L’agricoltura di montagna non può permettersi di restare ferma mentre cambiano il clima, i mercati e le condizioni di produzione. In Valle d’Aosta, dove coltivare e allevare significa spesso confrontarsi con territori difficili e costi elevati, innovare non è soltanto una scelta, ma una necessità per mantenere vivo il settore primario. È in questa prospettiva che assume particolare interesse il Rapporto di attività 2025 dell’Institut Agricole Régional, che restituisce la fotografia di un anno di ricerca applicata, sperimentazione e formazione a sostegno dell’agricoltura valdostana.
I numeri raccontano innanzitutto la dimensione concreta dell’attività dello IAR. Nel corso del 2025 sono state raccolte quasi 200 tonnellate di fieno, circa 20 tonnellate di mele e oltre 39 tonnellate di uva, dalle quali sono stati ottenuti quasi 27.500 litri di vino. Ma è soprattutto nei laboratori e nei campi sperimentali che emerge il ruolo dell'Institut come struttura di collegamento tra ricerca e mondo agricolo: i laboratori chimico e microbiologico hanno effettuato oltre 6.800 analisi, circa 3.400 delle quali relative a vigneti aziendali e privati e circa 600 dedicate alla qualità delle mele.
Dietro questi dati c'è una questione più ampia: come può l'agricoltura valdostana adattarsi ai cambiamenti senza perdere la propria identità? La risposta che emerge dal rapporto passa dalla ricerca applicata, cioè da studi pensati non soltanto per produrre conoscenza, ma per fornire strumenti utilizzabili concretamente dagli agricoltori.
Nel 2025 sono stati avviati o finanziati cinque nuovi progetti di ricerca, con lo IAR nel ruolo di capofila o partner. Tra questi figura SaluteDerm, iniziativa regionale che ha portato avanti lo sviluppo di WheyBiotics, principio attivo ottenuto dal siero di scarto della lavorazione della Fontina DOP e destinato alla valorizzazione di una materia che altrimenti rappresenterebbe un residuo della filiera.
La direzione è quella dell'economia circolare. Con Agrihealth, nell'ambito di Interreg VI-A Italia-Svizzera 2021/2027, l'obiettivo è valorizzare gli scarti agricoli e agroalimentari per ottenere prodotti destinati ai settori dei fitofarmaci naturali, dei nutraceutici e dei cosmeceutici. ECO ALP 2050, finanziato nell'ambito di Interreg VI Francia-Italia Alcotra 2021/2027, guarda invece alla gestione sostenibile degli ecosistemi di alpeggio, uno degli elementi caratterizzanti dell'agricoltura alpina.
C'è poi una ricerca che sembra quasi raccontare il rapporto fra tradizione e tecnologia: e-RO.Alps, sostenuto dal bando regionale per la ricerca 2025, punta allo sviluppo di un rover a trazione elettrica destinato alla viticoltura eroica. Una tecnologia pensata per rendere più sostenibile e meno gravoso il lavoro in quei vigneti dove la meccanizzazione tradizionale incontra limiti evidenti.
La sfida climatica attraversa anche gli altri progetti. Lo studio sull'utilizzo del caolino contro le scottature da sole del Petit Rouge, inserito nel progetto Interreg Alpine Space RESPOnD, cerca soluzioni a un problema sempre più concreto per la viticoltura in presenza di temperature elevate e forte radiazione solare. A completare il quadro c'è la proposta di una certificazione della biodiversità degli agroecosistemi in Valle d'Aosta, nell'ambito del Complemento di Sviluppo Rurale 2023/2027.
La viticoltura resta uno dei principali terreni di sperimentazione. Nel 2025 sono proseguite le prove sulla fertirrigazione, per capire come migliorare la nutrizione minerale della vite in condizioni di stress idrico, e quelle sul caolino. Parallelamente è continuato il lavoro con l'Assessorato regionale all'Agricoltura, il Consorzio Vini Valle d'Aosta e gli operatori della filiera, attraverso incontri tecnici dedicati alla gestione del vigneto, alla difesa fitosanitaria e alla diffusione delle innovazioni.
È un'attività che ha anche una dimensione culturale. Le iniziative legate al centenario della nascita del canonico Joseph Vaudan hanno infatti riportato l'attenzione su una figura fondamentale per la modernizzazione dell'agricoltura valdostana. Un modo per ricordare che l'innovazione, in Valle d'Aosta, non nasce oggi: ha radici profonde e si è sviluppata proprio attraverso la capacità di mettere insieme conoscenza, territorio e produzione.
