizi, mentre il personale scolastico dovrebbe poter utilizzare credenziali istituzionali direttamente attribuite e gestite dall’amministrazione. Secondo Valle d’Aosta Futura, imporre l’utilizzo di un’identità personale rischia di creare una sovrapposizione tra la dimensione privata del lavoratore e quella professionale, con possibili conseguenze anche sul piano delle responsabilità amministrative e disciplinari.
La questione assume così una dimensione organizzativa. Se un sistema informatico è indispensabile per svolgere le proprie mansioni, sostiene il movimento, dovrebbe essere l’amministrazione a mettere a disposizione del dipendente gli strumenti necessari. L’utilizzo obbligatorio di un’identità digitale personale potrebbe invece trasferire sul lavoratore una parte degli oneri tecnici e organizzativi connessi alla prestazione professionale. Valle d’Aosta Futura chiede quindi che vengano valutate soluzioni alternative, come credenziali istituzionali protette da autenticazione multifattore, smart card, badge di servizio, token o certificati digitali.
Nel documento viene inoltre richiamato il tema della protezione dei dati personali, con riferimento al Regolamento europeo 2016/679, il GDPR. L’utilizzo di strumenti di identità personale nell’attività lavorativa, sostiene il movimento, merita una valutazione specifica alla luce dei principi di minimizzazione dei dati, proporzionalità e corretta attribuzione delle responsabilità nel trattamento delle informazioni.
La critica non riguarda però soltanto il personale scolastico. Valle d’Aosta Futura estende le proprie perplessità anche a studenti e genitori, per i quali l’accesso digitale ai servizi scolastici rischia, secondo il movimento, di accentuare il divario tra chi dispone già di strumenti, connessioni e competenze digitali e chi invece incontra maggiori difficoltà. Il punto politico e sociale sollevato è quello della cosiddetta “vita analogica”: la possibilità per un cittadino di mantenere modalità non esclusivamente digitali nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i servizi essenziali.
Nella lettera viene richiamato anche l’articolo 23 della Costituzione, secondo cui nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge, insieme agli articoli 3 e 97, relativi rispettivamente all’uguaglianza e al buon andamento e all’imparzialità della pubblica amministrazione. Il movimento cita inoltre il Codice dell’Amministrazione Digitale, il decreto legislativo n. 82/2005, sostenendo che il riconoscimento del diritto all’uso delle tecnologie non dovrebbe automaticamente tradursi nell’eliminazione di ogni alternativa.
Sul piano europeo, Valle d’Aosta Futura richiama infine il principio della libera scelta nell’utilizzo del portafoglio europeo di identità digitale. Da qui la richiesta alla Regione e alle istituzioni scolastiche di chiarire alle famiglie quali possibilità rimangano concretamente disponibili per ottenere le informazioni scolastiche anche attraverso strumenti non digitali o attraverso procedure alternative.
Il movimento chiede in particolare che le famiglie vengano informate sulla possibilità di accedere ai dati del registro elettronico anche in formato cartaceo e attraverso modalità analogiche, e che siano predisposte procedure alternative per chi scelga di non attivare o non utilizzare un’identità digitale. La richiesta, dunque, non è quella di fermare la digitalizzazione della scuola, ma di evitare che la trasformazione digitale si traduca automaticamente nella cancellazione delle alternative.
La posizione assume anche un rilievo politico più ampio. La digitalizzazione della pubblica amministrazione comporta evidenti vantaggi in termini di rapidità, tracciabilità, sicurezza e riduzione degli adempimenti, ma introduce contemporaneamente nuove forme di dipendenza tecnologica. Registro elettronico, SPID, CIE, PEC, PagoPA, applicazioni e sistemi di autenticazione a più fattori stanno progressivamente trasformando il rapporto tra cittadino e amministrazione. La questione centrale diventa allora stabilire dove collocare il confine tra innovazione necessaria e obbligo tecnologico.
È proprio su questo terreno che Valle d’Aosta Futura concentra la parte più politica della propria riflessione. Il movimento sostiene che il diritto a una dimensione analogica non debba essere interpretato come nostalgia o rifiuto del progresso, ma come una garanzia di libertà individuale. Nella lettera si pone una domanda destinata ad alimentare il confronto: “Non vi è forse un lento e inesorabile spostamento delle soglie del possibile?”. Il timore espresso è che ciò che inizialmente viene introdotto come semplice opportunità tecnologica finisca progressivamente per diventare un requisito indispensabile per partecipare alla vita civile.
La richiesta di un confronto arriva quindi in un momento particolarmente significativo per la scuola valdostana, alla vigilia del nuovo anno scolastico. Valle d’Aosta Futura chiede un riscontro scritto prima dell’avvio delle lezioni, con l’obiettivo di individuare soluzioni che, nelle intenzioni del movimento, siano compatibili con la normativa vigente e garantiscano contemporaneamente sicurezza informatica, efficienza amministrativa e tutela dei diritti.
La lettera è datata Aosta, 17 agosto 2026 ed è firmata dal Coordinamento del movimento politico. Al di là della specifica controversia sul registro elettronico, il tema investe una trasformazione molto più profonda: quella di una pubblica amministrazione che diventa sempre più digitale e di cittadini che devono necessariamente confrontarsi con nuove forme di identificazione e autenticazione. La sfida, anche per una realtà autonoma come la Valle d’Aosta, sarà trovare un equilibrio tra innovazione e libertà, evitando che la sicurezza tecnologica diventi sinonimo di esclusione e che la semplificazione per l’amministrazione si trasformi in una nuova complicazione per il cittadino.