Anche la frutticoltura è stata oggetto di numerose sperimentazioni. Sono state testate differenti tecniche di potatura del melo allevato a triasse, mentre lo studio del mercato regionale del succo e le prove di trasformazione delle Renette in diverse tipologie di sidro cercano nuove possibilità economiche per una produzione tradizionale. Particolare attenzione è stata dedicata alla pera Martin Sec, cultivar storica della Valle d'Aosta che lo IAR punta a recuperare e valorizzare.
Lo stesso principio riguarda le colture erbacee. Sono state analizzate otto varietà di patata, con l'obiettivo di individuare quelle maggiormente adatte alle condizioni pedoclimatiche regionali, mentre è proseguito il recupero dei cereali tradizionali. In questo caso la ricerca non significa necessariamente introdurre qualcosa di nuovo: può significare anche riscoprire ciò che il territorio ha già prodotto per generazioni e capire come renderlo nuovamente interessante dal punto di vista agricolo ed economico.
Sul fronte zootecnico e lattiero-caseario, il rapporto documenta studi sulla qualità del colostro delle razze bovine autoctone, protocolli per ridurre l'impiego di antibiotici nella gestione delle mastiti e sperimentazioni sulle tecniche di frollatura e cottura della carne di razza Valdostana. Per la filiera lattiero-casearia sono state inoltre approfondite le ricadute economiche delle modifiche al disciplinare della Fontina DOP e gli effetti di differenti trattamenti sulla qualità e sulla sicurezza del formaggio.
Qui emerge anche una dimensione economica che non può essere trascurata. La ricerca agricola ha senso se riesce a rafforzare la capacità delle aziende di produrre reddito, soprattutto in un territorio nel quale i costi di produzione sono inevitabilmente condizionati dalla montagna. Migliorare la qualità, ridurre gli input, trovare nuovi utilizzi per gli scarti e valorizzare produzioni di nicchia significa quindi intervenire direttamente sulla competitività delle imprese.
La sostenibilità passa inoltre dalla difesa delle colture. Nel 2025 sono state sperimentate nuove tecniche di diserbo termico ed elettrico per contenere le specie vegetali invasive. È stata inoltre verificata l'efficacia del parassitoide Ganaspis kimorum come antagonista naturale della Drosophila suzukii, insetto particolarmente dannoso per piccoli frutti e ciliegie. L'obiettivo è chiaro: ridurre progressivamente la dipendenza dai prodotti fitosanitari attraverso soluzioni alternative e biologiche.
Ma forse l'aspetto più importante dell'intero rapporto è quello meno appariscente: il trasferimento della ricerca alle aziende. Monitorare le avversità fitosanitarie, collaborare con Cofruits e con l'Ufficio Servizi Fitosanitari dell'Assessorato, pubblicare bollettini tecnici e lavorare direttamente con gli agricoltori significa trasformare la ricerca in uno strumento quotidiano.
Lo stesso vale per il recupero delle varietà frutticole tradizionali, realizzato anche attraverso la collaborazione con le amministrazioni comunali. La valorizzazione della mela Ravèntse, della pera Chritchèn di Saint-Marcel e della mela Renetta di Antey-Saint-André non riguarda soltanto la conservazione della biodiversità agricola: può diventare un tassello di una strategia più ampia fondata su qualità, identità territoriale e differenziazione delle produzioni.
Il rapporto dello IAR restituisce dunque l'immagine di un'agricoltura valdostana sospesa tra due esigenze apparentemente opposte: innovare per sopravvivere e conservare per distinguersi. La vera sfida politica ed economica sarà riuscire a fare in modo che ricerca e innovazione non rimangano confinate nei laboratori o nei progetti finanziati, ma arrivino davvero alle aziende, soprattutto a quelle più piccole e più esposte ai costi della montagna.
Per la Valle d'Aosta, l'agricoltura non rappresenta soltanto una componente dell'economia. Significa presidio del territorio, manutenzione del paesaggio, tutela della biodiversità e conservazione di una parte importante dell'identità alpina. Investire nella ricerca agricola significa quindi investire anche nella capacità della regione di rimanere abitata e produttiva nelle aree più fragili. E proprio per questo il lavoro dello IAR raccontato nel Rapporto 2025 va letto non soltanto come il bilancio di un anno di attività, ma come un pezzo della strategia con cui la Valle d'Aosta può prepararsi ad affrontare l'agricoltura di montagna dei prossimi decenni.